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Wendy Flemming/Ann Cooper :- [in lacrime] “Stephanie, c’è qualcosa che non va in me e io non so cosa sia. Sto avendo questi incubi terribili, questi mal di testa, i capelli, mi stanno facendo sbattere la testa nel muro.”

Un uomo in fuga dalla discoteca: C’è un maniaco calvo là dentro, vestito come un pipistrello di merda!”

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“Blue Sunshine”, seconda regia di Lieberman dopo il moderato successo di “Squirm”, viene spesso descritto come una allucinata storia dell’era hippie, di denuncia dell’LSD utilizzato come merce di scambio dalla politica e dal supermarket del consumismo. In realtà, “Blue Sunshine” rimane un classico titolo del genere ma ingiustamente trascurato che offre una fusione sapiente di alcuni topòi da film horror, satira sociale e stranezze da cult-film. La premessa è, in ogni senso della parola, fantastica: un gruppo di tizi ex-compagni al college ne “L’Era dell’Acquario” degli anni ’60, che sviluppa e soccombe in massima parte ad un “danno cromosomico” causato dalla comune assunzione di uno sperimentale e  potentissimo tipo di LSD, 10 anni dopo. Perdendo tutti i capelli, e trasformandosi in lunatici omicidi. Lanciando lo script, prendendo da alcune storie dell’orrore  concernenti il governo degli Stati Uniti circa l’uso di acidi, al valore del make-up facciale presente nel film,  Lieberman come sempre regista e sceneggiatore, elabora uno scenario che interrogava già nel 1978 una valutazione mitica della controcultura, della sua propria eredità, mentre allo stesso tempo attaccava il conformismo borghese e l’atomizzazione suburbana dei rapporti umani.

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Prima che i titoli di testa siano partiti, una serie di piccole scene ha introdotto la maggior parte dei personaggi del film e adombrato i suoi temi principali. All’inizio abbiamo un malato di cancro sotto cura chemioterapica da parte del dottor David Blume (Robert Walden) il quale gli dice che non sembra stia andando tanto bene. La sig,ra O’Malley (Adriana Shaw) è una casalinga che si lamenta con il suo vicino di casa dei brutti sogni del marito John (Bill Cameron), reso sempre più difficile dal bere, e della sua perdita di capelli. La figlia di una sua amica, Wendy (Ann Cooper) guarda una pubblicità politica a pagamento per il suo ex marito, l’ aspirante politico Ed Flemming (Mark Goddard). La pubblicità dice: “Negli anni sessanta Ed Flemming e la sua generazione hanno scosso il sistema e ora stanno lavorando per cambiarlo dall’interno di esso.». La rivoluzione che si trasforma rapidamente in sistemazione personale e fattiva collaborazione con il sistema. Più tardi Flemming tiene un discorso  teso a sottolineare la sua vacuità retorica, il mettersi in bocca vuote banalità motivazionali come “Si può e si deve! Dobbiamo! E lo faremo!” Brandizzando se stesso come il futuro, Flemming è pronto e disposto a capitalizzare la sua carriera politica svendendo al mercato della politica il proprio e altrui passato.
La scena successiva introduce gli spettatori al vero protagonista di “Blue Sunshine”, il pacifista in servizio permanente attivo Jerry Zipkin (interpretato dal futuro noto produttore e regista  di erotici patinati come “Orchidea selvaggia”,  Zalman King), e la sua fica Alicia (Deborah Winters). L’atmosfera iniziale di invitante calorosa nostalgia per il decennio precedente avrebbe potuto essere presa direttamente da “The Big Chill”(Il Grande freddo) (1983) di Lawrence Kasdan, e non lascerebbe presagire minimamente la successiva fluttuante stranezza del film, che inizia quando alcuni festaioli si mescolano con le piccole chiacchiere davanti ad un focolare tremolante, dentro una casa di legno in mezzo ad un bosco. Tutto ad un tratto, un uomo (Brion James, sì proprio lui il grande Brion, in uno dei primi ruoli), la cui sofferenza sembra dettata da una sorta di flashback allucinatorio, entra nella sua migliore imitazione di Rodan il mostro alato, agitandosi con le braccia in giro per la stanza per poi stramazzare sul pavimento. Scendendo le scale, l’ospite Frannie Scott (Richard Crystal, l’immaturo fratello di Jerry) si lancia in un numero di Sinatra. Quando arriva il suo compagno frocione, egli come  indignato lo afferra, strappandosi la parrucca nella colluttazione e rivelando una testa pelata macchiata da alcuni ciuffetti di capelli. Frannie fugge nel bosco e gli amici si gettano fuori alla sua ricerca.

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Quando poi egli ritornerà alla casa, è ora occupata solo da tre donne, ragion per cui assistiamo alla sua trasformazione in una sorta di amok, che senza alcun senso le batte e ribatte a cazzotti e poi sul rivestimento del camino (!) , un crimine terribile, con la scusa del quale la polizia farà alla fine pressione proprio su Jerry, per la sua abitudine di fabbricare prove contrarie alla polizia, e per incastrarlo. Quindi il film ha un debito strutturale evidente al marchio registico e motivo hitchcockiano dell’uomo sbagliato braccato dalla polizia.
Ferito e in fuga Zipkin rintraccia un vecchio amico, il Dr. Blume appunto, per delle cure mediche. Rubato un abito a tre pezzi di Blume (la sua idea di adottare un travestimento), Zipkin si propone di scoprire perché Frannie Scott andò proprio da lui quella notte.  Il percorso lo porterà presto dritto allo spacciatore adesso trasformatosi nello speranzoso di elezione al Congresso Ed Flemming e dal suo braccio destro, l’ex giocatore di football eroe del college Wayne Mulligan/Ray Young (“Il grande N° 32”). Ma non prima che Zipkin legga sul giornale che John O’Malley ha massacrato tutta la sua famiglia, il suo vicino di casa, e anche il cane dell’uomo. Zipkin irrompe quindi nella casa degli O’Malley per indagare sulla scena del crimine, che prende vita nella sua mente (a la “Manhunter”), un mix esasperante di urla pietose e del cane che abbaia sovrapposte sulla colonna sonora, che si conclude con un immaginato confronto con l’autore del reato. La risposta di Jerry a tutta questa violenza e spargimento di sangue è l’iperventilazione, subendo un attacco di panico. Egli non è affatto un tipo in pace più di tanto, anzi. Per inciso, gli esterni di questa scena sono stati girati nello stesso isolato di periferia che diversi anni più tardi fornì  l’ambientazione per Wes Craven in “Nightmare  -Dal profondo della notte”(A Nightmare in Elm Street).

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Lieberman riutilizza questa tecnica di montaggio audio su descritta, semplice ma efficace quando Wendy Flemming impazzisce. Un’allucinante crescendo di bambini che urlano il suo nome più e più volte, intervallato da clamorose invocazioni per hot dog e Dr. Pepper, che lei cerca invano di allontanare via inghiottendo manciate di Anacin. Alla fine cedendo, la vediamo che va verso  i bambini con un coltello da macellaio. Più tardi, Zipkin attende Blume a Echo Park, sperando di farsi consegnare un potentissimo farmaco tranquillante sperimentale che spera sarà sufficiente per abbattere  l’epidemia di maniacale furia omiciida. Un drogato (Jeffrey Druce) lo prende per un compagno di trip, scivolando verso la sua commiserazione. Quando Jerry viene spaventato da uno strambo pelato, che assomiglia a un incrocio tra il mai dimenticato cantante dei Midnight Oil e Plutone/Michael Berryman de “Le Colline hanno gli occhi” (The Hills Have Eyes)(1977) sempre di Wes Craven , spaventa il drogato tanto da sbraitargli “Via di qui!” in faccia fino a quando egli non lo fa. Secondo Lieberman, questo fu un momento estemporaneo, creato sul posto, ed esemplificante le disorientante atmosfera del film, permeata di tocchi surreali e borderline, immotivata e ingiustificata anche dalle severe esigenze della storia, e che contribuisce alla costruzione  di un clima di diffusa anomalia.

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Parlando di atipico, l’interpretazione di Zalman King si trasforma in una rappresentazione doppiamente bizzarra, oscillando tra il fare quasi nulla, sussurrando le sue battute, contrazioni come un epilettico in preda alla sonnolenza dopo un attacco, e componendo il tutto in modalità forza 5 per una massima intensità da freak-out . Manierata, non si avvicinerebbe nemmeno alla  descrizione di un tale stato, ma in qualche modo coniugandosi con il resto del film, in tandem con elementi descritti altrove esaurientemente, di grottesco, essa funziona.
La strabiliante conclusione avviene a Shoppers World, uno dei primi complessi e centri commerciali di periferia di Los Angeles, laddove è ambientata la vigilia elettorale di Ed Flemming con una “festa” spettacolare, comprendente  i sosia di Barbra Streisand e Frank Sinatra, a offrire un divertimento optional. Come in “Dawn of the Dead” di George Romero, il centro commerciale è laddove sempre andiamo, perché non ricordiamo né conosciamo più niente di meglio, dunque il posto più probabile per essere venduto un disegno di legge che riguardi il nostro benessere, sia che si tratti  di puro piacere o di finta politica da baraccone. (In una scena precedente, quando Wendy e Jerry discutono del suo ex, lui dice: “L’ho visto in un comizio la scorsa settimana. E’ un ottimo venditore.”) Mentre Jerry tiene d’occhio Ed, Alicia incontra  il grande Wayne Mulligan a Big Daddy , una discoteca attaccata al centro commerciale. Purtroppo per lei, Wayne sta per perdere i suoi capelli e la sua mente. Nella scena più bella del film, Wayne demolisce la discoteca, terrorizzando le persone che sono lì ballare e lanciandoli poi dappertutto  come bambole di pezza. Prende una ragazza e la getta letteralmente sopra un gruppo di clienti. Alicia deve cercare riparo nella cabina del DJ, le luci stroboscopiche colorate formano schemi astratti sul suo viso, mentre Wayne infuria. Parla del tuo panico della disco! Quando gli avventori della discoteca terrorizzati fuggono travolgendo il comizio  di Flemming, uno dei fuggitivi ci offre la battuta finale: “C’è un pelato maniaco là e ha intenzione di massacrarci tutti.”

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Inseguendo Wayne attraverso un grande magazzino vuoto, Jerry ottiene di riuscire a colpirlo con un dardo tranquillante. L’evoluzione di Jerry nel corso del film dall’inizio vestito con il suo maglione rosso, ad agitato pistolero improvvisato, nonché il suo coinvolgimento con il funzionamento interno di una campagna politica, suona un po’ come una fioca parodia dello Scorsese di “Taxi Driver”. Nell’inquadratura finale del film la macchina da presa lo segue all’indietro lungo una delle navate del magazzino, e i titoli in sovraimpressione  informano con finta solennità lo spettatore che, secondo i risultati di una task force appositamente convocata dalla DEA, oltre 200 dosi di LSD “Blue Sunshine” rimangono ancora disperse.
“Blue Sunshine” non è mai stato programmato dalla tv in Italia a quanto mi consta neppure ad aggi, né è mai uscito nell’ home video del nostro paese. Non è però da noi un assoluto inedito in quanto godette di una limitata distribuzione nelle sale del giugno 1979, grazie ai mitici Distributori Indipendenti Regionali,  con il titolo “Sindrome del terrore”.

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E’ grazie alla sempre benemerita Synapse Films, che anche negli Stati Uniti il film nel 2003 è stato riesumato dall’oblio, grazie ad un trasferimento rimasterizzato in un dvd in edizione limitata, dall’immagine granulosa ma anche morbida in molte scene di scarsa luminosità e ce ne sono parecchie. Certo l’artefatti e le imperfezioni ci sono, ma è comunque altamente guardabile soprattutto poi considerando le vecchie edizioni vhs e file rip in cui era unicamente disponibile in precedenza, il film. E’ stato successivamente editato in una nuova edizione in dvd, ma con una traccia audio solamente in Dolby stereo 2.0, non il pompato Dolby 5.1 remix disponibile sul disco Synapse, che ho.  Per quanto riguarda gli extra, l’edizione Synapse offre un’intervista di ca. 40′ con Lieberman, che ci parla della genesi di “Blue Sunshine”, delle condizioni in cui si trovò a girarlo, e a casaccio, dello stato attuale (nel 2003) del genere horror, con particolare attenzione alla già imperante moda commerciale dei remake. Fortunatamente, come visto anche nella nuova intervista di pochi mesi fa che lo concerne e contenuta nel Blu-ray/dvd di “Squirm”(I Carnivori venuti dalla Savana), di cui vi ho già parlato, Lieberman resta una veloce e divertente guida. Come unico altro contenuto, il dvd presenta una galleria fotografica che ci offre uno sguardo più ravvicinato a certe immagini e situazioni che Lieberman descrive durante l’intervista.
In definitiva, “Blue Sunshine” ci avrebbe lasciato detto, con tutti quei nudi, tipi strani reduci dal fango di Woodstock, che essi non sarebbero divenuti comunque meglio di così, e anche se non avessero inghiottito a suo tempo quell’acido marrone, dopo tutto.

“The Music of Love”
Parole di Carolyn Leigh
Composta ed eseguita da Diane Leslie

“Just In Time”
Parole di Betty Comden e Adolph Green
Musiche di Jule Styne

“Blue Disco”
Parole di Billy Jackson, Musica di Jay Ferguson e Paul Griffin
Eseguita da The Humane Society for the Preservation of Good Music

“Blue Sunshine”
Parole di Billy Jackson, Musica di Jay Ferguson e Paul Griffin
Cantata da The Humane Society for the Preservation of Good Music

La versione del 2002 della Synapse Films in dvd è stata restaurata da una copia completamente uncut, archiviata in un interpositivo 35 millimetri, come invece tutti gli elementi originali del film erano stati persi o distrutti. Incluso  nelle prime 50.000 copie di questa edizione vi è un CD della colonna sonora originale. CD e DVD sono state prodotti sotto la supervisione di Lieberman. Secondo lo stesso nel commento del DVD,

Jeff Goldblum aveva quasi ottenuto la parte del  ”Dr. David Blume”, ma venne sostituito da Robert Walden perché  Lieberman sentiva che Goldblum e il protagonista  Zalman King sembravano troppo simili.

Lieberman ha dichiarato che al termine del film, due reti televisive importanti avevano espresso interesse per l’acquisto del film da trasmettere come un “Movie of the week”, un’idea che inizialmente sembrava molto interessante, in quanto l’ammontare offerto era il doppio del budget del film. Tuttavia, dopo aver visto l’elenco delle modifiche richieste – e rendendosi conto che accettando la loro offerta il film sarebbe dovuto essere stato scorciato a non più di un’ora – Lieberman ha deciso di rifiutare e di far uscire il suo film nella versione cinematografica.

Sempre secondo  Lieberman, alcuni club musicali di New York come il CBGB avrebbero spesso proiettato il film come supporto visivo durante le esibizioni di gruppi punk quali i Ramones, in particolare la scena di attacco in discoteca. Egli ha umoristicamente ritenuto che questo fosse un modo per questi artisti di “merda” di esprimere il loro generale distinguersi dalla scena musicale della disco.

Nel commento del dvd Lieberman dice che la luna piena vista durante  i crediti degli attori nella pellicola era una intenzionale prefigurazione della lunaticità dei calvi.

Originariamente Lieberman aveva scritto il film per essere ambientato a New York, ma l’impostazione generale venne cambiata a Los Angeles quando il bilancio della pellicola costrinse la produzione a farlo girare lì.

Il film venne girato in sole cinque settimane.

La voce del pappagallo di O’Malley, che dice per primo la parola “Blue Sunshine”  è stata quella di Lieberman.

Stefan Gierasch, che interpreta il tenente Jennings, è stato originariamente ipotizzato come l’interprete del detective che persegue Zipkin per tutto il film. Purtroppo dopo aver girato una delle prime scene Gierasch subì una grave ferita alla gamba durante un incidente e Charles Siebert dovette sostituirlo per interpretarne il ruolo. Questo è il motivo per cui Gierasch compare solo brevemente nel film.

Stephanie, una dei due bambini del film dovette essere impersonata dalla terza figlia di Lieberman di un anno. La ragione di questo fu che i genitori di entrambi gli attori bambini li ritirarono dalle riprese dopo aver visto una scena degli attacchi, potenzialmente troppo inquietante per non colpirli negativamente. Purtroppo i due bambini non furono già più disponibili prima che potessero essere in loop per l’audio.

La discoteca in cui è ambientato climax del film era in realtà un bar country-western a Los Angeles che venne convertita in una discoteca hi tech. Al momento di girare la mania della disco non aveva ancora raggiunto la West Coast.

Secondo Lieberman, il New York Post fece un articolo su “Blue Sunshine”, ma a quanto pare esso era pieno di imprecisioni. Il film si conclude sì con una dichiarazione che suggerisce esso come basato su eventi realmente accaduti, ma in realtà come per “Squirm” non era vero, e del tutto fittizio . Tuttavia nell’articolo venne fatta confusione, perché si affermava che Blue Sunshine fosse stata  una vera epidemia di LSD e il film si fosse basato su di essa. Questo è, ovviamente, falso.

Napoleone Wilson

Sindrome del terrore

Titolo originale: Blue Sunshine

Anno: 1978

Regia: Jeff Lieberman

Interpreti: Zalman King, Deborah Winters, Mark Goddard, Robert Walden, Charles Siebert, Ann Cooper, Ray Young, Alice Ghostley, Stefan Gierasch, Richard Crystal, Bill Adler, Barbara Quinn, Adriana Shaw, Bill Sorrells

Durata: 110 min.

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