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Robert Bloch. Joseph Stefano. Alfred Hitchcock.

Questi sono i tre tasselli fondamentali di un capolavoro cinematografico divenuto leggendario: Psycho.

Distribuito nel 1960, candidato a quattro premi Oscar, il film del Maestro Hitchcock è entrato nell’immaginario collettivo con una forza tale da far nascere tre sequel, uno spin-off, un remake e un serial televisivo, datato proprio 2013, che funge da prequel.

Ma la sua storia inizia prima del 1960 e ben lontana dai riflettori di Hollywood.

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Tra il 1947 e il 1957 sei persone scomparvero da La Crosse e da Plainfield, nel Wisconsin. L’ultima, il 17 Novembre del ’57, fu Bernice Worden, che venne ritrovata in un capanno, appesa per le caviglie, decapitata e con il corpo aperto a metà. Tra tutti i sospettati la polizia arrestò immediatamente Ed Gein, proprietario del capanno, fattore e conosciuto oggi come Il Macellaio di Plainfield.

Perdonate questa piccola, macabra digressione, ma la storia del film e di tutto ciò che lo segue comincia qui, comincia con Ed Gein, le cui vicende ispirarono il romanzo più famoso dello scrittore americano Robert Bloch, e cioè Psycho. In Italia pubblicato con il titolo Il Passato che Urla, venne adattato nel 1959 dallo sceneggiatore Joseph Stefano appositamente per il Maestro del Brivido, che lo dirigerà facendone il suo più grande successo commerciale.

Si parte da un serial killer e si arriva ad uno dei capisaldi del genere thriller. In Le Petite Soldat, Michel Subor diceva:”la fotografia è la verità, e il cinema è la verità ventiquattro volte al secondo”. Si può dargli torto?

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E come lo Psycho di Hitchcock è stato in qualche modo ispirato dalla vita, nel 1987 Bates Motel, Il Motel della Paura, sarà ispirato da Psycho, di cui diverrà uno spin-off, una “costola” che si proporrà film pilota per un serial mai realizzato, almeno fino al 2013, ma con premesse totalmente differenti. Fortunatamente.

Diretto da Richard Rothstein, la cui fama è legata quasi del tutto alla saga di Universal Soldier, questo spin-off introduce nuovi personaggi nell’ambientazione già conosciuta del Bates Motel e lo fa con intenti curiosamente distanti da quelli del film originale. Il Motel della Paura sembra quasi una commedia mascherata da thriller, in cui tutta l’atmosfera è data dal tocco di soprannaturale accennato più volte nel corso della trama, ma che pare stenti sempre a prendere il sopravvento. Forse proprio perché non era questa l’intenzione, e dalla trama lo si evince abbastanza.

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Norman Bates (Kurt Paul) vive ormai la sua vecchiaia in un manicomio. Qui conosce Alex West (Bud Cort), un ragazzo timido e non del tutto sano di mente, a cui si sente accomunato per via del passato travagliato, fatto di percosse. Alla sua morte, Bates lascia al ragazzo il Bates Motel, che Alex, insieme a Willie (Lori Petty) e al signor Watson (Moses Gunn) ristrutturerà e riaprirà. Ma in quei luoghi aleggia qualcosa di soprannaturale e presto Alex si accorgerà delle stranezze che abitano la casa dei Bates e il Motel.

Oltre a questo c’è davvero poco altro, e probabilmente si può spiegare con il fatto che il film era stato pensato come puntata pilota di un serial tv, ma con un presupposto come Psycho, si poteva aspirare a molto di più, visto che ci vengono propinati 90 minuti di pellicola senza mordente, suspance o thriller. E senza riuscire mai ad inquadrarla bene in un genere che perlomeno sposti l’ago della bilancia verso un qualsiasi elemento caratterizzante. Siamo dalle parti della commedia, ma non c’è niente di particolarmente divertente, ci spostiamo nell’horror, ma visioni di omicidi o sedie a dondolo che paiono muoversi da sole non sortiscono nessun effetto, e infine ci sembra di giungere dalle parti del thriller, senza però coglierne il benché minimo influsso. Puntare ad un target ampio è stata una scelta discutibile, visto che non si capisce dove il film voglia andare a parare. Analizzando poi un piccolo dettaglio, il quadro d’insieme rispecchia l’analisi: dopo che il Motel è riaperto, giunge una donna per soggiornarvi e rassegnata al suicidio sta per compiere l’estremo gesto nella vasca da bagno quando una ragazza sconosciuta la disturba. Da qui partirà un episodio che pare più estemporaneo che altro, quasi ficcato in mezzo a forza perché non avevano idea di come allungare il brodo, in cui la donna, invitata ad una festa dove incontra un Jason Bateman imberbe con la quale flirta, scopre, al momento dei saluti, che tutti i ragazzi sono morti e quindi ha partecipato ad un party fantasma. Se si voleva creare l’idea che il Motel attirasse presenze ultraterrene, era meglio pensare a qualcosa di meglio.

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Avrebbe potuto essere una bella occasione, sul finire degli anni ’80, proporre un serial con tematiche che, azzardo e oso, anticipassero di circa vent’anni il bellissimo American Horror Story, ma si è preferito tentare di avere la botte piena e anche la moglie ubriaca. Col senno di poi, pessimo tentativo e occasione sprecata, considerando anche un cast non eccezionale ma ricco di attori che hanno partecipato o parteciperanno a cult movie: Bud Cort, che ha interpretato Harold Chasen in quella piccola perla chiamata Harold e Maude, prima di Heat, Million Dollar Hotel, Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou e Number 23; Lori Petty, che dopo Point Break e Cadillac Man diventa la protagonista del cult Tank Girl; Moses Gunn, pochi film all’attivo ma parliamo di Shaft il detective, La Storia Infinita, Rollerball e Gunny. Senza contare Gregg Henry e un giovanissimo Jason Bateman.

Ma attori, ambientazione, presupposti e speranze non bastano davvero a salvare nemmeno il salvabile di un film che non lascia niente al suo passaggio, se non la sensazione di aver perso 90 minuti, più saggiamente impiegabili nella visione di due puntate del nuovo serial di casa A&E, dove un inedito Freddie Highmore impersona il giovane Norman.

Quello sì che è un Bates Motel alla quale si torna volentieri.

Manuel “Ash” Leale

Il motel della paura

Titolo originale:    Bates Motel

Anno: 1987

Regia: Richard Rothstein

Cast: Bud Cort, Lori Petty, Moses Gunn, Gregg Henry, Khrystyne Haje, Jason Bateman, Kerrie Keane, Robert Picardo, Kelly Ames, Kurt Paul

Durata: 90 min.

VHS: CIC VIDEO

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