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“Se l’assassino non è un assassino … e la sua vittima non è in realtà una vittima … perché le persone continuano a morire?” 

“Azione a sangue caldo. Assassinio a sangue freddo.

Frasi di lancio originali del film

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Il nostro scrittore e regista Larry Cohen aveva acquistato i diritti per alcuni romanzi di Mike Hammer, ma quando girò questo suo film il precedente “Io, la giuria”(I, the Jury) (1981) di Richard T. Heffron, aveva calmorosamente fatto flop, per cui decise di riorganizzare “Deadly illusion” come veicolo per Billy Dee Williams.  Inevitabilmente, come “I, the Jury”, “Illusione mortale” gli venne anche portato via a metà lavorazione e affidato a un altro regista, il William Tannen che aveva diretto l’ottimo “Flashpoint” (1984).   Il film che ne è risultato non è meglio di “Io, la giuria” che anzi era nel complesso ben superiore, ma se non altro può usufruire di una eccellente prestazione di Williams e della presenza di una allora supertopa spaziale, come Morgan Fairchild.

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Williams è il protagonista nei panni di un personaggio hammeriano di detective privato soprannominato “Hamburger”. E’ un uomo sempre soave ma anche dalle così declinanti fortune, che per povertà di entrate è costretto a dover ricevere i suoi pochi eventuali clienti in una salumeria.  Vi è anche la presenza di un altra strafica anni ’80, questa volta nera come Vanity, calda co-protagonista, aiutante di Hamburger (beato lui), Velda, e sua segretaria. Hamburger viene dunque pagato 25 mila dollari da un sacco di merda yuppie per uccidergli la moglie.  Poichè ella è interpretata da Morgan Fairchild, Hamburger invece di farle la pelle le dice di lasciare la città e riempirsi le tasche del denaro del marito.  Quando la vera signora moglie della feccia Yuppie salta fuori morta, non è Morgan. Ovviamente, Hamburger è stato scelto per prendersi la colpa, ma il suo amico poliziotto gli dà 24 ore per cancellare le prove che lo inchiodano e assicurargli il vero colpevole.

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“Illusione mortale” nel titolo italiano con il quale fugacissimamente venne distribuito nei cinema nell’estate ’87, non è altro che il solito catalogo di cliché da film polizieschi anni ’80, tirato fuori ancora per una volta, ma ciò che lo rende unico è come detto, Billy Dee Williams.  Egli sfodera una sorta di inattaccabile arrogante certezza di sè che è rinfrescante per tutte le sue scene e gli fa prendere a calci in culo tutti gli altri attori del film.  Tutto quello che ho da dire è che lui deve aver bevuto un casino e sparato davvero con la sua Colt 45 prima di girare perché è in questo film “Blax” fuori tempo massimo è ancora fantastico.  In realtà, credo che sarebbe stato bello se questo fosse stato legittimamente un film di Mike Hammer perché Billy Dee è proprio perfetto nel ruolo. Il suo celebre aplòmb alla Lando Kalrissian applicato alla narrazione da detective stanco del mondo coglie il bersaglio e fa un lavoro sul personaggio molto migliore di quello fatto da Armand Assante in “I, the Jury.”

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Apprezzai anche le prime scene del film, quando Billy Dee cammina per la strada e viene immediatamente braccato da persone che vogliono stringergli la mano. Egli dice in un battuta improvvisata della sua narrazione off del film,”…che ovunque vado, la gente sembra sempre conoscermi”, ma penso che la vera ragione di questa scena sia che la troupe non aveva avuto il permesso di girare le scene in strada e le persone non hanno aspettato altro che, riconoscendolo, di essere spalla a spalla con Billy Dee per fermarlo, stringergli la mano o chiederli autografi. Dal momento che forse non c’era il tempo o il denaro per girare la scena due volte, è stata comunque mantenuta nel montaggio. Difatti tale scena pare essere del tutto così casuale, e tuttavia, funziona proprio così.Si può dire che il film è stato il frutto del lavoro di due registi e come tale è anche firmato, perché l’umore cambia spesso in  una stessa scena.   A volte è grave e, a volte, ci sono degli intermezzi comici casuali che non decollano mai (come quando Billy Dee  è costretto a correre su e giù per le scale inseguendo un ascensore).  E lo script è specialmente troppo pasticciato, cosa inusuale per Cohen.  Il film come detto inizia bene, ma degenera rapidamente nel proseguimento e culmina almeno in maniera soddisfacente. In realtà, ci sono anche così tanti punti in sospeso alla fine che pure Williams ne fa un commento a riguardo.

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 “Deadly Illusion” fa un buon uso delle varie ambientazioni metropolitane di New York, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi comunque di Larry Cohen.  Degno di nota è il finale con la sparatoria nel Shea Stadium.  C’è anche una bizzarra scena di lotta che si svolge dentro l’albero di Natale al Rockfeller Center .  Ma la continuity di questa suddetta scena è così irregolare (le luci di Natale appaiono, scompaiono e riappaiono alternativamente nel montaggio) che se ne trae un pò di divertimento il quale non ha niente a che vedere con ciò che succede nella lotta.

Morgan Fairchild sfoggia una parrucca nera terribile per la prima metà del film che assolutamente non fa per lei, ma rimane la gran topa conosciuta.   Una volta che ritorna con la sua splendida capigliatura bionda e vaporosa, e con i suoi abiti dalle spalle gloriosamente imbottite anni ’80, sta maledettamente bene. Il suo ruolo qui è molto simile a quello sostenuto poco prima in “Street of Dreams”, ovvero un altro titolo da fondo di magazzino ai quali ella era già arrivata, nel quale interpretare la femme fatale e/o donna che non è ciò che sembra. Entrambi i titoli non saranno forse le migliori ora e mezza con la Fairchild, ma ogni ora e mezza trascorsa all’epoca con ella, magari con l’uccello in mano, era comunque un tempo di qualità.

Lo scaltro, estremo sex appeal di Vanity, è destinato ad un uso migliore. Vanity è come sempre un’infernale apparizione di  arrapamento e attrazione sessuale qualunque cosa faccia, figurarsela solo a immaginarla quale la si vede nel film, a indossare pelle nera e abiti strettissimi da cocktail.   Purtroppo, ovviamente non ci mostrerà tutte le sue “vanità” fino in fondo. Ma ogni uomo dell’epoca avrebbe voluto che ella si fosse spogliata a mostrarcele, fino all’ultima.

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I fan di Joe Spinell tra i quali certamente mi ascrivo possono adorare la scena di apertura.  Joe interpreta un suo personaggio tipico, intensamente viscido e che viene spazzato via da Williams.   Peccato che scompaia così in fretta perché la sua breve apparizione è uno dei punti salienti del film.

Nel complesso, “Illusione mortale” ha i suoi problemi in quanto è un prodotto abbastanza standard e tiepido, dei canoni polizieschi di quel periodo.   E fa probabilmente appello più che altro ai completisti di Larry Cohen tra i quali certamente da sempre mi annovero.   Certo le presenze di Billy Dee Williams, di Vanity e di Morgan Fairchild, contribuiscono notevolmente ad elevarne lo stato di “migliore della media” e la sua attrazione, ma non di molto.

Aka:   “Love You to Death”.

“illusione mortale” non è ovviamente mai uscito in dvd nel nostro paese, ma solo in una vecchia vhs. La prima apparizione in assoluto dopo la distribuzione al cinema la fece in una prima tv del gennaio 1991, in prima serata su Italia 7.

 Larry Cohen iniziò il film, ma venne licenziato a metà lavorazione e fu sostituito da William Tannen.

Napoleone Wilson

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 Illusione mortale

Regia: Larry Cohen, William Tannen

Interpreti: Vanity, John Beck, Morgan Fairchild, Billy Dee Williams

Titolo originale Deadly Illusion

Durata 90 min. – USA 1987

VHS: RICORDI

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