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Il camionista gioca il suo gioco … L’autostoppista gioca il suo gioco E il killer sta giocando il gioco più mortale di tutti!”

“Un gioco che ammazza il tempo – Le altre persone le uccide!”

“Sulle strade più solitarie del mondo non è più un gioco – è un omicidio!”

Frasi di lancio originali del film

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La vita del camionista sulle strade isolate e desertiche dell’ Outback australiano ti può rendere pazzo, “Wolf Creek” d’altronde è lì a dimostrarcelo. Tra le fermate in sporche aree di riposo, squallidi motel, e una grande solitudine, la mente può farci strani scherzi facendoci vedere cose che non esistono. Il bravo regista aussie Richard Franklin (suo il cult movie “Patrick”), riesce a rendere quasi tangibile il senso di estraniamento e alienazione che traspare nella visione di Roadgames. Non siamo davanti all’apocalittico deserto dell’ Outback di George Miller, ma su delle comunissime austrade, le stesse che percorre il protagonista (camionista di professione), coinvolto in un inseguimento mortale – che involontariamente ha innescato lui stesso.

Il driver in questione è Quid (il grandissimo Stacy Keach), incaricato di trasportare un camion di carne tra gli enormi stati del Western, South Australia, e Victoria, gli stessi dove è girato il film. Una notte, fuori da un motel, spia il conducente di un furgone verde che si è appartato in una stanza con una ragazza. Quid si immagina ciò che sta accadendo all’interno, senza sapere che non si tratta di una notte di sesso ma di sangue con la vogliosa sconosciuta, restata in calzini, che viene crudelmente strangolata. Quando la radio annuncia che un serial killer è a piede libero, Quid comincia a far viaggiare la fantasia: e se fosse lo sconosciuto il killer?

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Molto è stato detto (dallo stesso Franklin anche) circa l’influenza di Hitchcock in “Roadgames”, la cui trama ricorda quella de “La finestra sul cortile” (soprattutto la paranoia del protagonista), mescolata però al “Duel” di Spielberg (in particolare per come luciferinamente l’antagonista è descritto). Il regista non ha mai nascosto gli omaggi ad Hitchcock all’interno del suo film: d’altronde ha persino ingaggiato la figlia della Janet Leigh di Psycho chiamandola, estremo omaggio, “Hitch”.

Non vedremo mai interamente il conducente del furgone fino alla fine del film, di lui sappiamo che è una figura minacciosa alla guida un camion spaventoso (la cui parte posteriore ha delle finestre simili ad occhi). Roadgames ha il punto di forza nelle concitate sequenze di guida (una delle quali è un inseguimento ad alta velocità magistralmente realizzato), ma è in generale un film pieno di suspense anche quando si sposta dall’essere un Hitchcock su quattro ruote.

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Rispetto a “La Finestra sul cortile”,  il pubblico è sicuro dell’omicidio, non se Quid abbia individuato nel camionista del furgone verde il vero assassino. Di certo non è il più affidabile dei protagonisti, sebbene Stacy Keach sappia infondergli una  corposa simpatia. Questo film è sicuramente un “one-man show” di Keach, un uomo comune alla Hitchcock coinvolto in situazioni insolite, mentre la co-protagonista interpretata dalla Curtis è poco caratterizzata in un ruolo standarizzato di damigella in pericolo. La scelta dell’attrice è dovuta alla sua popolarità dell’epoca, ma il personaggio femminile che più si ricorda è la schizzinosa e nevrotica casalinga Madeleine “Frita” Day impersonata da Marion Edward, che è inizialmente la responsabile della paranoia di Quid.

Franklin riesce bene toccare tutte le note giuste dell suspence, soprattutto una volta che l’autista del furgone verde viene a conoscenza di Quid. E’ qui che lo sguardo del nostro protagonista viene riflesso su di lui e lui diventa oggetto stesso di alcuni giocosi duelli mentali. Alcuni grandi momenti, da cui derivano psicologiche inquietudini, si hanno ad esempio quando Quid è costretto a cercare il proprio camion, che potrebbe adesso ospitare orrori indicibili. A un certo punto, Quid ha gli occhi catturati da una strana, inquietante lastra di carne appesa nel rimorchio – è parte del carico che stava portando, o è qualcosa di più sinistro, e in corso di realizzazione? Abbiamo finalmente la nostra risposta per tutto con il climax finale, che è deliziosamente contorto in entrambe le sue circonvoluzioni narrative e per la gag finale veramente raccapricciante. Come per la chiazza di petrolio che compare nei titoli del film,c’è qualcosa di ancor più talmente nero e raccapricciante a cui volutamente il film non arriva mai, come se Franklin volesse basarsi principalmente sulla implicita assenza di spaventi prevedibili, ma invece più sulla lenta inquietudine provocata dall’isolamento esasperante della strada, che viene sempre più inghiottita dall’arido, vastissimo paesaggio australiano.

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“Roadgames” è un coinvolgente e nient’affatto minore, classico film di “orrori stradali”, il suo successo anche negli Stati Uniti permise a Franklin di fare il salto a Hollywood, dove avrebbe diretto “Psycho II”, che sarebbe stato uno dei migliori “sequel impossibili” di sempre, fra quelli realizzati da un vero fan, se si considera il suo evidente amore per Hitchcock. Ben eseguito e teso, scattante e ben collegato con gli alti (tanti) e i bassi (pochi) estetici dell’exploitation aussie della “First Wave”,  “Roadgames” è un aggiornamento dei codici della suspense di Hitch che si è guadagnato il suo status di cult nel corso degli anni. Infatti, la Anchor Bay della quale ho il dvd R1 lo pubblicò nella loro collana “Cult Classic Series Film”, qualche anno fa, nel 2005, e anche se è andato fuori stampa (insieme in precedenza al disco della AB). Si può, rintracciare in una splendida edizione Collector’s Edition in R4 aussie, anche in Blu-ray, essendo uno dei titoli più impressionanti e memorabili dell’ Ozploitation di quel periodo, un chiaro e limpido esercizio di suspense.

Il filo che l’assassino usa come arma nel film è in realtà la corda di spessore di una chitarra.

Nella sceneggiatura originale il nome del cane di Quid era “Woods”. Tuttavia quando Stacy Keach ha detto a Richard Franklin che “Woods” era in America una bevanda al cioccolato il nome del cane è stato cambiato in Boswell.

La storia che racconta Quid ad Hitch, è in realtà una storia su di un campeggio realmente accaduta in quel particolare luogo delle riprese. La scena del campo è stata girata in una vecchia stazione del telegrafo in rovina, che serviva una cittadina australiana la quale era stata distrutta da una invasione di conigli molti anni prima.

Originariamente il climax del film avrebbe dovuto essere un po’ più elaborato a reintrodurre i personaggi di “Frita”, Sneezy Rider, e Captain Careful. Originariamente durante l’inseguimento per le strade di Perth, Sneezy Rider e “Frita” dovevano essere annientati in modo casuale dal camion di Quid, la moto scivolare sotto il trimorchio in un elaborata sequenza. Poi Captain Careful doveva riapparire nuovamente con il suo rimorchio solamente affinchè Quid riuscisse a distruggergli la bisarca. Tuttavia la pressione per ottimizzare le riprese ha costretto a tagliare queste scene dal film.

Questo film è stato spesso paragonato rispetto a “La Finestra sul cortile” di Hitchcock il che non è solo una coincidenza. Franklin aveva infatti dato allo sceneggiatore Everett De Roche  una copia della sceneggiatura de ”La finestra sul cortile” durante il lavoro sul loro film precedente “Patrick”. Dopo aver letto la sceneggiatura De Roche suggerì a Franklin che le strade aperte dell’entroterra australiano sarebbero state il luogo ideale per una storia di suspense simile. Ha poi proceduto a scrivere ”Roadgames”.

Richard Franklin e Everett De Roche hanno sviluppato il personaggio di Quid con in mente Sean Connery per la parte. Naturalmente il budget del film non lo permise.

Originariamente per il ruolo di Hitch era stata scelta un’attrice australiana, ma i produttori spinsero per un’attrice americana lanciata come co-protagonista. Franklin avrebbe poi visitato l’amico John Carpenter sul set di “Fog”, dove avrebbe incontrato Jamie Lee Curtis e ha quindi poi pensato a lei per il ruolo di Hitch.

Con un budget di 1,8 milioni di dollari australiani, “Roadgames” era, all’epoca, il film più costoso mai fatto in Australia.

Stacy Keach ha imparato a guidare un camion semi rimorchio a 16 marce per il ruolo di Quid.

I distributori americani volevano che Richard Franklin tagliasse la sequenza panoramica a 360° di Quid che parla al telefono nel posto di ristoro. Sostenevano che la scena era troppo lunga e non aggiungeva nulla alla storia. Franklin, tuttavia, rifiutò di tagliare la sequenza.

Il soprannome del personaggio di Jamie Lee Curtis “Hitch” è un omaggio ad Alfred Hitchcock, i cui film hanno ispirato “Roadgames”.

Il produttore esecutivo Bernard Schwartz il cui nome compare nei titoli di testa. Questo il vero nome del padre di Jamie Lee Curtis, Tony Curtis.

Questo film è considerato un “Ozploitation” (film d’exploitation australiana).

Jamie Lee Curtis ha detto che sentiva una certa ostilità e pregiudizio, mentre era sul set, essendo uno dei due “nomi americani”. Uno dei membri della troupe si avvicinò e gli chiese: “Com’è rendere gli australiani senza lavoro?”

Spoiler
La voce di trivia/curiosità seguente potrebbe svelare importanti aspetti della trama.

Il finale del film, in cui la testa mozzata cade nel secchio, è stato un ripensamento. I distributori avrebbero voluto che il film avesse una conclusione più sconvolgente, per cui la produzione è tornata a girare la scena finale presso la macelleria. A Richard Franklin però, questo finale non piace, sostenendo che è troppo insapore.

Napoleone Wilson

Roadgames

Anno: 1981 (Australia)

Regia: Richard Franklin

Interpreti: Stacy Keach, Jamie Lee Curtis, Marion Edward, Grant Page, Thaddeus Smith, Steve Millichamp, Alan Hopgood, John Murphy, Bill Stacey, Robert Thompson

Durata: 90 min.

Inedito

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