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Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale i tedeschi avviarono un’indagine segreta sui poteri soprannaturali. Antiche leggende narravano di una razza di guerrieri che combattevano senza armi né scudi e il cui potere soprannaturale proveniva dalla terra stessa. Mentre la Germania si preparava alla guerra, le SS arruolarono segretamente un gruppo si scienziati per creare un soldato invincibile. Si sa che corpi di soldati uccisi in battaglia furono mandati in un laboratorio segreto vicino a Coblenza dove li usarono per degli esperimenti scientifici. Si dice che verso la fine della guerra gli Alleati incontrarono dei plotoni tedeschi che combatterono senza armi uccidendo solo a mani nude. Nessuno sa chi erano o che fine hanno fatto. Ma una cosa è certa: di tutte le unità delle SS ce ne fu solo una di cui gli Alleati non catturarono mai un soldato.”

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E’ con questo potente incipit che si apre “Shock Waves”, zombie movie datato ’77 per la regia di Ken Weiderhorn (in seguito regista dello slasher “Gli occhi dello sconosciuto” e de “Il ritorno dei morti viventi 2”, remake comico de “Il ritorno dei morti viventi”).
Ora, è certo che il regime nazista fosse un regime occulto, esoterico ed oscuro, con tutte le sue teorie sulla razza superiore, gli esperimenti su cavie umane e le spedizioni pseudoscientifiche alla ricerca di leggendari miti nell’Asia centrale… e il fatto o meno che siano riusciti a creare dei super guerrieri rianimando soldati caduti in battaglia è una ipotesi suggestiva e neppure così irreale e fantasiosa come il pensiero comune potrebbe consigliare.

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Divagazioni a parte, se l’idea dello Zombi usato come soldato invincibile viene introdotto nel ’36 con “Revolt of Zombies” e l’idea dello Zombi anfibio con “Zombies of Mora Tau” del 1957, è con “Shock Waves” (in Italia “L’Occhio nel Triangolo”) che si assiste per la prima volta all’introduzione di redivivi Zombi Nazisti subacquei. Quindi il film parrebbe partire con pur buone premesse… peccato che, a dirla tutta, non brilla così tanto in maestosità. A tratti sottotono e noioso, con la combriccola di naufraghi protagonisti che stona enormemente al fianco di leggende come Carradine e Cushing, che pur hanno dei ruoli marginali.
La pellicola avrebbe davvero potuto raggiungere vette di eccellenza se alcuni elementi fossero stati studiati e gestiti diversamente.

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John Carradine, appunto. Se il suo ruolo fosse stato supportato maggiormente, se avesse avuto più spazio, se invece di farlo morire in maniera inetta a inizio film fosse stato lui la guida e il vero protagonista dell’allegra brigata, la pellicola avrebbe guadagnato in tono e spessore.
Invece Carradine appare quasi come un cameo e bello che cadavere a 23 minuti dall’inizio del film.
Se oltre agli Zombi Nazisti c’è qualcos’altro che salva l’opera dalla mediocrità e la eleva a pellicola di interesse, è l’implacabile interpretazione di Sir Peter Cushing.
Nell’ampio atrio della vecchia magione abbandonata sull’isola, sullo stridente suono di un vecchio grammofono appare lui, Cushing.
Mai così magro, mai così scheletrico, Cushing è “umano”… una volta Comandante del Plotone SS formato da esseri “non morti, non vivi, ma qualcosa di mezzo…” che ora lo reputano un traditore e lo vogliono uccidere.
Il suo volto scavato e sofferente di uomo esiliatosi volontariamente sprigiona una carica di profonda dignità e malinconia sofferenza.

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Davvero, se Carradine e Cushing fossero stati i protagonisti indiscussi, la pellicola sarebbe stata un vero capolavoro romantico.
Per carità, il film non è affatto da buttar via. Ha sicuramente anche il pregio di evocare atmosfere claustrofobiche in scenari aperti ed assolati, però… sì insomma, si poteva fare di più.
Ad ogni modo, emblematica e suggestiva la sequenza che vede i Nazi Zombi emergere dalle acque, sulle tese note della musica elettronica di Richard Einhorn.
La figura del soldato nazista è, nell’immaginario collettivo, una sorta di archetipo del male, di una violenta e perversa imposizione dell’autorità.
L’idea del nazismo sviluppa nell’inconscio l’idea di un male latente, sempre pronto ad esplodere con feroce violenza… e questa tirannica autorità scoppierà 30 anni dopo la fine della guerra, con l’antica nave tedesca “ritornante” dalle profondità marine con il suo tetro equipaggio di Zombie SS pronto a spargere sangue e fare esplodere, nuovamente, violenza e terrore.
Il vecchio e stanco Comandante Cushing non avrà potere sul redivivo plotone e solo la rimozione dei loro neri occhiali anfibi li porterà alla inevitabile fine per consunzione e sfinimento… o per letale esposizione ai raggi solari (aspetto questo non spiegato e poco chiaro).

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Con tutti i suoi pregi e difetti è tassello comunque importante nella sterminata produzione degli zombi-movie.
Caposaldo che genererà a sua volta un filone (si vedano gli imbarazzanti e dimenticabilissimi “Oasis of the Zombies” di Jesus Franco e “Zombie Lake” della coppia Franco/Rollin), “Shock Waves” poteva essere sì un cult, ma si ritrova ad essere un cult mancato.

Film reperibilissimo in Italia, inizialmente distribuito in VHS per Linear Film Video e successivamente riproposto in DVD sotto etichetta Alan Young Pictures prima e Quadrifoglio poi.

Daniele “Danji Hiiragi” Bernalda

L’Occhio nel Triangolo

Titolo originale: Shock Waves

Conosciuto anche con i titoli: Almost Human, Death Corps

Produzione: USA, 1977

Regia: Ken Weiderhorn

Cast: Peter Cushing, John Carradine, Jack Davidson, Brooke Adams, Luke Halpin, Fred Buch, D.J. Sidney, Don Stout

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