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Forse lo sa solo il Diavolo del perchè di questo titolo, assolutamente scollegato alla vicenda. Nessuna bomba ad orologeria pronta a scattare nell’ora delle streghe, nessun John Voight sul tetto di un aereo a urlare contro la neve, solo (solo?) un serial killer con il vizietto di andare in giro, nudo come mamma l’ha fatto, a scannare belle donne. 10 minuti a mezzanotte era un film Cannon di ripiego, messo in cantiere intanto che le trattative per trasporre in pelicola il libro The Evil That Men Do di  R. Lance Hill andavano avanti, e girato con l’idea di unire due generi all’apparenza inconciliabili, lo slasher e il  film giustizialista, in un solo ibrido.

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Alla fine The Evil That Men Do fu girato, sempre da J. Lee Thompson e interpretato ancora dal nostro Charles Bronson (in Italia uscì come Professione giustiziere), ma era poca cosa, molto ambizioso e noiosetto. Diciamo subito che, dei polizieschi/action Cannon con Bronson d’inizio anni 80, si salvano soltanto questo film e il sottovalutato Il Giustiziere della notte 2 di Michael Winner, il resto, chi più chi meno, rientrava nella fase più triste e dolorosa della carriera dell’attore e, quasi per osmosi, dei suoi storici collaboratori. Bronson all’epoca aveva sessanta e passa anni, la sua bravura passata aveva ceduto il posto ad una rigida maschera di caratterista, le pellicole che precedono la sua morte sono tristi riproposte dei suoi successi più famosi, soprattutto quel Death wish croce e delizia della sua carriera. I vari Winner o Thompson, registi di fiducia dell’attore, si adeguano a questo basso profilo, girando opere sottovoce e sotto il loro stesso standard, nella speranza di portarsi a casa il pubblico più eterogeneo, dai fan dello Stallone di Rambo 2 (ora il Paul Kersey giustiziere ha come arma un bazooka) a quelli dei buddy movie alla 48 ore (l’insopportabile La legge di Murphy), fallendo però su tutti i fronti, perchè troppo stanchi, perchè non credendoci veramente, perchè vecchi dinosauri di un cinema estinto.

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10 minuti a mezzanotte è la ventata di aria di fresca che precede l’inferno della fine, forse non un grande film, ma sicuramente uno spettacolo divertente ed emozionante, la summa di tutto quello che dovrebbe essere un B movie coi controcazzi. Bronson è in parte, interpreta l’attempato poliziotto di nome Leo Kessler senza strafare in gigionismi ma neppure sembrare troppo annoiato. J. Lee Thompson regala forse il suo ultimo lavoro degno di nota, forte anche del fatto che, neanche due anni prima, si era cimentato con ottimi risultati nello slasher alla Venerdì 13 con Compleanno di sangue. Come detto all’inizio, siamo in un ibrido che cerca di raggranellare da una parte il pubblico teen affamato di sangue, nudità e giovani in fregola, dall’altra tutti i fan de Il giustiziere della notte e della sana legge sopra la legge. Il risultato è molto interessante perchè si mantiene un certo rigore nel commistionare i generi, cosa non facile in un prodotto dichiaratamente di serie B. Anche le giovani leve che si approcciano al titanico Bronson non sono male, sia che si parli del coprotagonista Andrew Stevens che del cattivissimo Gene Davis (già visto nel Cruising di Friedkin e in Night Games di Vadim). Il killer Warren Stacy anticipa per certi versi il serial killer letterario Patrick Bateman dello scrittore Brett Easton Ellis (American psycho) e si rifà come aspetto fisico a Ted Bundy, assassino tristemente noto per i suoi i suoi femminicidi.

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La sceneggiatura di William Roberts  (già al lavoro per Bronson in I magnifici sette di Sturges) si ispira però soprattutto alle gesta dell’omicida Richard Speck che torturò, violentò e uccise otto allieve infermiere il 14 luglio 1966. Sembra che lo script originale fosse molto più spinto verso il lato thriller e si chiamasse Bloody Sunday, ma l’esigenza di farne un prodotto costruito a misura per Bronson lo trasfigurò in questo 10 minuti a mezzanotte. La pellicola è feroce e sanguinosa, mette in scena omicidi, magistralmente fotografati da Thompson, tra i più crudi del cinema popolare anni 80, senza perdersi in derive eccessivamente splatter come il Maniac di Lusting. Quello che sorprende è l’assoluta assenza di emozioni di questo serial killer che va a caccia di donne denudandosi completamente, come dovessere compiere uno stupro, in un simbologismo, neanche tanto velato, tra il coltello e il suo pene. Non ci sono background sul suo passato, come molti thriller usano e usavano, di lui si capisce che è un maniaco dell’ordine, svolge un mestiere indefinito (magazziniere? Tuttofare?) e ha problemi sessuali, malgrado il suo fisico piacente e palestrato. D’altronde è Bronson, nel primo interrogatorio, a sventolargli una pompetta per la masturbarzione e urlargli, prima di picchiarlo, “Ti serve per il su e giù, porco?”. Perchè basta uno sguardo al vecchio poliziotto per capire che ha davanti l’omicida che cercava, a scapito pure di scontrarsi con il collega che corteggia la figlia e che ha preso sotto la sua ala, soprattutto quando il caso diventa troppo personale e si tocca la famiglia. Non siamo davanti ad un rozzo thriller exploitation, c’è una cura, inusuale, nel dettagliare psicologicamente i personaggi, a cominciare da quello di Bronson che appare, fin dalle prime battute, come un disilluso e cinico antieroe. L’empatia col pubblico è assicurata quando lo vediamo, umano e fragile, gestire un rapporto non facile con la figlia e andare a portare notizie luttuose ad una famiglia di amici. Ecco che, quando si pone al di sopra della legge, servita da sempre, e fabbrica prove contro un assassino che se libero ucciderebbe ancora, non ci sentiamo di condannarlo. Fascismo o meno.

Cinemax-10-To-Midnight1 L’ultima mezz’ora è la più  coinvolgente, con il massacro delle infermiere e la giovane Kessler (la bellissima Lisa Eilbacher) che corre per strada inseguita dal suo aguzzino. Certo i più rompicoglioni potrebbero ribattere che le inquadrature, a volte, palesano le mutande nere indossate da Gene Davis quando dovrebbe essere nudo, ma sono gli stessi snob cinefili che godono a trovare microfoni in un blockbuster come Jurassic Park affermando serissimi  “Però che schifo, meglio Kubrick“. Noi rispondiamo con un “Ci fotte una sega” perchè quando la macchina da presa ci regala il pathos di un grande inseguimento, quando il killer urla a Bronson “Sono pazzo e tu non mi puoi arrestare” e lui, con la stessa aridezza di emozioni del suo antagonista, sussurra “Non questa volta” seccandolo con un colpo in testa, beh noi, emozionati, ci sentiamo parte di un grande spettacolo. Felici di essere serie B, almeno una volta nella vita. E, come dice Adriano, “ci dispiace per gli altri”.

Andrea Lanza

Dieci minuti a mezzanotte

Titolo originale: Ten To Midnight

Anno: 1983

Regia: J. Lee Thompson

Interpreti: Charles Bronson, Lisa Eilbacher, Andrew Stevens, Gene Davis, Geoffrey Lewis, Wilford Brimley, Robert F. Lyons

Durata: 90 min.

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