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Carlo Lizzani, noto soprattutto come regista “intellettuale”, lascia però in eredità anche ottimi film di genere, in cui lo spettacolo è spesso coniugato con l’impegno civile: ricordiamo i noir/polizieschi (Banditi a Milano, Svegliati e uccidi, San Babila ore 20: un delitto inutile) e i due western Un fiume di dollari (1966) e Requiescant (1967). Due opere molto differenti fra loro: tanto celebre, personale e “politico” il secondo (vi partecipa anche Pasolini), quanto misconosciuto e di impostazione classica il primo. Firmato con lo pseudonimo di Lee W. Beaver, è tra i film meno noti del maestro, ma al contempo fra i più interessanti: non solo per il suo carattere straniante nella cinematografia di Lizzani, ma anche per l’azzeccato connubio fra elementi da spaghetti-western e altri da western americano.

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Si tratta di un film ad alto budget (produzione De Laurentiis), e il respiro internazionale si sente già dal cast: protagonista è l’americano Thomas Hunter (che rivedremo ancora in Italia, per esempio nel folle western Tre pistole contro Cesare e nel poliziesco La legge violenta della squadra anticrimine); coprotagonisti il grande Henry Silva (al suo esordio nel nostro cinema) e Dan Duryea, che era stato un volto celebre del vecchio cinema americano, anche nel western (Winchester ‘73 di Anthony Mann).

La vicenda (scritta da Piero Regnoli con lo pseudonimo di Dean Craig) inizia al termine della Guerra di Secessione: due commilitoni sudisti, Brewster (Hunter) e Seagull, si impadroniscono di un ingente bottino (il “fiume di dollari” del titolo), ma il primo viene catturato, facendo promettere all’amico di occuparsi di sua moglie e di suo figlio. Dopo cinque anni di carcere, Brewster torna a casa, scoprendo che il compagno ha costruito un impero economico con il frutto della loro rapina, dominando il territorio attraverso la violenza del pistolero Garcia Mendez (Silva) e dei suoi sgherri; Seagull, inoltre, ha lasciato morire di stenti sua moglie e fa lavorare il bambino da uno stalliere. Aiutato da un misterioso pistolero (Duryea), l’uomo si infiltra nella banda di Mendez e prepara la sua vendetta contro il traditore.

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Una trama abbastanza classica, dunque, ma diretta in maniera solida e avvincente, con personaggi ben caratterizzati (Henry Silva una spanna sopra tutti) e ottime sparatorie (l’agguato nel canyon, i due scontri a fuoco nel villaggio e il duello al buio fra Hunter e Gazzolo). Se l’atmosfera che si respira è spesso da western americano (grazie non solo alla presenza di Duryea, ma anche alle musiche e alle splendide location, fra canyon e praterie, valorizzate dalla limpida fotografia di Toni Secchi), ci sono però elementi squisitamente da spaghetti-western: non solo il tema della vendetta (abbastanza internazionale, a dire il vero), ma soprattutto la sonorità acuta degli spari e la violenza. Non è fra i più crudeli del genere, ma in alcune scene (non troppo insistite) troviamo un gusto sadico tipicamente italiano: ricordiamo Hunter prigioniero sotto il sole in una gabbia di filo spinato, lo scuoiamento del suo tatuaggio, la mano del bandito infilzata con un coltello e il duro pestaggio che il protagonista subisce dagli uomini di Silva. Proprio Henry Silva, qui in una delle sue poche apparizioni nel western, è uno dei punti di forza del film: sicuramente il personaggio più riuscito, è un memorabile villain tutto nerovestito, sempre “tarantolato” e dal ghigno diabolico, inquietante sia nei primi piani che nelle inquadrature dal basso verso l’alto. Il coté dark e mefistofelico del “cattivo” sarà ripreso da Lizzani anche nel successivo Requiescant, in cui Mark Damon interpreta un crudele latifondista dall’aspetto quasi vampiresco. Ottime anche le interpretazioni di Hunter e Duryea, efficaci volti americani che si affiancano piacevolmente agli attori nostrani (Nando Gazzolo, il perfido Seagull, e Nicoletta Machiavelli, sua sorella) e alle inconfondibili facce patibolari di numerosi caratteristi dello spaghetti western.

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La piacevole colonna sonora, dal respiro epico e cadenzato anch’esso americano, è scritta e diretta da Ennio Morricone (anche lui, curiosamente, sotto pseudonimo: Leo Nichols), compreso il malinconico brano in stile country Home to my love.

Davide Comotti

Un fiume di dollari

Anno: 1966

Regia: Lee W. Beaver (Carlo Lizzani)

Interpreti: Thomas Hunter, Henry Silva, Nando Gazzolo, Dan Duryea, Nicoletta Machiavelli, Loris Loddi, Geoffrey Copleston, Gianna Serra, Guglielmo Spoletini, Paolo Magalotti, Puccio Ceccarelli, Tiberio Mitri, Pietro Torrisi, Mauro Mannatrizio, Osiride Peverello, Claudio Ruffini

Durata: 90 min.

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