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Se non ci fosse Stephen King , penso che la produzione di film horror americani sarebbe profondamente dimezzata. Non c’è racconto più o meno interessante che non abbia la sua versione cinematografica, spesso si usa solo il nome del popolare scrittore e il titolo,ma poi si creano ex novo delle storie raffazzonate e che non c’entrano una beata mazza con la poetica kinghiana.

Un discorso di guadagno,il nome attira ancora al cinema , o perlomeno lo faceva 23 anni fa quando vide la luce questa truculenta pellicola , valida per una serata di sangue e frattaglie,ma anche una delle meno felici operazioni di trasporto su schermo del lavoro del nostro amato Stephen da Bangor, Maine.

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Il racconto originale lo trovate in quella Bibbia del genere horror che è Night Shift, da noi tradotto come A Volte Ritornano. Una lunga e terrificante avventura nelle tenebre popolate da mostri e altri esseri infernali con finali spesso negativi. Il trionfo del male che colpisce però gente normale, la quale non meriterebbe certe ingloriose uscite di scena.

Questo era un cupo racconto di lavoro notturno, sfruttamento, capi stronzi e topi voraci.

Funzionale all’economia del libro, ma non certo così epico da dover diventare per forza un film.

La pellicola è diretta da un produttore che si spaccia per regista. Sicuramente è professionale come prodotto, non mancano diverse scene di morti terrificanti e macabre. Uomini maciullati, divorati, squartati dalla terribile creatura con interventi dei mickey mouse poco socievoli.

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Purtroppo la regia di Singelton si lascia guidare dall’aspetto esteriore e superficiale del genere, confondendo horror puro con un po’ di effetti speciali splatter e affini.

Diverte, se volete. Ma io sono un rompicoglioni e l’attività di critico non è quello di assecondare la pigrizia dello spettatore. Per cui mi rendo conto che se voleste passare un’ora e mezza di disimpegno assoluto,qualche effetto,e poco altro,bè accomodatevi,ma è ben poca cosa. Per me.

Dai racconti di King hanno tratto cose anche migliori,ad esempio per me non era male NiGHT FLIER o THE MANGLER, ma mi affido ai ricordi di gioventù.

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Qui abbiamo una squadra di lavoratori presa tra la gente più disperata e con difficoltà economiche che deve rimettere in sesto una vecchia filanda abbandonata. Non manca subito il personaggio odiosissimo Warwick tipico esemplare del maneggione capitalista e stronzo americano che per disinfestare l’ex industria mette in piedi un’armata di maltrainsema facendoli lavorare in turni notturni. Non manca nemmeno l’eroe proletario buono e la bella con la quale nascerà un sentimento d’amore. Sul luogo arriva anche Brad Dourif nel ruolo di uno sterminatore di ratti che rivive le torture inflitte dai cattivissimi comunisti vietcong ai pacifisti e buonissimi soldati americani che erano andati in Vietnam solo per fare surf eh!Tanto è stato traumatizzato dalla tortura a base di ratti,fatta dai musi gialli che come mestiere si occupa di uccidere i topi..mah! La psicologia dei personaggi è pari a zero ,latita,si ferma alla rappresentazione stanca del luogo comune.

Rimangono le scene di morti, gli attacchi della creatura e poco altro.

Gli anni 90 sono stati anni terribili  e mediocri per il genere horror,non vorrei che ora qualcuno pensasse di rivalutarli,perchè tanto è un film onesto..e sti cazzi?

Davide Viganò

La creatura del cimitero

Titolo originale: Stephen King’s Graveyard Shift

Anno: 1990

Regia: Ralph Singleton

Interpreti: David Andrews, Kelly Wolf, Stephen Macht, Brad Dourif

Durata: 80 min.

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