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Una giovane coppia gira per l’America in auto, quando il ragazzo viene morso da un serpente. Uno zelante agente di commercio (che s’intende di ofidi) gli propina un antidoto sbagliato, col risultato che il ragazzo subisce lentamente un’orrenda trasformazione…

Sono anni che volevo vedere questo film, fin da quando, da ragazzino, lessi che sarebbe stato proiettato a Milano, al Dylan Dog Horror fest. Feci il broncio, incrociai le braccia, minacciai lo sciopero della fame, ma i miei genitori non cedettero: nessuno mi portò a vedere The bite. Un peccato perchè avevo visto la locandina e, nella mia giovane testolina, mi ero immaginato il capolavoro più estremo dei miei 13 anni. D’altronde i ragazzi appassionati di horror sono gente semplice: gli piace l’effetto schifoso e, se va bene, un paio di belle tette, eros e thanatos ma in chiave smargiassa raimiana. Oddio non che adesso disdegni la ventrazza schizzata e le bocce sode, ma mi manca quella disincantata fanciullezza nell’approcciarmi ai vari film, roba che un tempo pensavo davvero che I ragazzi del cimitero fosse un bell’horror, a tratti struggente. Sette anni fa però ho scaricato  una copia del film in inglese. Perfetto? No perchè ho avuto paura, l’idea che stessi per accingermi ad una ciofeca cinematografica non mi abbandonava: esistono meraviglie horror che cerchi da una vita e nessun distributore ha mai graziato di un’edizione nostrana, ma è solo quando le vedi che poi capisci perchè sono rimaste inedite. Era una sensazione di disagio forte, tanto da fermarmi la mano ad un passo dal play. In più c’era l’aggravante dell’assenza dei sottotitoli, neanche uno stronzo sottotitolo per noi ritardati anglofoni che mi potesse aiutare a superare una probabile ora e trenta di noia ammazzacazzo.

manifesto cinema gloria - dylan dog horror fest (maggio 1990)

Avevo ragione a metà: The bite è brutto, ma non noioso, velocissimo e divertente quasi come un film di Will Ferrell. Dio ringrazi  la Storm video che mi ha permesso di gustarmelo in italiano, con magari un doppiaggio da terzo mondo, ma che accresce ancor di più la visione drive-in della pellicola. Il Prosperi regista di The bite è Federico non Franco, non stiamo parlando quindi del magnifico autore di Mondo Cane e di Wild beasts, ma di suo nipote (ma alcune fonti lo segnalano come fratello), all’unica prova dietro la macchina da presa. Un peccato perchè la regia di questo film è molto buona, certo deve fare a pugni un po’ con la povertà quasi palpabile della produzione, ma, senza sapere che si tratta di un film italiano, potesti confondere The bite per un B movie americano. Niente a che vedere quindi con i De Martino o i Lenzi girati negli States, dove anche un cieco si accorgerebbe che di estero ci sono solo gli intenti. A produrre poi c’è una leggenda del cinema bis italiano, quell’Ovidio Assonitis che ha prodotto (e girato) alcuni tra i i più spettacolari B movie del nostro paese, roba come Tentacoli con John Houston, mica il primo Polselli con Mickey Hargitay. Assonitis poi è famoso per essere un produttore ammazza registi, nel senso che ha il licenziamento facile e la tentazione di girarselo da sè il film quando qualcosa non va. Leggendario d’altronde il calcio in culo dato ad un regista, allora alle prime armi, come James Cameron sul set di Piranha Paura.

Curse-2-the-Bite-1989

Bisogna dire però che Assonitis ha un tocco magico e una bravura non comune nel confezionare le sue non regie, alla fine attribuite al povero sventurato assoldato. Non ho idea se Federico Prosperi sia stato fanculato dal set di The Bite, a qualcuno come Luigi Cozzi è andata pure bene e ha girato tutto il suo film, ma certo è sorprendente come, essendo una prima regia, il livello registico sia davvero molto alto. Ci sono i rallenti giusti, mai una ripresa sbagliata, una consapevolezza di confezionare sì un film d’imitazione ma con un gusto americano che trovi solo in qualche De Angelis, tipo Thunder, benedetto dal padre eterno. In più The bite ha dei meravigliosi effetti speciali schifosissimi, opera del grandissimo Screaming Mad George, un nome che negli anni successivi sarebbe diventato leggenda grazie alla collaborazione con Brian Yuzna, e che allora poteva vantare nel curriculum collaborazioni in produzioni importanti come Predator e Nightmare 4. Il tocco unico di questo artista è di lavorare la carne come nessuno mai, reinventare l’anatomia umana come pongo, basti pensare al suo incredibile lavoro all’interno di The society, nella scena dell’orgia, con i corpi che si squagliano e si confondono in un’armonia diabolica alla Bosch.

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Qui si sbizzarrisce a violare il dna del protagonista con quello di un serpente, scatenandosi in un incredibile finale dove si vedono occhi schizzati, lingue vomitate e serpenti che fuoriescono da ogni pertugio del poveraccio. Certo bisogna dire che la fotografia, almeno sul dvd Storm, è scurissima e questo fa perdere tantissimo al lavoro di Screaming Mad George, però da una parte camuffa l’imbarazzo di alcuni effetti speciali di make up, come la mano rettile, che sembrano più raffazzonati di altri. All’estero il film è uscito come The curse 2 cercandosi di allacciare ad un’altra produzione Assonitis, La fattoria maledetta (appunto The curse) girata da David Keith (l’amico di Richard Gere in Ufficiale gentiluomo) e tratto dal racconto di Lovecraft Il colore venuto dallo spazio. Bisogna dire che è vero che The bite non ha punti di collegamento con la precedente pellicola, però sarebbe ingiusto non riconoscergli degli umori lovecraftiani, soprattutto nella sequenza dell’incontro con un cane/serpente in una cantina buia. Anche l’idea di un male che non ha effettive spiegazioni (esperimenti nucleari?) riporta al racconto Il colore venuto dallo spazio dove la caduta di un meteorite muta il terreno e gli abitanti di una piccola fattoria in qualcosa di terribilmente non umano. Il problema di The bite quindi non sta nell’esecuzione o nell’impianto effettistico, ma piuttosto nella cattiva gestione dei personaggi e in una storia mal scritta, lacunosa e a tratti demenziale. Non c’è un momento solo dove tu spettatore possa affezionarti ai protagonisti, una coppia di fidanzatini in viaggio per l’America, vuoi perchè lei è una stronza pazzesca, che quando vede il suo compagno stare male insiste per andare a ballare, vuoi perchè lui fa cose davvero stupidissime, che magari in sceneggiatura sembravano geniali ma che sono rimaste così solo in sceneggiatura.

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Sfido chiunque ad essere morsicato da un serpente e fare questa difficile scelta: correre subito in ospedale o affidarsi alle cure di un commesso viaggiatore con la borsa piena di antidoti. Se scegliete la seconda opzione beh vi siete meritati la vostra atroce fine, mi dispiace. Si percepisce un’idea di clonare La mosca di David Cronenberg in una versione on the road con un uomo serpente, ma il paragone è davvero ingeneroso per il film di Prosperi, divertente è vero ma non di certo un capolavoro come il modello. A questo punto sul piano dei ripoff di The fly meglio gli altrettanto imparagonabili Dna formula letale di Montefiori e Off Balance di Ruggero Deodato, capaci per lo meno di presentare una storia avvincente e non così raffazzonata. In The bite gli eventi succedono o perchè qualcuno va  a pisciare (il ragazzo alla stazione di benzina quando incontra il cane mostro, la ragazza nel deserto quando sta per essere morsicata da un serpente e il poliziotto razzista quando arresta il protagonista), o perchè devono succedere, senza tanto scervellarsi sulla logica di essi. E’ un susseguirsi di persone che trovano altre senza che ci venga spiegato il come, di famiglie che accolgono sconosciuti e poi si lamentano che verranno trucidati, di gente che dice un secondo prima “Ti amo” e poi “Ci conosciamo appena”, ovvio che subentra la confusione e un po’ il disagio. Gli attori non sono bravi ma se la cavano, soprattutto lo Bo Svenson di tanti film finti americani di Fabrizio De Angelis, qui nel suo clichè di poliziotto bastardo che arresta un moribondo perchè “un tossico e due giorni di cella non possono che fargli bene”. Bellissima la scream queen dell’epoca, Jill Schoelen, già vista in Il patrigno 2, Popcorn e Il fantasma dell’opera, un tocco aggiuntivo di piacere al film, almeno voyeuristico. Federico Prosperi si firma Fred Goodwin nella nostra tradizione di camuffare i nostri nomi con pseudonimi americani e acchiappare i gonzi che all’idea di un film italiano non entrerebbero mai in una sala cinematografica. Diciamo poi che The bite di italiano ha davvero poco, e questa è un po’ la sua forza, ma resta l’amarezza delle cose che i nostri talenti potevano fare al cinema e non faranno più. Noi il film lo consigliamo, ma siete stati avvertiti anche dei suoi limiti, un horror che disgusta, diverte e che ogni tanto ti fa pensare “Che cazzata”, ma di quelle cazzate che fanno bene alla vita.

Andrea Lanza

The bite

Titolo originale: Curse II: The Bite

Anno: 1989

Regia: Federico Prosperi

Interpreti: Jill Schoelen, J. Eddie Peck, Bo Svenson, Jamie Farr, Savina Gersak, Marianne Muellerleile, Al Fann, Sydney Lassick, Terrence Evans, Sandra Sexton, Bruce Marchiano

Durata: 90 min.

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