Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Nei gloriosi anni Settanta – decennio di massimo splendore dell’horror nostrano – nacque un sottogenere particolare e affascinante, il cosiddetto “thriller gotico”, che affonda le sue radici in film degli anni Sessanta come La Vergine di Norimberga di Margheriti e Libido di Salerno/Gastaldi, ma si sviluppa pienamente solo nel decennio successivo, grazie alla contaminazione col nascente thriller argentiano. Si tratta di pellicole dalla classica ambientazione gotica, collocate però in epoca moderna, in cui l’elemento soprannaturale si fonde con quello giallo, lasciando spesso il posto a una spiegazione degli eventi quasi interamente razionale.

lacasa24qn4

Gli esempi più illustri sono i due di Miraglia, La notte che Evelyn uscì dalla tomba (eccezionale, e direi fondatore dell’estetica gotico-decadente tipica dei seventies) e La dama rossa uccide sette volte, ma anche La morte negli occhi del gatto (ancora di Margheriti), Un bianco vestito per Marialé di Scavolini, e pellicole “minori” come La casa della paura, La sanguisuga conduce la danza, I vizi morbosi di una governante, e altri ancora. Curiosi, in proposito, sono anche due film frutto di coproduzioni fra Italia e Spagna, un altro Paese dove il gotico andava per la maggiore: Una tomba aperta…una bara vuota (1971) di Alfonso Balcazar Granada e Quando Marta urlò dalla tomba (1972) di Francisco Lara Polop, non all’altezza del dittico di Miraglia ma comunque affascinanti e meritevoli di visione e riscoperta.

lacasa10sg7

Una tomba aperta…una bara vuota, il cui titolo spagnolo è La casa de las muertas vivientes, è conosciuto anche come Il cadavere di Helen non mi dava pace (a dire il vero più calzante, vedremo poi il perché). Helen è la defunta moglie del protagonista Oliver (José Antonio Amor), un nobile inglese col vizio dell’alcool convinto di aver ucciso la consorte. Per dimenticare il passato e liberarsi dal giogo della matrigna Sarah innamorata di lui, si prende una vacanza in Italia dove conosce e sposa Ruth (la nostra Daniela Giordano). Insieme vanno a vivere nel castello, teatro della vecchia tragedia, insieme alla matrigna e alla sorella dell’uomo, la perversa Jenny (Teresa Gimpera, nota bellezza spagnola). La tetra magione non favorisce di certo la serenità, e Oliver continua ad essere tormentato dal passato, mentre qualcuno mette in pericolo la vita di Ruth e la fa passare per pazza. Quando i presenti al castello iniziano ad essere uccisi, Oliver capisce però che i sospetti della moglie sono veri, e dovrà scoprire un’oscura verità.

lacasa21gb7

Il modello è, probabilmente, proprio La notte che Evelyn uscì dalla tomba, col tormento della moglie defunta e il nuovo matrimonio, anche se poi la trama prende uno sviluppo diverso. Balcazar, che si firma come Al Bagram, non è però Miraglia (un signor regista, autore anche dei due ottimi noir Assassination e Quella carogna dell’ispettore Sterling), il budget è più ristretto, il cast decisamente minore e anche il soggetto non è così perfetto e coinvolgente. Comunque, siamo da quelle parti, l’atmosfera è quella, anche se non si vedono né tombe aperte né bare vuote: il titolo, molto suggestivo, è costruito più ad effetto che altro, e Il cadavere di Helen non mi dava pace risulta decisamente più azzeccato. Pur non essendo un film eccezionale, Una tomba aperta…una bara vuota funziona bene, a livello sia di narrazione sia – soprattutto – di estetica e atmosfera. Balcazar passa in rassegna i luoghi del gotico classico, dal cimitero al castello fino ai sotterranei, valorizzati dalle buone scenografie e da una fotografia cupa; e al contempo crea un clima morboso e ostile, fra una matrigna pseudo-incestuosa che spia il figliastro da un pertugio e una sorella perversa legata sessualmente ad Helen (vari flashback sono dedicati a questo rapporto), anche se le scene erotiche sono abbastanza soft.

lacasa4eo5

La struttura procede per accumulo: la prima parte, forse un po’ troppo lenta, è costituita per lo più da una serie di suggestioni, incubi e sospetti che creano una discreta suspense e curiosità nello spettatore, sostenuta sia dai rapporti ambigui fra i protagonisti che dai caratteri a latere come il giardiniere, la domestica e il detective in incognito; seguono poi il tentato omicidio di Ruth e le trappole per farla credere pazza (un altro topos del giallo gotico), fino al compimento dei delitti (concentrati soprattutto nell’ultima parte, con una certa messa in mostra del sangue e uno schema tipo Dieci piccoli indiani) e alla soluzione del mistero, con una spiegazione del tutto razionale, senza fantasmi o maledizioni.

Essendo una coproduzione con la Spagna, troviamo maestranze sia italiane (come Alberto Boccianti alle scenografie e Piero Piccioni autore delle buone musiche) che ispaniche, come anche nel cast: la maggior parte degli attori è semi-sconosciuta da noi (a cominciare dal protagonista), fatta eccezione per Daniela Giordano e Teresa Gimpera, ma tutti ugualmente efficaci e con belle donne a volontà, che in un thriller gotico-decadente fanno sempre il loro effetto.

Davide Comotti

Una tomba aperta…una bara vuota (Il cadavere di Helen non mi dava pace)

Titolo originale: La casa de las muertas vivientes (AKA La noche de una muerta que vivió, Las Noches del escorpión)

Anno: 1972

Regia: Alfonso Balcázar

Interpreti: José Antonio Amor, Gioia Desideri, Osvaldo Genazzani, Carlo Gentili, Teresa Gimpera, Daniela Giordano, Alicia Tomás, Nuria Torray

Durata: 90 min.

1tombaapertabaravuota 01070301 folder 600full-an-open-tomb...-an-empty-coffin-(una-tomba-aperta...-una-bara-vuota)-poster 600full-an-open-tomb...-an-empty-coffin-(una-tomba-aperta...-una-bara-vuota)-artwork 600full-an-open-tomb...-an-empty-coffin-(una-tomba-aperta...-una-bara-vuota)-poster2 600full-an-open-tomb...-an-empty-coffin-(una-tomba-aperta...-una-bara-vuota)-artwork4