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Una delle mie passioni cinematografiche , insieme al poliziesco e al western , è senza ombra di dubbio il genere animali che banchettano allegramente con la razza umana.  Il grande successo di Jaws , aveva convinto i produttori a gettarsi sul sottogenere per far quattrini,visto che di gusto estetico e artistico sti macellari prestati alla celluloide non ne han mai avuto.

Oh, dopo che con questa frase ad effetto ho catturato la vostra attenzione,lasciate che vi parli di codesta pellicola: Il Fiume Del Grande Caimano.

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Mischieremo un pizzisco di nostalgismo popolan-chic che tanto va di moda, a una semi seria analisi dell’opera in questione.

Certamente questa pellicola era tra le mie preferite quando ero bambino, la passarono una sera su Italia Uno, forse era ancora ANTENNANORD o una cosa simile, bè la trovai entusiasmante. Con lo spirito critico di un bamboccio cazzola di 8 anni al massimo, poi al contrario di certi che dovrebbero essere miei colleghi e colleghe, ahimè gli 8 anni son rimasti bloccati in quel periodo e io invece sono cresciuto. Anche come pretese e senso critico.

Però che emozione e divertimento in quel tempo! Rammento che ne parlavo spesso ai miei amici: il caimano, tentacoli, grizzly e poi deliravo su Callaghan. Loro mi proponevano dotte discussioni sui cartoni Disney….che io non ho mai visto.

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In poche parole mi è rimasto come dirty pleasure, esattamente come un altro film decisamente brutto: L’Ultimo Squalo, ma sai è lì… Ogni tanto lo guardo, dico: cazzo, che robaccia. Ma la vedo.

Però a differenza di certe pellicole imbarazzanti del periodo il film di Martino ha un qualcosa in più. E sai cosa è?

Una sana critica anti colonialista e imperialista. Il film mette in bella evidenza l’invasione ed occupazione americana delle terre, vite, culture altrui. Sto morto de sonno che si chiama Mel Ferrer, è il solito uomo d’affari che va a  costruire posti da favola per emeriti coglioni occidentali, che vanno a fare i pirla in terre troppo vaste e complesse per loro, costringendo i nativi del luogo ad essere una specie di dipendenti zimbelli con i loro costumi tradizionali a disposizione della feccia bianca in vacanza.

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Ecco,è questa la cosa che ancora oggi amo della pellicola. Certo il mostro di gomma, la sceneggiatura traballante, recitazione non proprio memorabile, ma la vena di denuncia dei danni coloniali anche in termine di mero turismo e occupazione economica e culturale. Certo una denuncia facilona, rozza, dozzinale, ma efficace in questi tempi dove la solita potenza mondiale decide di iniziare nuove guerre colonialiste.

Una sorta di riscatto dei popoli indipendenti,diciamo!

Bè,ma la storia? Semplice: un fotografo arriva con due modelle per far un servizio pubblicitario legato a un grosso e lussuoso villaggio turistico in Africa. A gestire il tutto il laido mr Joshua, il solito americano.

Tutto procede tranquillamente fino a quando una modella non scompare con un indigeno locale, se li è mangiati un grosso e bastardissimo caimano, il quale oltretutto è anche una sorta di divinità per la popolazione locale.

Nonostante tutto apri pure la stagione turistica ed eccoli arrivare questi coglioni da competizione, descritti proprio come dei decerebrati assoluti.

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Ha voglia il fotografo, il compianto Claudio Cassinelli, ad avvisare a destra e manca. Ovviamente non viene creduto. Meglio così! Perchè comincia la carneficina assoluta Non solo,la tribù locale decide di averne piene la palle dei bianchi e della loro cretineria arrogante e invadente. Così cominciano a far a pezzi chi non viene divorato dal caimano.

Ecco ripetiamolo: non è il miglior Martino, (il quale ha dato il meglio di sè nei polizieschi e thriller) ,ma ha questa vena anti colonialista e alcune scene nel finale che lo rendono almeno guardabile.

Un esempio sufficiente di film legato al genere e forse uno dei migliori fatti da noi italiani.

Davide Viganò

Il fiume del grande caimano

Anno: 1979

Regia: Sergio Martino

Interpreti: Claudio Cassinelli, Barbara Bach, Mel Ferrer, Romano Puppo, Lory Del Santo, Fabrizia Castagnoli, Annie Papa, Geneve Hutton, Richard Johnson

Durata: 90 min.

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