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Questo film, ricco d’azione e di suspense, racconta la storia di un gruppo di studenti che si fanno chiamare “The Sentinels”. Inizialmente, il corpo di vigilanza viene formato per “proteggere” la scuola da studenti non “desiderati”,  ma poi il clima di violenza è tale che gli eventi prendono il sopravvento e sarà il gruppo a dimostrarsi pericoloso. Infatti sempre più studenti scompaiono e vengono trovati morti…

(Trama sul retro della vhs)

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Fin dalla biografia riportata su imdb, salta all’occhio il paragone tra il regista hawaiano Albert Pyun e il re del brutto film Ed Wood. Paragone che, tra l’altro, ci sembra gratuito anche perchè, senza nulla togliere al genio, a volte neppure tanto involontario, del papà di Plan 9, Albert Pyun, pur con i suoi pesanti scivoloni artistici, è un regista interessante. Interessante però non significa bravo, anche se, ad essere sinceri, almeno un pugno di pellicole sono davvero molto buone, soprattutto l’impensabile Kickboxer 4, una serie che, per legge divina, arrivata al quarto capitolo doveva per forza generare letame e che invece ha seguito, si vede, un’altra legge, quella del Diavolo. Anche il vituperato, un po’ da tutti, Cyborg con Van Damme tanto male non è, soprattutto per come scippa con un certo estro il mito di ogni ragazzetto anni 80, Kenshiro, per riproporlo in salsa Sergio Martino/Martin Dollman. Non dimentichiamo, poi, la sua versione scollacciata del fantasy, La spada a tre lame, uno dei must della mia infanzia, o lo splendido Pistole sporche, il suo capolavoro assoluto (se non l’avete visto, recuperatelo!). Certo in mezzo a questi titoli ce ne sono molti (troppi) altri di rara bruttezza e sciattezza, basti pensare al terribile Capitan America con l’ancora più terribile Matt Salinger, o ad un qualsiasi Nemesis che non sia il primo, con quell’aria da porno scadente camuffato da fantascienza post apocalittica.

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Questo Pericolosamente vicini, in originale Dangerously close, è il terzo film del regista, e si colloca nella linea dei suoi prodotti medi, senza infamia e senza lode. Pyun aveva appena piazzato due tra i suoi lavori più interessanti, il già citato La spada a tre lame e Sogni radioattivi, una folle versione del noir/poliziesco chandleriano in salsa Mad Max, quindi questo lavoro lo si può considerare routine, pur con quelle due cose di un certo pregio che gli hanno fatto meritare voti stranamenti positivi sul web (compreso il 6 su imdb). Pericolosamente vicini è circolato abbastanza male in Italia, uscendo direttamente in vhs, ma potendo vantare, un po’ come (quasi) tutte le produzioni Cannon, una distribuzione Warner. Non proprio la prima etichetta quindi, ma il film si è fermato probabilmente solo al noleggio, non uscendo, ma qualcuno può smentirmi, nell’edizione per la vendita. Pericolosamente vicini è, come già Sogni radiottivi, un prodotto ibrido, ma in maniera meno evidente del suo predecessore. Il personaggio del punk Krueger (in originale Ripper), interpretato dal futuro regista di action Don Michael Paul, fin dalle prime scene, d’altronde, sfoggia un’auto (con la targa California Beast) che sembra uscita da un qualsiasi Mad Max. Non per nulla il suo primo approccio con lo spettatore è un monologo ironico dalla chiara matrice fantascientifica:

E fu così che si presentò, in quei tempi disperati che videro le rovine dell’umanità dopo le guerre ecologiche, un eroe, un duro senza ammorbidenti o conservanti, lottò per salvare il mondo dagli squallidi riccastri di Lista verde. Era Krug il guerriero!

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Pyun non si ferma solo a questo e costruisce il suo teen movie con lo stesso gusto del suo Cyborg, prediligendo, al di fuori dello sfondo liceale, paesaggi desertici o location diroccate, e spostando l’asse dell’azione, nel finale, in una fabbrica dimessa, un po’ come farà un altro action di fantascienza/non fantascienza, il Cobra di Cosmatos.

La regia di Albert Pyun, alla faccia di chi lo considera un regista approssimativo, è piena di preziosismi stilistici, dalla fotografia curatissima all’uso della musica non pedestre fino ad un attenzione particolarissima al montaggio, che conferisce all’opera un ritmo davvero notevole.

Pericolosamente vicini è molto simile, soprattutto nelle scene dove agiscono i ragazzi vigilates, ad un altro Cannon, contemporaneo a questo, I Cacciatori della notte di Sam Fisterberg. Qui come lì c’è una caccia all’uomo, condotta da alcuni membri della società bene, atta alla salvaguardia della purezza dell’America, quindi puttane, spacciatori, negri e meno abbienti da sterminare. Nel film di Pyun a compiere questa campagna punitiva sono i figli adolescenti di quell’aristocrazia moderna, i fiori del male dei romanzi di Brett Easton Ellis, viziati figli di papà con il futuro di raggiante carriera come diritto di nascita. Il problema è che questa caccia all’uomo, in teoria, dovrebbe essere solo un gioco, un modo per spaventare la feccia ed allontarla dalla ridente cittadina american beauty di Lista Verde. I figli del fascismo USA indossano maschere da (ancora) film postatomico, e, dopo aver pestato la vittima, simulano una sua impiccaggione con il consiglio di “cambiare aria”. Solo che qualcuno ci prende la mano e cominciano ad arrivare i primi omicidi con conseguente ingarbuglio della sceneggiatura che vorrebbe confondere lo spettatore su chi sono effettivamente i buoni o i cattivi del film. Non riuscendoci ovviamente.

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La colpa è soprattutto dei vari personaggi: troppo abbozzati per far breccia nel cuore dello spettatore, con neanche quelle micidiali tecniche marziali, che contraddistinguevano i Chuck Norris o i Michael Dudikoff, pronte a far scattare l’applauso coatto in sala. A fare la parte da leone nel film è soprattutto John Stockwell, già visto soprattutto in Christine di Carpenter, e presto, dopo un’apparizione in Top Gun, avviato verso una carriera registica a base di belle donne e surf (suoi i vari Trappola in fondo al mare, Blue crush o Turistas). Tra l’altro Stockwell, autore anche della sceneggiatura, apparve pure, con il collega Billy Zane, inaspettatamente, nel vanziano Miliardi. Qui interpreta il ruolo di Randy McDevitt, il leader delle “Sentinelle”, fissato con le armi da fuoco e fidanzato della bella Julie, la ragazza che farà breccia nel cuore del protagonista, Danny Lennox.

Il divario sociale tra i membri del gruppo di vigilantes e, appunto, Danny, di famiglia povera, è abbastanza superficiale e non dissimile da quello presentato in tante commedie teen dell’epoca come La bella in rosa o Un maledetto batticuore. Alla fine tutto viene risolto in un dialogo grottesco recitato dal padre di Randy (“Hai bisogno di una borsa di studio? Chiedila a mio figlio: ne avrà un doppione“), dal solito sfoggio di villone, piscine e belle ragazze in costumi, e dalle facce feroci di qualche caratterista travestito da figlio di papà, ma della tensione classista c’è solo la patina superficiale. Oltretutto Pericolosamente vicini non riesce mai ad essere un film sulla fascinazione del male, come lo sarà per esempio il Cattive compagnie di Curtis Hanson, anche se le intenzioni e ambizioni sono intuibilmente quelle.

Gi attori comunque, in questa sorta di proto The Skull, sono in forma e si segnala, oltre alle bellissime Carey Lowell e Dedee Pfeiffer, il cammeo di Robert Rusler, attore per cultoni e cultini come Vamp, Nightmare 2, A volte ritornano e La donna esplosiva.

Peccato che Pericolosamente vicini sia troppo insapore, restando nell’ambito dei prodotti da pomeriggio di Italia uno, magari entrando nel culto di chi da ragazzino l’aveva visto, e non vorrebbe più vederlo, per non riconoscerne ora i, risibili, limiti. Sia dato atto comunque che in ambito Cannon si era e si sarebbe visto ben di peggio, anche girato da Albert Pyun.

Andrea Lanza

NB Il film, anche in USA, non è mai uscito in dvd e gode tutt’ora della fama di culto per via della bella colonna sonora.

Pericolosamente vicini

Regia: Albert Pyun

Interpreti: Carey Lowell, John Stockwell

Titolo originale: Dangerously Close

Durata 95 min. – USA 1986

VHS: Warner – FILM PER TUTTI – OPERA NON DESTINATA ALLA SALA CINEMATOGRAFICA

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