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Gli uccelli sono chiaramente animali radical chic e da salotti buoni, quella loro brutta abitudine di guardarci dall’alto in basso ne evidenza il carattere borghese e snobb. Mica come le figlie del popolo: le pantegane, ad esempio.

Normale, quindi, che non abbiano simpatie per noi bipedi. Così decidono di attaccarci. Per un motivo legato alla meteologia e all’atmosfera nel racconto originale di  Daphne Du Maurier, scrittrice che vi consiglio di riscoprire, per motivi ignoti nel capolavoro del sommo Maestro Hitchcock.

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Il tema della natura impazzita e relative bestie impazzite  non era una novità . Sullo schermo erano già arrivati tarantole, mantidi Religiose, formiche, ma tutte giganti per colpa di radiazioni o un uso sbagliato ed aberrante della scienza. Con questa pellicola tratta da un soggetto della stessa scrittrice e sceneggiata da un grande scrittore di gialli e rudi polizieschi, (Ed MacBain / Evan Hunter,da recuperare anche esso), andiamo oltre: è un attacco senza spiegazioni.

La natura ha deciso di fare pulizia di questa piccola e insignificante umanità. Oggi ti farebbero come minimo 50 minuti di spiegone, così sai le cause e gli effetti, contento spettatore disciplinato e omologato?

Invece è proprio questa scelta a far crescere la tensione, a intimorire, a sentire l’angoscia farsi strada piano piano nelle vene e nei pensieri.

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La storia la conosciamo tutti: si comincia in un negozio di uccelli, qui si incontrano Melanie Daniels e Mitch Branner. La prima è una ricca ereditiera , il secondo un avvocato che vive in un piccolo paesino di mare.

Se ci dovessimo basare sull’incipt potremmo confondere la pellicola come una classica storia d’amore o quanto meno una commedia brillante tipica del periodo.

Questa atmosfera va avanti sorniona per una buona mezzora di film, nel frattempo conosciamo i personaggi, che sono certamente stereotipi del genere, ma che – come avveniva ai bei tempi- sono rappresentanze di vere tipologie umane. Sarà anche per la faccia degli attori, sopratutto i secondari, che paiono proprio presi dalla vita reale. Ti immedesimi, dunque: sei in quel paese e conosci , superficialmente come nella vita di tutti i giorni, i suoi abitanti. Qualcuno o qualcuna ti sta anche particolarmente simpatico e simpatica.

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L’apocalisse arriva di botto,con un gabbiano che si scontra contro la finestra di casa dei  Brenner, poi lo strano comportamento delle galline che non vogliono mangiare,e infine come una botta le prime morti: l’agricoltore martoriato in casa sua, con gli occhi strappati, l’attacco contro Melanie in soffitta,l’invasione dei passerotti di casa Brenner via caminetto, l’epocale e leggendaria scena d’assalto alla cittadina . Si noti a livello di scrittura e regia come è costruita benissimo. Chiacchiere tra gente in una tavola calda, domande, piccole paure, una tensione palpabile celata sotto una traballante normalità e poi l’attacco. Feroce, potentissimo e devastante. Un modo di fare cinema fisico che disturba ancora oggi. Si avverte l’arrivo , i colpi, la disperazione. La scena della cabina telefonica, per me è un’icona esattamente come quella della doccia di Psycho.

Non puoi farci niente, sono qui per noi. Sono venuti a sterminarci, si sono stancati di noi minoranza in qual certo senso vanesia e prepotente e ora uniti ce la faranno pagare.

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Non possiamo nemmeno proteggere i nostri piccoli durante uno dei momenti migliori della loro giovane vita: una festa.

Assistiamo impotenti alla morte della povera maestra Annie e pensiamo: sono uccelli veri ,sai? Addestrati, ma sono veri. Pensa che lavoro, altro che computer grafica. Sono stati utilizzati animali meccanici solo per la scena dei bambini.

E rimani affascinato per l’inquietante fuga in macchina, con migliaia di uccelli silenziosi, calmi, fermi…è finita? Cosa faranno ora? Ecco come tormentare uno spettatore nel profondo,senza bisogno di frattaglie e violenza esagerata.

Per questo ancora oggi ha un suo fascino, una sua urticante e destabilizzante potenza e forza. Trattasi di cinema al suo meglio,come l’innovativa colonna sonora che non prevede brani melodiosi, ma uso di elettronica che simula i versi degli uccelli. Per dar il tutto un’atmosfera ancora più opprimente, di assedio, non ascolterai altro che essi. Il mondo è ormai loro.

Film amatissimo da grandissimi registi come Fellini, ad esempio. Proprio perchè all’epoca il maestro britannico e la sua troupe usarono tutti i mezzi a disposizione per creare questo grandioso e possente incubo.

Alcuni lo criticarono per la mancanza di un finale , cosa per me invece geniale… è puro terrore, o perchè scelsero una modella e un attore poco noto come protagonisti, ma anche questa è una grande mossa: ti fermi sul mezzo cinematografico e la sua indipendenza

Il cinema è come gli uccelli: ti colpisce  a tradimento quando vuole  e non ti lascia scampo.

Davide Viganò

Gli uccelli

Titolo originale:    The birds

Anno: 1963

Regia: Alfred Hitchcock

Interpreti: Tippi Hedren, Rod Taylor, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette, Veronica Cartwright

Durata: 90 min.

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