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Se dovessi stilare un elenco di film rappresentativi dell’horror americano anni Ottanta, La notte dei demoni (1988) di Kevin S. Tenney occuperebbe una posizione rilevante. Regista di culto degli eighties made in USA (ricordiamo anche Witchboard, 1986), con Night of the Demons realizza un distillato di sangue, sesso, brividi e ironia che può ergersi decisamente a simbolo dell’estetica del decennio. Un film divertente e senza pretese, da prendere e gustare così com’è, debitore degli slasher-movie a base di teenager arrapati ma anche della Casa (1981) di Sam Raimi (con le dovute distanze, s’intende).

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La trama è semplice, e pur sapendo un po’ di “già visto” risulta abbastanza coinvolgente. Nella notte di Halloween, cinque ragazzi e cinque ragazze decidono di trascorrere una nottata alternativa all’interno di una vecchia impresa di pompe funebri che si dice sia infestata dai demoni. L’organizzatrice della festa è un’esperta di occultismo, e decide di fare una seduta spiritica davanti a uno specchio: compare il volto mostruoso di un demone, lo specchio si rompe e le entità maligne si diffondono per la casa, contagiando man mano tutti gli ospiti, che si trasformano in zombi sanguinari. Inizia così una paurosa lotta per la vita: fuggire è impossibile, visto che il cancello è scomparso. Solo due ci riusciranno, ma al mattino successivo le mostruosità non sono finite.

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I punti forti del film non sono sicuramente né le recitazioni né la sceneggiatura, ma questo fa parte del “gioco”. Gli attori, semi-sconosciuti almeno in Italia, recitano (si fa per dire) in maniera assolutamente sopra le righe, con dialoghi puerili, costantemente riferiti al sesso e infarciti di turpiloqui. Pur essendo la notte di Halloween (Carpenter docet), com’è evidente dalla zucca che compare all’inizio del film, spesso viene nominata come “carnevale” (non saprei dire se negli Stati Uniti queste due feste coincidono). E, in effetti, i costumi dei protagonisti non sono certo da paura: vediamo ragazzi vestiti da pirati o da maiali, ragazze abbigliate come principesse, bambole o Alice di Lewis Carroll, mentre alcuni non sono neanche in costume. La vicenda fa un po’ fatica a decollare, visto che nella prima mezzora succede poco o nulla: la regia ci mostra le peripezie dei giovani protagonisti, il loro arrivo nella tetra magione e l’inizio della festa. Finalmente, quando lo spettatore inizia un po’ a stancarsi, arriva la seduta spiritica (originale, bisogna ammetterlo, visto che si svolge davanti a uno specchio), e da questo momento comincia il divertimento. Grande merito agli effetti speciali di Steve Johnson, la vera delizia del film: sangue finto, lattice e gomma (bello il mascherone del demone) la fanno da padrone, in un vortice visivo simbolo degli eigthies, dove la paura e la violenza sono costantemente mescolati con l’ironia e l’esibizione di grazie femminili, il tutto accompagnato da colori saturi (il rosso in particolare) e da brani rock.

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L’arrivo dei demoni, dopo la rottura dello specchio, è realizzata seguendo l’esempio di Sam Raimi, con un’efficace e vertiginosa steady-cam che dalla cantina attraversa la villa labirintica e giunge fino alla bocca di una ragazza, impossessandosene. Debitore della Casa è, evidentemente, anche il look zombiesco dei ragazzi posseduti, col volto semi-decomposto e la voce in stile Regan nell’Esorcista. Indimenticabili alcuni effetti speciali: la ragazza che fa rientrare il rossetto dentro il seno, il braccio staccato che prende vita, la lingua strappata a morsi, gli occhi schiacciati nelle orbite, la gola squarciata del vecchio nell’ultima scena, in un tripudio di splatter. Suggestiva anche l’avanzata degli zombi nel finale, dal gusto un po’ romeriano: peccato che poi si dissolvano in una nuvola di fumo verde senza che si possa vedere nulla (qui si poteva fare di meglio).

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La colonna sonora del film è composta da Dennis Michael Tenney, e viaggia praticamente sempre sullo stile dei titoli di testa, con musiche rock martellanti ed elettroniche; così come il brano aggiunto Stigmata Martyr dei Bauhaus, sulle cui note balla Amelia Kincade (Angela, l’occultista), accompagnata da luci stroboscopiche: un’affascinante sequenza dark-rock da videoclip, orgogliosamente anni Ottanta. In tal senso, riveste una notevole importanza anche la fotografia, a cura di David Lewis, che dà il suo meglio nei momenti più “colorati”, con la predominanza del rosso e in generale dei colori “caldi”; belle anche le luci che entrano “di taglio” dalle finestre.

Due note curiose, in conclusione: il film, da noi poco conosciuto, è invece un cult negli USA, tanto da aver dato origine a due remake (Night of the Demons 2 e 3); i demoni del film assomigliano parecchio a quelli dell’horror Demoni di Lamberto Bava (simbolo dell’horror nostrano anni Ottanta), diretto nel 1985: forse, per una volta, sono stati gli americani a ispirarsi al modello italiano.

Davide Comotti

La notte dei demoni

Titolo originale: Night of the demons

Anno: 1988

Regia: Kevin Tenney

Cast: Alvin Alexis, Alison Barron, Lance Fenton, William Gallo, Hal Havins, Cathy Podewell, Linnea Quigley

Durata: 90 min.

VHS: PANARECORD

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