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Un gruppo di 9 turisti precipita con l’aereo nella giungla amazzonica. Tre dei passeggeri muoiono sul colpo mentre i 6 superstiti dovranno cercare di mettersi in salvo. Durante il tragitto incontreranno problemi di ogni tipo: animali selvatici, piranha, sabbie mobili, un popolo di feroci cannibali conosciuti come gli “Aquara” e infine dei cacciatori di diamanti con a capo il sadico China. Alla fine soltanto in due scamperanno alla morte e riusciranno a fuggire a bordo di un elicottero.

Non avrei scommesso una cicca su questo Nudo e selvaggio, partendo dal suo regista, il discontinuo Michele Massimo Tarantini, uno capace, è vero, di girare una strafigata come Poliziotti violenti, ma anche abomini di incredibile ignoranza cinematografica. Io ci metto tutta la buona volontà del mondo, ma davanti a cose come Italiani a Rio non rido, mi cadono le palle e vivo una vera esperienza torture porn. Però questo Nudo e selvaggio (all’Estero Massacre in dinosaur valley) è divertente, una tra le visioni più gustose degli ultimi anni, qualcosa che a 14 anni mi avrebbe sicuramente sconvolto ed emozionato, mannaggia agli anni che passano! Nessuno pensi però che sia un capolavoro, mai detto, e neppure un buon film seguendo regole mereghettiane di critica, ma è una pellicola così dannatamente assurda, folle e a suo modo geniale che te ne freghi del bello, di Mereghetti e pure di sticazzi perché sei sul Blue tornado di Gardaland, e fanculo tutto.

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Tarantini, come mi faceva notare l’amico Eugenio Ercolani in una dotta metafora, è come un bambino che vuole imitare gli adulti in cucina: cerca di preparare dei manicaretti e perciò mette nella pentola tutto quello che per lui è buono, dal cioccolato al salame, ed è convinto che l’equazione buono più buono dia buonissimo, anche se alla fine quello che ne uscirà sarà di sicuro una schifezza. Però per alcune assurde leggi della natura, sia dato atto che ho visto mangiare cioccolato con la maionese con gusto, a volte capita che quel pastone poco invitante abbia un buon sapore, un po’ come quelle strane carni in scatola al discount, amiche dell’infarto ma porca troia quanto gustose. A Tarantini piacciono le tette e voilà ci mette le tette, a iosa, così come i culi e le belle donne, poi vuole l’avventura ed ecco che ai suoi protagonisti succedono le peggio cose tra piranhas e cannibali, poi ancora la fantascienza e spunta fuori un sacerdote dalle mani di dinosauro, ma non pago vuole pure l’azione rambiana ed ecco che arrivano dei cacciatori di diamanti, poi mischia, assaggia, no ci vuole una scena lesbo, no ora il protagonista deve essere come Terence Hill, riassaggia, fantastico!

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Non tutto funziona, e d’altronde come potrebbe essere il contrario, ma nel complesso ci si trova davanti ad un film davvero vivace e divertente, il cazzatone grindhouse ricercato inutilmente da Rodriguez con il suo Machete. Anche perché Nudo e selvaggio è vittima della fortuna, del suo essere perfetto nell’imperfezione, nell’iperbole insistente, nelle immagini sciatte che richiamano le commedie più becere, nel suo ritmo a 300 km all’ora, nel cambio repentino di generi, qualcosa che non nasce tanto dal cervello quanto dalla pancia, e per questo risulta vincente. In questo contesto anche le musiche, all’apparenza azzardate per un film che si vorrebbe drammatico, scippate soprattutto all’inizio da L’allenatore nel pallone, non stonano nel loro connubio dolce-amaro, ritmi allegri a precedere massacri e sbudellamenti, assolutamente speculari alla commistione di generi che il regista mette in scena. Tarantini dimostra di sapersi giostrare bene nei territori del cinema del terrore, soprattutto quando per creare una mattanza mette in scena non due o tre personaggi ma ben nove, capendo una regola ignorata da molti registi, anche più autorevoli, nello slasher, che più morti sono anche più divertimento.

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Non c’è un personaggio che sia uno con un minimo di caratterizzazione psicologica, dalla donna rompicoglioni che quando crepa tra le sabbie mobili urli “Alleluja!” al reduce del Vietnam schizzato, probabilmente impotente e, che pur salvando tutti da morte certa, è così antipatico che sembra cattivo. Eppure va bene così, perfetto ognuno degli eroi e delle comparse nel suo ruolo da fumetto, quasi uno Zagor nolittiano in versione sexy horror, chiedere di meglio, in questi territori del bis scellerato, sarebbe per assurdo peggiorare il prodotto, ignorante e godibile nel suo essere miserabile. In Nudo e selvaggio tra l’altro si muore malissimo, dal professore che strabuzza gli occhi e soffoca nel sangue al fotografo con le gambe divorate dai piranhas, grazie anche ad un reparto effetti speciali assolutamente decoroso, soprattutto nel make up. Certo gli attori sono tutti cani, non se ne salva uno, ma almeno la Suzane Carvalho, interprete anche di un altro gustoso Tarantini movie, lo scellerato Women in prison Femmine in fuga, è di un bello che non ci credi. Questo è l’ultimo film italiano tra l’altro di Michael Sopkiw, una delle facce più interessanti nel nostro avventuroso cinema di genere degli anni 80, interprete di pochi ma basilari cult come il 2019 di Sergio Martino, Shark e Blastfighter di Lamberto Bava e, appunto, questo Nudo e selvaggio di Tarantini. Oltretutto dopo questo film, datato 1985, Sopkiw sparirà proprio dalle scene per farci ritorno solo nel 2007 con la commedia indie Bad Dog and Superhero, sua ultima apparizione. La curiosità vuole che ora sia a capo della Miron Violet Glass, azienda specializzata nella creazione di bottiglie di vetro pregiate per la conservazione di vino e cosmetici.

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Miron Violet Glass e l’impero di Michael Sopkiw

Il suo personaggio di Nudo e selvaggio, pur rispettando i clichè dell’eroe senza macchia e senza paura, svirgola deliziosamente nel finale, dove lascia la sua povera patner alle voglie malsane di un laido mercante di diamanti, per preparare con calma la sua vendetta, un po’ come farà Sylvester Stallone in John Rambo con un povero bambino. Indignarsi sarebbe più cretino della sceneggiatura che fa sparare ottocento proiettili a Sopkiw senza farlo caricare mai, che ad un certo punto fa spuntare pure un simil dinosauro, che fa amoreggiare i due protagonisti due secondi dopo che lei è stata violentata e ha visto morire atrocemente un’amica: siamo in territori di nonsense estremo, uno spettacolo popolare grandioso e davvero irripetibile dove non trova spazio la ragione. Nudo e selvaggio tra l’altro, pur rientrando nel genere cannibalico che vede come massimi esponenti Deodato e Lenzi, è abbastanza carente di scene di antropofagia, un solo cuore estirpato e divorato, più inaspettatamente figlio, mongoloide s’intende, dello Spielberg di I predatori dell’arca perduta. Sia dato atto che Tarantini gira disinvoltamente male, ma a tratti regala scene di una bellezza estrema, toccando anche non attese corde di poesia nella melma generale. E’ un po’ l’anima di un film a suo modo geniale, che puoi dire tranquillamente che è brutto, ma che potesti portarti nella tomba come il film di tutta una vita, alla faccia dei salotti bene di Marzullo e mummie.

Andrea Lanza

Nudo e selvaggio

Titolo originale: A bavaida dos dinosaurus Anno: 1985

Regia: Michael Lemick (Michele Massimo Tarantini)

Interpreti: Michael Sopkiw, Suzane Carvalho, Milton Rodríguez, Marta Anderson, Joffre Soares, Gloria Cristal, Ibanez Junior, Susan Hahn, Maria Reis, Andy Silas, Leonidas Bayer, Carlos Imperial, Samuka, Ney Pen, Adalberto Silva

Durata: 90 min.

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