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Universal soldier, da noi I nuovi eroi, sembrava all’epoca uno dei tanti film costruiti su misura per una delle tante star del cinema d’arti marziali, quel Jean Claude Van Damme, maestro della spaccata e alternativa low budget ai più costosi Stallone e Schwarzenegger. Ad aggravare il tutto la presenza come comprimario, nel ruolo del cattivo di turno, di un altro attore, non propriamente famoso per le sue perfomance shakespeariane, il Dolph Lundgren, ex Ivan Drago del cultone fascio reazionario Rocky IV. Eppure da Universal soldier del 1992 vennero partoriti ben 6 seguiti, 3 per il cinema e 2 per la tv, tutti, negli alti e bassi, assolutamente autoriali e diversissimi tra loro fino al miracolo targato John Hyams dell’anno scorso, il Day of reckoning che ridiscute ogni capitolo portandoci nel cuore di tenebra di una vicenda dalle inaspettate connotazioni filosofiche.

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 I nuovi eroi

L’incontro tra il tedesco Roland Emmerich, futuro regista di Godzilla ed Indipendence day, e la star belga Van Damme è uno dei più felici nella carriera di entrambi. Il primo aveva alle spalle tanti interessanti film scifi (Joey, Moon 44) e il desiderio di sfondare ad Hollywood, il secondo era una stella della serie B ancora in attesa di essere sdoganata nella A. Universal soldier diventa quindi per regista e attore il lasciapassare per film più ricchi e importanti, quei proverbiali “occhi della tigre” che Mickey urlava a Rocky, la fame e la povertà per arrivare al successo. La sfida è quella di girare un grande film con il budget non altissimo (25 milioni di dollari si legge su imdb): la regia, quasi da western fordiano, e l’interpretazione, forse mai come qui convincente, di Van Damme, centrano il bersaglio. Il miracolo riesce anche grazie all’altra incognita, Dolph Lundgren, incredibilmente a suo agio nei panni del sadico e psicotico antagonista, il sergente Andrew Scott.

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Il film racconta della resurrezione, come cyborg, di un plotone di soldati uccisi, vent’anni prima, in Vietnam, armi spietate e senza possibilità di essere uccise, una sorta zombi senza nessun altro stimolo che ammazzare per il proprio Paese. Il problema nasce quando uno di questi (Van Damme) prende coscienza di sè e cerca di disertare, aiutato da una giornalista in brama di Pulitzer. La formula della pellicola è semplice: Robocop più Terminator più mazzate da orbi, vera serie B che non ha nulla però da invidiare per messa in scena e spettacolarità alle produzioni più ricche. La scena iniziale in Vietnam è da antologia con vette di cattiveria abbastanza inusuali (la morte improvvisa di due innocenti), ma non è che dopo il film ci vada meno leggero con omicidi gratuiti e carne dilaniata da coltelli in cerca di microchip.

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Il film, come già detto, è molto ricco a livello visivo con sparatorie esagerate, inseguimenti su autocarri, esplosioni di pompe di benzina e automezzi: di certo è difficile annoiarsi. Non è di certo un capolavoro ma un buon prodotto che servirà a suo scopo: Roland girerà il faraonico Stargate e Van Damme sarà diretto dal poeta del film d’azione, John Woo. C’è comunque una certa amarezza sotterranea nel finale, forse neppure così happy end come sembra distrattamente: come farà a sopravvivere il soldato buono senza la possibilità di refrigerarsi adeguatamente o di usare il tonico muscolare, uniche cure contro una morte di indicibile dolore? Il film non ce lo dice ma nel 1998 arriva il primo seguito, girato per la tv senza Van Damme.

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Van Damme nel 1998 sta cominciando una carriera discendente, ma riesce a mettere a segno alcuni buoni colpi a livello artistico lavorando con registi del calibro di Tsui Hark o Ringo Lam. Quindi, come in passato per altre pellicole (Kickboxer 2), rifiuta il ruolo in quello che doveva essere il seguito de I nuovi eroi, Universal soldier 2: brother in arms. Si pensò che una serie tv, ispirata al film di Emmerich, fosse una buona idea ma purtroppo il progetto, forte comunque di comprimari efficaci come Gary Busey e Burt Reynolds, fallì dopo solo un altro film tv (Universal soldier 3: Unfinished Business) che doveva fungere con questo da pilot. Il prodotto non è per niente male a discapito del suo successo: sparatorie al rallenti come nei film di Hong Kong, ottime scene d’azione e una storia abbastanza interessante che, pur ampliando quella originale vista ne I nuovi eroi, aggiunge personaggi e colpi di scena efficaci. Il regista Jeff Woolnough, con un passato e un futuro solo di prodotti televisivi, mostra per assurdo un occhio cinematografico girando due perfetti film d’azione scifi che nulla hanno da invidiare a pellicole uscite sul grande schermo.

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A convincere meno sono gli attori, a cominciare dal protagonista Matt Battaglia che sostituisce Van Damme, inespressivo e poco a suo agio nei momenti non prettamente d’azione. La trama segue la fuga del soldato Luc Deveraux, inseguito dagli Universal soldiers, e del suo ricongiungimento col fratello anch’esso cyborg, una storia che nel terzo segmento si colorerà di toni da tragedia elisabettiana con i due consanguinei uno contro l’altro. I due tv movie non si risparmiano nè in nudi nè in scene di violenza (coltelli negli occhi e carne dilaniata con crudeltà) e alla fine dispiace questa serie non sia andata in porto. Nel 2011 però arriva la notizia che un nuovo prodotto tv ispirato a Universal soldier sia stato vagliato da un nuova casa di produzione, la FremantleMedia Enterprises. Da quanto è trapelato il nuovo soggetto, affidato a Damian Kindler, autore noto per Stargate SG1, sarà principalmente ispirato al film originale e per smorzare i costi il prodotto verrà girato in Canada. Sulla rivista Variety si anticipava che i produttori sarebbero interessati ad ospitare le due star dell’originale, Jean Claude Van Damme e Dolph Lundgren, nel pilot. Troppo bello? La serie, annunciata per fine 2012, per ora è in stand by e se ne sono perse le tracce. Triste destino quello televisivo per gli Universal soldier!

Universal soldier: il ritorno

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Visto che la serie tv non andò in porto si pensò di vagliare un altro film, questa volta con la star originale Van Damme. Al progetto non parteciparono nè Dolph Lundgren nè il regista Roland Emmerich, si optò per un attore poco noto ma atletico nei panni del cattivo, il nero Michael Jay White, e di affidare la regia ad un ex stuntman con velleità registiche, Mic Rodgers, controfigura storica di Mel Gibson. Mai scelta fu più disastrosa: Universal soldier: il ritorno è il punto più basso raggiunto dalla serie, un meritato flop al botteghino, indecente ovunque lo si analizzi. Si punta ancora di più sull’azione tamarra a base di scene videoclippate malamente con tanto di musicaccia rock sparata al massimo del volume per inebetire spettatore, con il risultato di rendere le sequenze solo più confuse. I combattimenti poi, mal coreografati, sono troppo lunghi e noiosi, un po’ come il film stesso che non supportato da una trama accettabile è un eterno scappa, sparo, combatto, incredibilmente poco appassionante.

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Ciliegina sulla torta una sceneggiatura che scimiotta 2001 Odissea nello spazio con tanto di computer dai sentimenti umani, con l’aggravante di un certo velleitarismo in un film infantile e stupido, pieno di incongruenze e personaggi insapori, capace di trattare la materia kubrickana con la sensibilità più di un boscaiolo che vuole andare a far casino in città. Anche i problemi sorti dalla fine del primo film sul destino del nostro eroe Luc Deveraux vengono liquidati con la frase di circostanza “E’ guarito”, ma i come o i perché di questo miracoloso prodigio (la sconfitta della morte) non ci è dato sapere. Vengono dimenticati i due precedenti tv movie e si riparte da zero, a Van Damme viene data persino un’antipaticissima figlia e ogni tre per due gli sceneggiatori sentono il bisogno di mettere in bocca ai vari personaggi battute cretine o ad effetto, triste retaggio dei clichè da film d’azione anni 80. La curiosità è che Michael Jay White era presente anche nel primo film in un ruolo invisibile come soldato comparsa, quasi una sorta di anello di congiunzione tra le due pellicole. Il film comunque è universalmente disprezzato un po’ da tutti, critici e fan, ed è stato dimenticato nei successivi seguiti. Van Damme oltretutto regala al suo pubblico una performance attoriale imbarazzante, lui che ne I nuovi eroi si era contraddistinto per una buona recitazione.

Universal soldier: regeneration

Per un altro Universal soldier bisogna aspettare 10 anni. A girarlo è John Hyams, figlio di quel Peter che diresse, oltre a capolavori scifi come Capricorn one e Atmosfera zero, uno dei migliori Van Damme anni 90, Timecop. Il budget scende esponenzialmente e il film viene girato in Repubblica Ceca come tanti action del nuovo secolo, segno di un deterioramento del genere testosteronico dagli anni d’oro della Cannon. Van Damme reinterpreta di nuovo il soldato Luc Deveraux, ci si dimentica della figlia avuta dalla giornalista Victoria, e si riesuma un invecchiato Dolph Lundgren come villain.

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Purtroppo il film è sì pieno di buone intenzioni, ma la regia non è all’altezza delle premesse, incapace di camuffare la povertà estrema del set con le esigenze spettaclari di un buon action movie. I due attori se la cavano, ma a fare la parte del leone è un’impressionante caratterista, Andrei ‘The Pit Bull’ Arlovski, capace di trasmettere una furia animalesca nelle scene dove appare. Fa un cammeo il figlio di Van Damme, Christopher, nel ruolo di uno scienziato, ombra del padre (con la bellissima sorella Bianca) in quasi tutte le produzioni vandammiane, ma incapace ritagliarsi una propria dimensione attoriale. Il film comunque, uscito anche da noi al cinema è la prova generale da parte di John Hyams per il vero capolavoro della serie, il quarto capitolo.

Universal soldier: day of reckoning

Se il terzo capitolo era il più povero e pedestre, girato, tanto per essere ridondanti nel pauperistico, in Europa dell’Est, questo quarto capitolo possiede una richezza visiva che sublima il budget a disposizione facendo il culo a tanti film miliardari. Che John Hyams non fosse un cretino era agli occhi di tutti soprattutto grazie al suo Dragon eyes, un inedito gangsta kung fu (afro vs coreani vs italiani), brutto, sporco e cattivo è vero, ma, maronna santa, di un virtuosistico nelle scene d’azione da far cadere la mascella per terra.

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Finalmente dopo tanti action anni 90 pulitini ed esangui, proprio nella morte dei generi popolari americani, o almeno nella loro resurrezione da mercato video di Porta Portese, il film d’azione aveva ritrovato la sua dimensione gladiatoria, ossa rotte e nasi sanguinanti, incurante del budget miserrimo a disposizione. Universal soldier: day of reckoning è un passo avanti ancora, quasi un suicidio artistico, un capitolo che c’entra o non c’entra con gli altri episodi, un vaffanculo ai puristi e alla natura prettamente commerciale dell’opera. Abbiamo sempre Van Damme nei panni di Luc Devereaux, soldato/cyborg, ma lo ritroviamo in una nuova dimensione, trasformato nell’anima e nell’aspetto: pelato, sguardo assente, capace di sparare nella prima sequenza ad una bambina davanti ad un padre. Universal soldier gronda sangue e cupezza, osa citare Conrad e Coppola, muta una star di ridanciani film circensi in una maschera da tragedia shakesperiana. Siamo probabilmente davanti al film d’azione più metafisico degli ultimi anni, la dimostrazione che si può fare arte (ancora) attraverso il cinema popolare. Universal soldier butta in faccia allo spettatore le scene di lotta più belle dell’ultimo decennio, sporca tutto con mutilazioni e coreografie tanto realistiche da farti stringere i denti quando un machete si conficca nel braccio dell’eroe di turno (ancora Andrei ‘The Pit Bull’ Arlovski). Psichedelico, intimistico, feroce, virtuosistico fin dalla prima sequenza in soggettiva e via via di piani sequenza impressionanti. Universal soldier: day of reckoning non è solo il non ritorno dell’action vandammiano, ma probabilmente dell’action del nuovo millennio, una follia così accellerata e assoluta che trova le sue radici poprio nella miseria di un prodotto diretto in video con l’anima di un Hard boiled wooiano. E chi ora può accusare Van Damme di essere ancora un cane a recitare? L’attore belga dimostra oltretutto di essere tanto umile da lasciare il posto al vero protagonista, Scott Adkins, l’uomo che è riuscito, tra l’altro, a rendere cult un filmetto di basso profilo, sulla carta, come Undisputed 2. Non cosa di tutti i giorni in un mondo che va a avanti a capricci di star, ex o meno che siano, di gridolini da prima donna che sfociano in progetti così assurdi da essere follia scriteriata come I mercenari 2. Qui siamo in un altro mondo, per fortuna.

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Andrea Lanza

I nuovi eroi (Universal Soldier) – film del 1992 diretto da Roland Emmerich

Universal Soldier – Progettati per uccidere (Universal Soldier II: Brothers in Arms) – film del 1997 diretto da Jeff Woolnough

Universal Soldier – Progettati per uccidere 2 (Universal Soldier III: Unfinished Business) – film del 1998 diretto da Jeff Woolnough

Universal Soldier: The Return – film del 1999 diretto da Mic Rodgers

Universal Soldier: Regeneration – film del 2009 diretto da John Hyams

Universal Soldier: Day of Reckoning – film del 2012 diretto da John Hyams