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L’Asylum ama gli squali.

E l’Asylum produce film di scarsa qualità con idee di base degne figlie di un’overdose di peyote.

Unite questi due elementi e avrete Sharknado, l’ultima fatica dello Studio di produzione californiano, balzata alle cronache grazie alla bagarre mediatica che ne ha suggellato il curioso successo. Come consuetudine di casa Asylum, sarebbe il caso di dire.

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La famigerata creatura di Sherri Strain, David Rimawi e David Michael Latt, sforna in un anno anche undici film, tutti low budget e molti di essi sono mockbuster, cioè film a basso costo che cercano di cavalcare il successo di opere più famose emulandole o copiandone, spesso in maniera ridicola, i contenuti. In questo modo spuntano meraviglie come Almighty Thor, Monster, AVH:Alien vs Hunter e Atlantic Rim. Per farla breve, l’Asylum produce decine di film senza badare troppo a sceneggiatura, regia, colonna sonora, interpreti, fotografia ed effetti speciali. Insomma, senza badare troppo a niente. Non nascondiamoci dietro a un dito, lo so io come lo sapete voi.

Eppure, a modo loro, film come Sharknado diventano piccoli cult e Asylum ha molti fedeli seguaci, sebbene la cosa possa risultare incredibile. Potremmo spendere infinite parole per cercare di spiegare il motivo di un tale seguito, ma sarebbe decisamente inutile. Tutto si può descrivere con una terminologia che i cultori dei B-Movie conoscono benissimo:”so bad, it’s so good”. Un qualcosa di così brutto da diventare istantaneamente un cult, solo per il fatto che qualcuno l’ha pensato e creato.

E il trittico dell’orrore sopra citato ci sguazza allegramente come bambini a Natale. Perché quando sei libero di fare qualsiasi cosa, ma le idee che utilizzi sono nate direttamente da una serata alcolica, il risultato non può essere che questo:

un uragano si abbatte sulla California, trascinando con sé tutti gli squali che incontra sul suo cammino, spedendoli direttamente sulle teste dei malcapitati cittadini. Fin (Ian Ziering), surfista e gestore di un locale sulla spiaggia, fugge insieme alla cameriera Nova (Cassie Scerbo) e agli amici George (John Heard) e Baz (Jaason Simmons), per correre dalla ex moglie e dai figli. La situazione peggiorerà quando, dopo l’uragano, delle trombe d’acqua cariche di squali inizieranno a spostarsi sulla terraferma, lanciando i vari selachimorphi, in modo imprevedibile, ovunque.

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Una trama, un parto dell’immaginazione che difficilmente avremmo mai pensato possibile, ma che non avrebbe potuto avere altri creatori se non quelli dell’Asylum. Un’idea così malata da risultare geniale, perché sì, è folle, assurda, malandata, ma allo stesso tempo tremendamente geniale. Degli squali spinti sulla terraferma da un uragano e lanciati come proiettili da trombe d’acqua apparentemente inarrestabili. Vengono i brividi solo a pensarci, ma Sharknado è il film più chiacchierato di questi ultimi giorni e il motivo credo sia proprio l’assurdità della proposta. Quel tipo di assurdità che fa storcere il naso agli intellettuali della domenica, quei personaggi che seguono esclusivamente rassegne di Cinema cosiddetto “impegnato” e film d’essai, profondendosi in elucubrazioni inventate sul momento o lette chissà dove e utilizzate per darsi un tono d’esperto. Peccato poi che quando chiedi cosa ne pensano di un’opera di carattere sociale come Knock on any door, con Humphrey Bogart, ti guardino spaesati neanche fossero Rocky Balboa dopo un colpo di Ivan Drago. È vero, Sharknado è indubbiamente etichettabile in quel genere di trash che sfocia nell’insulto cinematografico, non è un film per tutti, è qualcosa di tanto delirante da lasciare basiti, ma in sostanza è puro divertimento. Certo, un divertimento da sanatorio, ma non si può vivere solo di pane e Pasolini.

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Così, il film diretto da Anthony Ferrante,autore di Boo, e scritto da Thunder Levine, uno degli sceneggiatori preferiti dallo Studio di Los Angeles, risulta un classico esempio di ciò che l’Asylum intende per cinema: buona la prima e sotto con la prossima pazzia. Questa volta però, e chissà se si sono accorti, hanno alzato la media della qualità, che da “inesistente” passa a “ehi, che significa questa parola che inizia con la q?”. Sharknado presenta una regia che si può definire accettabile, con particolare momenti di epica incredulità in cui Ferrante supera se stesso con buone inquadrature aeree. Ma se solo per un istante il buon Tony ha fatto credere al mondo che per la prima volta un prodotto Asylum fosse decente, ecco che a smentirlo arrivano puntuali gli interpreti, i dialoghi e gli effetti speciali. Perché alla fine sempre di Asylum si tratta. E allora via alla fiera dell’indecenza: come prima attrazione abbiamo gli scoppiettanti dialoghi, scritti gagliardamente da Levine, che a questo punto meriterebbe di finire in un girone dantesco a caso, perché certe battute sono da tentato omicidio; la seconda meraviglia include il cast, un atroce revival di stelle cadute o mai nate come Ian Ziering, dimenticabile protagonista dell’unico serial per cui viene ricordato, Beverly Hills 90210, Tara Reid, impegnata da anni a rovinarsi la reputazione, John Heard, caratterista famoso, collaborazioni con Scorsese e Redford, per intenderci il padre di Macaulay Culkin in Mamma ho perso l’aereo e sequel, che solo lui sa come ha fatto a finire così in disgrazia, Jaason Simmons, uno degli aitanti bagnini di Baywatch e per finire gente varia sconosciuta e per niente notevole. E, last but not least, la ciliegina sulla torta: gli effetti speciali. Per coloro che già conoscono i film targati Asylum ci sarà poca o nulla sorpresa nel sapere che sono sempre infimi e ridicoli, ma quelli che si avvicinano per la prima volta potrebbero non sapere a cosa vanno incontro. Ma credo basti essere chiari fin da subito: low budget non si sposa mai con ottima CGI. Fa più rima con “oddio cos’è quella cosa”. E questo è tutto quello che c’è da dire sull’argomento.

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Sharknado è quello che ti aspetti e allo stesso tempo l’incredibile apice della follia sconclusionata di Strain e soci, una cosa che a stento si riesce ad immaginare. Un film dal valore quasi nullo, da vedere esclusivamente se non si ha niente di meglio da fare, incluso stirare le mutande o altri lavoretti inutili, questo è indubbio. Ma sono pronto a scommettere che squali tagliati a metà con una motosega e bombe gettate nei tornado a bordo di un elicottero porteranno l’ennesimo schizzato figlio di Jaws nel regno dei cult movie da serata con gli amici.

Che poi questo sia un bene oppure un male, giudicate voi.

Manuel Ash Leale

SHARKNADO

Regia: Anthony Ferrante

Cast: Ian Ziering, Tara Reid, John Heard, Jaason Simmons, Cassie Scerbo

USA 2013

Durata: 90 min.

Inedito