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Nel vastissimo e variegato panorama del western italiano esiste un noto sotto-filone, spesso chiamato sbrigativamente “tortilla-western”, dedicato alla Rivoluzione Messicana. Non solo il celeberrimo Giù la testa di Sergio Leone, ma anche altre pellicole di egual valore – seppure meno conosciute: Tepepa di Petroni, Quien sabe? di Damiani, Vamos a matar compañeros e Il mercenario di Corbucci, Corri uomo corri di Sollima, Requiescant di Lizzani (un po’ sui generis, a dire il vero) sono gli esempi più illustri. Si tratta di western molto particolari, spesso ambientati nei primi anni del Novecento con un piacevole effetto straniante: armi insolite e qualche automobile spuntano di tanto in tanto nel deserto oppure nei piccoli villaggi, i classici pistoleri sono sostituiti da peones e banditi col sombrero, le giacche blu lasciano il posto alle divise grigie dei rurales. È un modo rivoluzionario di interpretare il western, che pure ha sempre saccheggiato nell’affascinante territorio messicano: qui il Messico diventa però il vero protagonista delle vicende, lui e soprattutto i suoi abitanti, con il loro desiderio di libertà contro gli oppressori, configurandosi spesso come opere dal forte messaggio politico di sinistra (in Requiescant recita anche Pasolini, per esempio).

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Con Tepepa (1969), il genere si incontra con un grande cineasta italiano, Giulio Petroni. Autore a 360 gradi (non solo regista, ma anche giornalista e documentarista), affronta vari generi e tocca il western in cinque film completamente diversi l’uno dall’altro: oltre al suddetto sulla Revolucion, il classico Da uomo a uomo (solida storia di vendetta e formazione), …E per tetto un cielo di stelle (nostalgico e crepuscolare, con una punta di ironia), La notte dei serpenti (curiosa contaminazione col thriller) e La vita a volte è molto dura, vero Provvidenza? (western comico). Petroni, intellettuale dalla grande sensibilità politica (girò, per esempio, il documentario L’arte della Resistenza), frutto anche della sua esperienza di partigiano, realizza con Tepepa uno dei più grandi western italiani, un vero e proprio kolossal ad alto budget, imponente già a partire dal cast. Co-protagonista insieme a Tomas Milian è infatti uno dei giganti per eccellenza della cinematografia mondiale, Orson Welles: un’impresa che fa onore non solo al regista, ma anche a tutto il cinema italiano. Welles ha una presenza mastodontica nel film, definisce il sadico personaggio con la consueta maestria e si impone nelle scene: non solo fisicamente, con la sua mole corpulenta, ma soprattutto con la recitazione e con l’aura di monumento del cinema che porta giustamente con sé. Una presenza di questo spessore rischierebbe di offuscare il resto del cast, ma sia Milian che John Steiner hanno la personalità giusta per tenergli testa e offrono tutti una superba recitazione collettiva.

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Scritto e sceneggiato da Franco Solinas (un altro nome storico del cinema italiano), Tepepa è un western corale di ampio respiro, una vera e propria epopea – a cominciare dalla durata notevole di 126 minuti, che scorrono però piacevolmente grazie alla maestria del regista, che orchestra nel modo migliore una vicenda complessa, ma anche ai dialoghi appassionanti, alle sequenze avventurose e alle coinvolgenti interpretazioni. Protagonista è appunto Tepepa (Milian), un peone che negli anni attorno al 1910 combatte per la Rivoluzione Messicana. Suo acerrimo nemico è il crudele colonnello Cascorro (Welles), che lo sta per fucilare dopo aver ucciso tutti i suoi compagni: Tepepa viene salvato dal medico inglese Henry Price (Steiner), che in realtà lo sequestra per poterlo uccidere a sua volta, ritenendolo responsabile di aver violentato e spinto al suicidio la fidanzata durante un’azione rivoluzionaria. Dopo una serie di avventure in cui Tepepa e Price si separano e si re-incontrano, il peone si riunisce ad altri rivoluzionari per continuare a combattere contro la dittatura e anche contro il presidente Madero, che aveva promesso libertà per il popolo per poi vendersi ai governativi. Le vicende di Tepepa, Cascorro e Price si incrociano nel lungo e amaro finale, dove ognuno avrà la sua vendetta e la rivoluzione continuerà.

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Grande merito di Tepepa è innanzitutto quello di mescolare abilmente le innovative vicende rivoluzionarie con uno dei temi più classici del western, la vendetta. Con un andamento epico e quasi leoniano in certi momenti, Petroni focalizza l’attenzione di volta in volta sulle azioni corali oppure sulle storie dei singoli personaggi – ciascuno dei quali è delineato in maniera certosina e mai banale. La Revolucion è sviscerata nei suoi meccanismi interni – per quanto è possibile fare con un evento storico così complesso – ed è qui che emerge tutta la sensibilità e cultura politica del regista. Da un lato il popolo, sfruttato e voglioso di lottare per la libertà, dall’altro il governo tiranno rappresentato dall’esercito; ma anche personaggi di confine, come il presidente Madero che si riempie la bocca di promesse per poi fare il gioco della dittatura, oppure la figura del Piojo (José Torres, celebre caratterista del western italiano) che per denaro tradisce i suoi compagni di lotta. Un’idea della rivoluzione che va oltre i singoli individui, come simboleggiato dalla poetica e commovente sequenza finale in cui i guerriglieri cavalcano e in trasparenza appare l’immagine dell’ormai defunto Tepepa, diventato un simbolo della lotta per la libertà. Significativo anche il personaggio del piccolo Paquito (Luciano Casamonica), che contiene già in nuce i caratteri del futuro uomo rivoluzionario. Un discorso politico che può essere interpretato anche come metafora di tutte le guerre contro le dittature.

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Naturalmente, in Tepepa c’è ampio spazio per l’avventura, in cui si incastra la vicenda politica: possiamo dire che Petroni fa con il western un po’ quello che Damiani fa con il poliziesco, cioè coniuga nel migliore dei modi impegno e spettacolo – riuscendo in tal modo ad appassionare lo spettatore trasmettendo al contempo precisi messaggi. Avventura, azione e violenza abbondando nel film. Ricordiamo alcune scene particolarmente crude, come l’eccidio dei peones ad opera di Cascorro, Tepepa frustato a sangue, le numerose uccisioni a sangue freddo, senza dimenticare la crudele e beffarda morte del protagonista. La scena d’azione più lunga e spettacolare è quella che porta verso la resa dei conti finale, cioè l’agguato dei rivoluzionari nel canyon dove passa l’esercito al comando di Cascorro, che si conclude con un massacro a base di proiettili e dinamite. Ma anche quando non si spara, Tepepa è un film all’insegna dell’avventura: in certi momenti richiama un po’ il carattere picaresco di altri “tortilla-western” come Vamos a matar compañeros e Corri uomo corri, eliminando però il carattere volutamente grottesco e umoristico di tali film. A questo contribuiscono in maniera determinante anche le ricche location: deserti, villaggi arsi dal sole e luride prigioni, il tutto valorizzato dalla fotografia di Francisco Marin e dall’utilizzo del Technicolor e Techniscope, che rendono al meglio i colori forti e le inquadrature di ampio respiro (Tepepa è giocato infatti su molti campi lunghi, contrapposti di frequente ai primi piani). Completano il quadro estetico le sempre ottime musiche di Ennio Morricone, che realizza una colonna sonora lirica e poderosa e dall’andamento tipico delle ballate messicane.

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Strepitose infine le recitazioni sanguigne di Milian, Welles e Steiner, ciascuno con le sue peculiarità fisiche e psicologiche: Milian (che si doppia da solo) interpreta uno dei suoi personaggi più classici, il peone rivoluzionario vestito di stracci oppure con sombrero e cartuccere a tracolla; il corpulento Welles, sempre in divisa da colonnello, dà vita magistralmente al sadico e laido generale Cascorro; Steiner, che entra in scena vestito elegante e a bordo di un auto, è un personaggio complesso e subdolo, animato da una continua voglia di vendetta e che risulta fondamentale nello sviluppo della vicenda.

Davide Comotti

Tepepa

Regia: Giulio Petroni

Sceneggiatura: Giulio Petroni , Franco Solinas , Ivan Della Mea

Fotografia: Francisco Marin

Musica: Ennio Morricone

Interpreti: Tomas Milian , Orson Welles , Jhon Steiner , Luciano Casamonica , Jose Torres

Durata: 136 min.

Titoli esteri: Blood and Guns / Long Live the Revolution

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