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Quando si parla di eighties persiste, nella mente del nato nei primi anni di questa decade o in quella precedente, un’aura di miticità che spesso sfalsa il giudizio su quanto prodotto e creato in quel periodo. Abbiamo così ricordi incredibili di giochi, scoperte e avventure in un mondo dove per invitare qualcuno ad uscire toccava andare sotto casa sua ad urlare o a suonare un campanello, invece di usare sms, whatsapp o facebook. Abbiamo ricordi indelebili di film assurti ad un personale Pantheon, condiviso solo da quel gruppo di amici che, come noi, sapevano a memoria le battute di Ghostbusters, Grosso Guaio a Chinatown, La Storia Fantastica o Conan il Barbaro. Ma gli anni ottanta, lasciando per un attimo da parte l’immortale velo di grandezza che li ricopre, sono anche gli anni di innominabili brutture cinematografiche, conseguenza forse più di un’originale libertà creativa che di carenza d’idee. Probabilmente l’opposto di ciò che succede nel Cinema contemporaneo.

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Capitava quindi che anche piccoli lavori relegati al circuito indipendente avessero l’opportunità di balzare all’attenzione del pubblico, in maniera proporzionale alla loro qualità.

Nel 1986, l’anno della prima distribuzione nelle sale di Spookies, i film in cartellone non erano certo opere di secondo piano: Il Nome della Rosa, Stand By Me, Top Gun, Velluto Blu, Mission, La Mosca, Speriamo che sia Femmina, e il piccolo prodotto di Brendan Faulkner, Thomas Doran e Frank Farel aveva già dovuto attraversare problemi di produzione considerevoli. Nato nel 1984 con il nome di Twisted Souls, il film comprendeva i tre quarti del girato che si può vedere in Spookies, ma fu modificato e subì un nuovo editing quando il lavoro di post produzione venne interrotto, a causa di questioni legali e creative tra i produttori e l’allora finanziatore del progetto. Solo nell’86 la situazione si sbloccò e il nuovo editing di Eugenie Joseph aggiunse diverse scene e diversi elementi, contribuendo a modificare in parte tutta quanta la trama, in principio relativamente semplice, sommando le parti dirette da lui con quelle già girate di Faulkner e Doran. In questo modo, da una classica Monster House, si venne a creare un intreccio di magia, creature, persecuzione, sangue e morte che richiama, forse involontariamente, una seccante sensazione di “già visto”.

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Sette ragazzi vengono cacciati da un party e si ritrovano a guidare sperduti nel nulla fino a quando non incappano in una grande casa bianca, adiacente ad un cimitero. Assicuratisi che sia disabitata, entrano per concludere in bellezza la serata, ma dopo aver scoperto una tavola ouija, la situazione precipita: la casa appartiene ad un vecchio mago che, per risvegliare la sua amata morta molti anni prima, ha bisogno di anime. I ragazzi provano a sopravvivere, mentre lo stregone scatena su di loro i suoi mostri.

Se la trama non aggiunge niente di particolarmente nuovo, in un panorama ottantiano reduce di cult che hanno scosso il Genere dalla base, è altrettanto vero che cerca di fare il suo lavoro onestamente. Purtroppo il risultato finale manca di ritmo, spigliatezza e verve. Il girato originale, quello di Twisted Souls, comprendeva solo le scene con i protagonisti in auto e quelle all’interno della casa, con le relative creature. Ogni altra cosa, l’anziano mago e la sua sposa, il servitore con l’uncino, i due bambini, gli zombi e qualche altro particolare, venne aggiunto successivamente. E si nota in maniera quasi imbarazzante. Persiste per tutta la durata una visibile alternanza di alti e bassi nell’andamento della narrazione e nel ritmo, dando costantemente la sensazione che molto di ciò che si vede sia forzato. Più che probabile che sia effettivamente così, dato tutto il lavoro di aggiunte a cui Spookies è stato sottoposto, ma non sono stati capaci di fluidificare il film tanto da renderlo godibile e credibile, pur nei suoi evidenti difetti. Ci si trova così a guardare scene raffazzonate, in cui manca una logica di fondo, un senso comune, e il classico percorso lineare da haunted house movie che forse, per quanto banale, avrebbe potuto giovare ad una pellicola particolare come questa, è invece sostituito da un montaggio irregolare, un po’ caotico, capace di slegare una scena dall’altra pur se girate nella stessa location, un gap vistoso in situazioni consecutive.

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A tutto questo si aggiunge la regia piuttosto basilare di Faulkner e Doran, nel minutaggio del 1984 e Joseph nel successivo e definitivo montaggio. Non ci sono guizzi o inquadrature capaci di regalare qualcosa in più, quei movimenti di macchina o piccoli tocchi d’artista in grado di trasformare una scena piatta o senza particolari motivi d’emozione in una scena da ricordare. Certo, non stiamo parlando di Sam Raimi o di Clive Barker, eppure qui ci sono chiari elementi palesemente debitori di loro opere, come Evil Dead o Books of Blood. La giovane posseduta dopo l’utilizzo della tavoletta ouija sembra presa direttamente dal capolavoro di Raimi, sia visivamente che a livello comportamentale, mentre tutti i mostri, troppi e che paiono persino casuali, sembrano usciti dai racconti del genio di Barker.

Omaggio, citazionismo o vero e proprio furto, in ogni caso il risultato fa storcere il naso e fa perdere ulteriore considerazione ad una pellicola che è già un colabrodo.

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Inutile considerare la pessima recitazione, la caratterizzazione che più stereotipata non si può, persino per un horror anni ottanta, e la sceneggiatura tenuta insieme con nastro adesivo, Spookies è un’operazione malriuscita, non fosse per un unico singolo punto: le creature. Bisogna ammettere sinceramente, in nome di quell’aura mitica di cui scrivevo all’inizio, che gli effetti speciali artigianali hanno un fascino troppo forte per la generazione dei settanta e degli ottanta, un fascino nutrito da decine di cult inarrivabili di quegli anni, film che hanno alimentato, in molti di noi, l’amore per i sogni e gli incubi cinematografici. Le creature di Spookies, create da un’intera squadra di artigiani, sono grottesche e terrificanti, a volte comiche, chi lo sa se involontariamente, ma sempre divertenti e degne figlie di quell’epoca.

Ma non bastano a rialzare le sorti di un’opera senza capo ne coda, ricostruita su fondamenta già traballanti. E sappiamo bene che si può anche erigere il più bel palazzo che occhio abbia mai visto, ma se le fondamenta non sono stabili, crollerà ugualmente come un castello di carte.

Manuel Ash Leale

Spookies

Regia: Eugenie Joseph, Thomas Doran e Brendan Faulkner

Interpreti: Felix Ward, Dan Scott, Alec Nemser

Anno: 1985

VHS: DELTAVIDEO

 

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