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Tobe Hooper per me è l’autore più sincero e in un certo senso sovversivo della new wave horror degli anni 70. Periodo in cui girare film horror era anche un atto politico,di rivendicazione, di violentissima e nichilista protesta. Il buon zio Tobia era quello che , meglio degli altri, era capace di rappresentare il sudicio, lo sporco, la deviazione, la follia,  attraverso pellicole disturbanti come nessun altre. ” Non aprite quella porta”, “Quel motel accanto alla palude”,”Il tunnel dell’orrore” sono pellicole suggestive nelle quali il cuore nero della provincia americana pulsa forte e putrido.

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Sicuramente il più sfortunato, questo è poco ma sicuro. Si, strana la vita vero? Te pensi che girando Poltergeist con un produttore come Spielberg, farai il botto e l’unico botto è quello che farà crollare la tua carriera

Saranno anni di film non memorabili, opere che fanno sbiadire il tuo nome,ma è anche vero che donerai agli spettatori almeno un paio di pellicole degne di nota: il sequel di Non aprite quella porta, (un delirio horror di grande potenza ), e questo film tra fantascienza e horror.

Un prodotto che ti vede lavorare con nomi importanti come Henry Mancini al soundtrack (eseguita dalla Orchestra Sinfonica di Londra) o Dan O’Bannon e Don Jackoby alla sceneggiatura.

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Si tratta di un’opera che punta decisamente alla ricostruzione della fantascienza classica degli anni 50, alla Quatermass e affini. Pur modernizzandola secondo l’estetica degli anni 80.

La navicella Churchill sta studiando da vicino la cometa di Halley, quando scopre una strana e misteriosa forma di vita , rappresentata da tre corpi di sembianza umana dentro tre bare di cristallo.

Scoperta che si rivelerà fatale per tutti membri dell’equipaggio. O almeno per gran parti di essi.

Nel frattempo le tre bare con i tre misteriosi cadaveri sono portati in un laboratorio militare inglese ( la missione è anglo americana), e qui cominciano i guai.

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La bella Space Girl, sia rianima e prosciuga dell’energia vitale un soldato.  La cosa turba e non poco i soldati e i responsabili governativi.

La svolta avviene quando viene trovato l’unico superstite della missione, un astronauta americano, il quale è in stretto contatto telepatico con la bella vampira spaziale.

Il mondo si trova in pericolo  di una nuova invasione e non c’è un attimo da perdere, visto che la misteriosa forza aliena sfruttando la sensualità conquista la mente delle persone, piegandole al suo volere.

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Strano film questo Lifeforce, da noi distribuito con il titolo più accattivante di Space Vampires, contaminando possessione, invasione spaziale, vampiri particolari, un pizzico di horror, se vogliamo anche un sentimentalismo spaziale deviato, risulta un prodotto godibile, ma che non sfrutta a pieno le potenzialità della trama. Diventando in alcuni punti un po’ tedioso, ingolfandosi, girando a vuoto. Certamente il cast medio(cre) non aiuta, tranne l’esaltante sensualità e pulcretudine di Matilda May, rimane però un buon film di fantascienza e momenti più horror. Certi dialoghi ridicoli, certe scene involontariamente comiche limitano la riuscita della pellicola. Ma non è affatto un film brutto

La sequenza sull’elicottero con la vampira che rinasce attraverso la fuoriuscita del sangue dal corpo di una sua vittima è davvero notevole,ad esempio. Così anche le sequenze di delirio e morte in quel di Londra, peccato per una fotografia “buia” che impedisce di veder bene quel che accade, ma penso sia un problema di budget.

Film, comunque, che nonostante i difetti si lascia guardare con piacevolezza, una buona pellicola che riprende un certo gusto  della fantascienza classica contaminandola con il filone zombi e affini.

Hooper gira con mano sicura, senza andar troppo per il sottile e si mostra un buon narratore di incubi e affini.

Non dico sia una pellicola indimenticabile, un classico o altro, ma vale la pena una visione.

Davide Viganò

Space Vampires

Titolo originale: Life force

Anno: 1985

Regia: Tobe Hooper

Interpreti: Steve Railsback, Peter Firth, Frank Finlay, Mathilda May, Michael Gothard

Durata: 90 min.

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