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Se oggi, nel 2014, mi trovassi immerso in una discussione di carattere cinematografico e facessi ingenuamente il nome di Craig R. Baxley, molto probabilmente mi ritroverei circondato da dubbiosi occhi spalancati in cerca di una risposta. La domanda, ovviamente, solo una: chi diavolo è Baxley?

Bisogna ammettere che chiederselo è legittimo, sebbene disturbi non poco pensare che il regista di una delle trilogie action più cazzute della storia del Cinema, sia meno conosciuto di tanti piccoli mestieranti moderni. Sebbene ciò non sia comunque tanto sorprendente, visto che i risultati ottenuti proprio con Stone Cold, in Italia Forza d’urto, l’hanno relegato a produzioni televisive, seppure di una certa fama. Baxley, classe 1949, è il classico esempio di uomo condannato ingiustamente, in quanto la colpa del fallimento di Forza d’urto è principalmente imputabile all’antipatia che Brian Bosworth ha sempre suscitato negli States e non certo al suo stile di regia. Dopotutto dove pensate di trovare, anche nel cinema contemporaneo, un uomo che con un budget di circa 20 milioni di dollari realizza un film che oggi nessuno sarebbe in grado di fare con meno di 200?

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Stone Cold viaggia tra esplosioni, e non solo di machismo, violenza ed efferatezza, seguendo quel classico stile action che tanto amano in America e che ha fatto la fortuna di personaggi entrati nel mito, come Sly Stallone, Arnold Schwarzenegger e Bruce Willis, solo per citarne alcuni. Questa volta però, a Baxley tocca un uomo che ha fatto dell’eccesso e dell’arroganza il suo stile di vita: Brian “The Boz” Bosworth.

Ex linebaker dei Seattle Seahawks, famoso per il suo carattere provocatorio forse più che per i suoi meriti sul campo da gioco, Bosworth è un personaggio che, come altri prima e dopo di lui, deve la sua fama e il suo ingresso nel cinema allo sport. La sua carriera da giocatore di football si chiude ad appena 24 anni, a causa di un infortunio alla spalla e la sua fama di bad guy, unita al fisico massiccio e alla mascella d’acciaio, gli apre le porte degli studios, che non perdono occasione di fare quanto in passato era già stato fatto, per esempio, con Schwarzy: trasformarlo in un action hero. E quale miglior modo che non infilandolo in una trama come quella di Stone Cold?

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Momentaneamente sospeso per l’eccessivo uso della forza, il poliziotto Joe Huff viene convocato dall’FBI, dopo aver sventato una rapina in un supermercato con esiti distruttivi. Dietro la minaccia di aumentare il suo periodo di sospensione senza paga, accetta di infiltrarsi nella banda di motociclisti nota come “la Fratellanza”, legata a diversi omicidi governativi e al traffico di droga con la mafia. Huff, con il nome di John Stone, si infiltra nella setta e viene a contatto con la mente criminale che comanda la Fratellanza, Chains Cooper, capo violento, esaltato e calcolatore, scoprendo il piano per assaltare la Corte Suprema ed assassinare il procuratore distrettuale, reo di voler combattere a muso duro la criminalità.

Una trama al testosterone degna del miglior Mark L. Lester, in cui il Boz può fare sfoggio del fisico atletico e della proverbiale unica espressione, in un film costruito su misura per la sua massa muscolare, il suo piglio ironico e strafottente e la sua capigliatura mullet che nemmeno il Richard Dean Anderson dei tempi migliori. Basta guardarlo una sola volta per capire che alla fine sarà lui a restare in piedi e a percorrere solitario la via della vittoria lasciando dietro di sé la distruzione. Ma in quelle decadi gli eroi erano principalmente questi, spavaldi, robusti, ironici e invincibili, dai caricatori infiniti e dal pugno facile, spazzavano via orde di nemici il cui solo scopo era quello di morire nel modo più divertente o plateale possibile, ma soprattutto di essere davvero così cattivi da rasentare l’irrealtà. Non esistevano sfumature di grigio, come le si possono trovare in diversi antagonisti odierni, tutto era bianco o nero. L’unica concessione, divenuta poi regola, era di sporcare il bianco quel tanto che bastava a renderlo accattivante, divertente e mai noioso. In questo senso, Stone Cold rispetta le regole: Joe Huff è un buono, ma dai modi rudi, sbrigativi, spavaldi, non incline alle regole e viene contrapposto a dei cattivi che più cattivi non si può, senza scrupoli o ripensamenti. E che riescono ad essere dannatamente più carismatici del biondo protagonista, anche se la cosa non è troppo difficile, visto che si tratta di uno strepitoso Lance Henriksen e di un William Forsythe che ricorda per follia il Richie Madano di Out for Justice. D’altronde c’è poco da fare, quando un Henriksen travestito da prete e pronto al massacro se ne esce con: In momenti come questo penso sempre a mio padre e alle sue ultime parole: non farlo figliolo, quel fucile è carico!, capisci che a trasudare carisma non è il protagonista.

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L’eterna gara a “chi ce l’ha più lungo”, però, verrà inevitabilmente vinta da Bosworth, in un esplosivo finale d’assedio, tra sparatorie, sangue, distruzione e machismi vari, in cui effettivamente i cattivi riescono nel loro scopo, sebbene questo passi in sordina, sovrastato dall’enormità dell’azione frenetica e continua, dove Baxley dimostra quello che sa fare in fatto di regia.

Stone Cold non sarà paragonabile ai due precedenti film del regista di Los Angeles, due perle come Action Jackson e Arma non convenzionale, e paragonabile non è nemmeno Brian Bosworth rispetto a Carl Weathers e Dolph Lundgren, tuttavia Forza d’urto è un action solido, robusto, divertente, una pellicola affossata soltanto, come già scritto, dall’antipatia suscitata dal Boz e dalla sua nulla fama al di fuori dei confini statunitensi.

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Craig R. Baxley sarà relegato quasi esclusivamente a prodotti TV, ma il suo trittico è ancora oggi oggetto di culto e non potrebbe essere altrimenti: quando la qualità incontra la professionalità, la formula è quasi perfetta. Se poi si aggiunge un po’ di sana cafonaggine, il divertimento è assicurato.

Manuel Ash Leale

Forza d’urto

Titolo originale: Stone Cold

Anno: 1991

Regia: Craig R. Baxley

Interpreti: Brian Bosworth, Lance Henriksen, Illana Diamant, William Forsythe, Arabella Holzbog, Sam McMurray, Richard Gant, Paulo Tocha, David Tress, Evan James, Tony Pierce, Billy Million, Robert Winley, Gregory Scott Cummins, Demetre Phillips

Durata: 90 min.

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