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Di nuovo in servizio, di nuovo in azione e di nuovo dei guai!

(Frase di lancio)

Forza d’urto (Stone Cold) fu un bagno di sangue al botteghino: ben 22 milioni di budget per un incasso di appena nove. Di sicuro se la cavò meglio nel mercato selvaggio della vhs anni 80/90 e, con gli anni, assurse al titolo di cult dell’action tamarro. Basti vedere d’altronde il trailer a base di esplosioni, motociclisti e belle donne nude, per capire il tenore dell’opera: pura serie B compiaciuta di esserla. In questo, pur non essendo un gran film, anche se molto divertente, Forza d’urto era stato almeno sincero coi tanti fan del cinema action in astinenza dai vari Stallone, Schwarzy e Chuck Norris. Questo però non bastò a convincere regista e produttori ad un Forza d’urto 2, purtroppo.

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Questo non impedì però ad alcuni paesi, tra i quali Germania e Italia, di fare uscire nelle sale, a fine anni 90, comunque un seguito, almeno nominale, di quell’opera. Unico anello di congiunzione tra il film di Craig R. Baxley del 1989 e questo, era solo l’attore protagonista, quel Brian Bosworth, ex star del football, che tentò la carriera cinematografica, senza riuscire mai ad imporsi con successo nelle grazie del pubblico. Forza d’urto 2 (o come lo chiamarono in Germania Stone Cold 2: Heart of Stone) in origine si chiamava Back in business ed era un innocuo film d’azione per la tv americana, diretto dal regista australiano Philippe Mora, già tristemente noto negli USA per due tra i più atroci Howling mai girati (il 2 e il 3).

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Cioè, diamo a Cesare ciò che è di Cesare: Mora è ed era un buon mestierante, ma, nella sua trasferta negli States, non seppe mai dare il meglio di sè, girando sotto uno standard così basso da essere artisticamente suicida. Back in business arriva nella sua carriera tra un indecente 2049 – L’ultima frontiera (Precious find) e l’incredibile Pterodactyl Woman from Beverly Hills, quindi il peggio del peggio della sua filmografia, ben lontana dai fasti Mad Dog Morgan (Braccato a vita), girato in patria. Incredibilmente però, pur non essendo un capolavoro, questo Forza d’urto 2 è una piacevole visione.

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Di solito,  è vero, non si parla mai bene, tra i fan del genere, di questa pellicola, e le critiche in rete sono abbastanza cattivelle, ma il film di Mora è un dignitoso passatempo, fatto di esplosioni e scene d’azione concitate, che compie degnamente il suo sporco mestiere di B movie scacciapensieri. Naturalmente non abbiamo più come protagonista lo storico Joe Huff / John Stone di Forza d’urto, e questo è il motivo principe dell’incazzamento dello spettatore imbrogliato dal titolo, ma il meno noto Joe Ekhart, interpretato però dal solito mummificato Bosworth. A dire il vero, se si volesse tracciare una ipotetica linea di congiunzione tra i due film, si potrebbero trovare non poche somiglianze, a partire dal plot che mette ancora in scena una storia di infiltrati in ambienti eterogei, lì una banda di motociclisti, qui un’organizzazione di spacciatori. Siamo però stavolta in un campo diverso: se nel film di Baxley i modelli erano, fin dalla copertina terminatoriana, i film di Schwarzenegger, qui siamo in puro terreno Arma letale, con due sbirri amici, bianco e nero, dai caratteri agli antipodi.

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Se Bosworth non sfila gli incredibili abiti kitch di Forza d’urto, qui non lascia comunque a bocca asciutta il fan del bizzarro con un’incredibile partita di basket giocata in mutandoni assurdi. Oltretutto l’attore risulta qui meno antipatico del solito, complice anche una sceneggiatura che caratterizza in maniera burlesca il suo personaggio, umanizzandolo nei limiti di un action di cassetta, come quando deliziosamente lo vediamo affidarsi ad una psicologa telefonica per calmare i problemi di aggressività. Quello che stona nel film, tra l’altro come già detto girato egregiamente da Mora, è il personaggio di Joe Torry (tra l’altro inspiegabilmente assente dai nomi in copertina), la spalla black del protagonista, irritante oltremodo nel suo sciorinare battute comiche ogni due o tre minuti, con la punta apice in una volgarissima sequenza dove finge di essere un arabo. Questo è comunque il problema di molti action anni 90, con l’esempio più eclatante in Dredd – la legge sono io di Danny Cannon, dove, per non incorrere in censure, la violenza doveva essere smorzata da una situazione più soft con l’ibridazione sempre più preponderante della commedia. Forza d’urto 2 ha comunque alcuni buoni assi da giocare, soprattutto la presenza del grandissimo caratterista Brion James (morto purtroppo nel 1999), ex replicante di Blade Runner e cattivone di molte pellicole oscillanti tra la serie A e C. I nudi purtroppo sono nulli, e dispiace non vedere di più della co-protagonista femminile Dara Tomanovich, ma qui dev’essere entrata in gioco la destinazione televisiva dell’opera. Per il resto Forza d’urto 2, o Back in business che si vuole, è un onesto B movie d’azione, veloce, pieno di scene concitate ben orchestrate, che promette una visione scacciapensieri, e quello da’. Se riuscite a superare la bruttezza della copertina del dvd Cecchi Gori, scura oltre ogni misura, potreste divertirvi, anche se il miglior Brian Bosworth, nei limiti di stoccafisso dell’attore, è quello di Faccia da bastardo, opera prima del Kurt Wimmer di Equilibrium e Ultraviolet. Ma ci torneremo, non dubitate.

Andrea Lanza

Forza d’urto 2

Titolo originale: Back In Business

Anno: 1997

Regia: Philippe Mora

Interpreti: Brian Bosworth, Joe Torry, Dara Tomanovich, Alan Scarfe, Aubrey Beavers, Brion James, Aleks Shaklin, Victoria Mahoney, Guy Torry, Michael Clarke Duncan

Durata: 90 min.

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