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Se nel 1984 Joe Dante aveva creato i Gremlins con l’omonimo film diventato un cult mondiale, l’anno successivo Luca Bercovici porta sullo schermo i loro “cugini” (più) cattivi con Ghoulies (1985). Prodotto con meno mezzi ma altrettanta fantasia, si inserisce nel filone tipicamente anni Ottanta della contaminazione fra horror e commedia fantasy, e ha dato origine anch’esso a una saga di culto: ci saranno infatti ben 4 sequel, diretti da registi diversi.

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Il produttore esecutivo di Ghoulies è Charles Band (alias Carlo Antonini), un nome una garanzia: nato a Los Angeles, è il figlio di Albert Band (Alfredo Antonini), regista e produttore abbastanza famoso negli anni d’oro del cinema italiano. Charles si dedica alla produzione di film destinati a un intrattenimento orgogliosamente “di serie B” (passi, per una volta, questo brutto termine) e a basso costo, in cui l’horror si mescola di volta in volta con la fantascienza o con la commedia. Il bello di produzioni come questa è la loro artigianalità e il loro carattere quasi “familiare”, con una factory affiatata che si trova spesso a lavorare insieme: un cinema fatto con poco budget ma molta creatività, facendo di necessità virtù. Non a caso, le vivaci musiche sono composte da Richard Band (fratello di Charles) insieme a Shirley Walker, mentre il montaggio è affidato a quel Ted Nicolaou che inizia come montatore proprio nelle produzioni di Band per poi dedicarsi alla regia (ricordiamo La maschera etrusca, 2007). Un modo di fare cinema che oggi purtroppo sta scomparendo.

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Bando però alla nostalgia e godiamoci film come Ghoulies: Luca Bercovici (italo-rumeno naturalizzato statunitense) cerca di rifare probabilmente un’operazione sulla scia dell’ottimo Phantasm (1979) di Don Coscarelli, un altro grande artigiano del genere, che sapeva unire atmosfere da incubo con situazioni fantastiche più leggere. Bercovici prende quindi elementi tipici dell’horror puro (le messe nere, gli zombi) e li mescola con il fantasy (le mitiche creature del titolo) e con scene umoristiche. Il regista non possiede la stessa mano di Coscarelli, e il risultato è inferiore a Phantasm (forse perché soffre, in certi momenti, di un’eccessiva lentezza): ma è comunque un buon prodotto di puro intrattenimento, divertente e con ottimi effetti speciali (ce ne fossero oggi, di film così!).

Il prologo (prima ancora dei titoli di testa), serissimo e inquietante, racconta il raduno di una setta satanica un po’ in stile Rosemary’s Baby. Fra candele, simboli maligni e incappucciati bianchi, Malcolm – il capo della congrega (con occhi verdi e copricapo di corna) – sta per compiere il sacrificio di un bambino, figlio suo e di un’adepta. Uno dei seguaci, Wolfgang, riesce però a portare in salvo il piccolo, e così è la donna ad essere uccisa per mezzo di orribili e micidiali creature, i Ghoulies. Anni dopo, diventato ragazzo, Jonathan Graves (Petere Liapis) è ignaro dell’accaduto e trascorre una vita normale insieme alla fidanzata. Alla morte del padre, ne eredita la villa, sede dei riti malefici. Dopo aver scoperto alcuni oggetti rituali, decide di compiere per gioco una seduta spiritica insieme ad alcuni amici, riportando in vita i Ghoulies: quello che era iniziato come uno scherzo, diventa pian piano una vera possessione diabolica. Jonathan, non più padrone della sua mente, utilizza i poteri occulti e i mostri per riportare in vita il padre stregone. Solo l’intervento di Wolfgang, diventato il custode della villa, porrà fine al maleficio.

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Bercovici, autore anche della sceneggiatura insieme al produttore Jefery Levy, realizza con Ghoulies un bel mischione dell’inventario horror – fantasy, valorizzato da luci e scenografie fantasiose: vedremo quindi non solo le creature del titolo (una sorta di gnomi malefici di vario aspetto), ma anche riti satanici, una casa in stile gotico, nani che sembrano usciti dal Medioevo, pupazzi clown che si muovono, finestre che si spalancano come nelle case possedute, uno zombi che esce dalla tomba, il protagonista dai poteri occulti, fino alla conclusione squisitamente fantasy con la lotta fra Malcolm e Wolfang (una sfida tra maghi con tanto di raggi colorati che escono dagli occhi). Di sangue, a dire il vero, ne vediamo poco, ma in compenso abbonda la creatività nella realizzazione dei Ghoulies: effetti speciali e make-up artigianali a base di gomma, squisitamente anni Ottanta e decisamente migliori della brutta e fredda computer grafica che vediamo spesso oggi. Realizzati da John Carl Buechler (che dirigerà film comeTroll e Ghoulies 3), sono dei pupazzetti animati (i cosiddetti “animatroni”) dall’aspetto mostruoso, coperti di peluria oppure dalla pelle verde lucida, ma sempre con dentini belli aguzzi. Memorabile, a proposito degli FX, anche la scena della lingua che si allunga e strangola il ragazzo e la trasformazione del pupazzo clown in Ghoulies. Loro sono i veri protagonisti del film, cattivi ma anche divertenti – per esempio nella scena a tavola o quando il mostriciattolo verde esce dal water: una serie di situazioni umoristiche e grottesche che sono un po’ il simbolo dell’horror anni Ottanta e primi Novanta, o almeno di una certa parte di esso (vedasi, per esempio, La casa 2 e il sequel di culto L’armata delle tenebre). Strepitose le evocazioni dei mostriciattoli, con il protagonista vestito da stregone e armato di tridente tipo Nettuno che li fa sorgere dal pavimento o dalla piscina.

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Come anticipato, Ghoulies soffre di qualche momento troppo lento e gli interpreti non sono particolarmente carismatici, ma in fondo poco importa per un prodotto di questo tipo. Il film deve pagare anche lo scotto degli anni in cui nasce, per cui c’è l’immancabile festa nella villa in cui troviamo ragazze svampite e ragazzi arrapati, uno che fa il verso della rana, uno che balla per terra (ma in fondo anche questo fa parte del gioco). Nota di merito, però, alla regia e alla sceneggiatura per non essere caduti nello stereotipo dell’horror slasher che andava per la maggiore in quegli anni: una volta evocati i Ghoulies, la storia non prende la consueta piega del massacro dei presenti, ma si concentra sul progressivo sviluppo della vicenda – con il protagonista che viene pian piano assorbito dalle forze demoniache (assume anche lui gli occhi verdi come il padre) e guida l’esercito dei Ghoulies, per poi diventare più cruento nella seconda parte.

Davide Comotti

Ghoulies

Anno: 1985

Regia: Luca Bercovici

Interpreti: Peter Liapis, Lisa Pelikan, Jack Nance, Michael Des Barres, Peter Risch, Tamara De Creaux, Scott Thomas

Durata: 90 min.

VHS: Domovideo

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