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Quattro uomini vengono barbaramente assassinati da un misterioso omicida il quale, dopo aver compiuto l’assassinio, lascia vicino al corpo una piccola bambola somigliante alla vittima. Il commissario Holloway indaga sugli omicidi.

Non se ne sente parlare poi un gran bene di questo La bambola di cera, sia in rete sia nei vari dizionari del cinema horror o non. Dirige con mano sicura Freddie Francis, un nome che è tramandato ai posteri più come direttore della fotografia che come regista. Eppure, senza nulla togliere ai suoi lavori più tecnici (Dune è da infarto!), come dimenticare horror del calibro de Le cinque chiavi del terrore o Il teschio maledetto?

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Certo che il nome del Francis regista non è mai stato associato ad un capolavoro del genere, come potrebbe essere per esempio con Dan Curtis e la sua Ballata macabra o, azzardando, un Michael Carreras con Il maniaco, ma a pellicole di grande mestiere, con il difetto però di mancare di personalità, ed essere confuse con altre analoghe, nel mare magnum delle produzioni Amicus e Hammer anni 60 e 70. Sfortuna vuole poi che Francis abbia diretto uno dei Frankenstein con Cushing meno amato dal pubblico dei fan, La rivolta di Frankenstein, un discreto prodotto invero, nato però già disgraziato nel suo tentativo di classicismo dopo una serie di pellicole fisheriane di grandissima rivoluzione. Così, opera dopo opera, Francis è entrato suo malgrado, nella storia del cinema del terrore, come un onesto mestierante, nè più nè meno di un Alan Gibson o di un Jimmy Sangster regista, colpa di occasioni sbagliate ma anche di non essere riuscito a catturare quel film che fa la differenza, la pellicola di una vita, l’Eldorado per ogni regista di genere, quello che potrebbe essere il Paura nella città dei morti viventi di Fulci o il Society di Brian Yuzna.

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Questo La bambola di cera, uscito in Italia in una pessima edizione dvd, castrata di tutti quei colori che dovevano rendere il film una meraviglia per gli occhi, è uno dei suoi lavori più interessanti, forse solo inferiore all’altro grande film del regista, Il terrore viene dalla pioggia. Quindi cinema ad altissimo livello, soprattutto in campo thriller, in un periodo, il 1966, dove il giallo argentiano non aveva visto ancora la luce e Mario Bava aveva diretto da pochissimo il suo ferocissimo Sei donne per l’assassino. Francis purtroppo non cala la mano come dovrebbe sulla violenza, elemento che avrebbe reso ancora più preziosa la sua pellicola, ma si limita a mostrarci morti fantasiose è vero, un omicidio con fiamma ossidrica e uno strangolamento in pieno giorno con un cappio, ma velocissime, quasi subliminali. A suo favore però possiamo dire che La bambola di cera è un film che, anche se castrato in sadismo, possiede un’impagabile atmosfera di grande tensione.

the-psychopath-movie-poster-1966-1020391420Robert Bloch, autore della sceneggiatura, rielabora il suo Psycho cercando di confondere le carte in tavola: il tema della tassidermia qui diviene l’hobby di un’anziana signora di costruire bambole così come si gioca, ancora, sul ruolo madre/figlio in maniera non dissimile, alla fine, dal capolavoro hitchcockiano. D’altronde il titolo originale, non per nulla, è Psycopath,e in Italia questo non è passato proprio inosservato visto che per doppiare John Standing si sono affidati a Pino Locchi, già voce di Anthony Perkins per Norman Bates, scelta che, senza spoilerare troppo, ha il suo perchè. Il problema di La bambola di cera è di avere un assassino che riesci a riconoscere appena entra in scena, cosa rimproverabile per un giallo, ed è per questo che la produzione dovette appiccicare un altro finale che ribaltasse un po’ la prevedibilità della soluzione. Per assurdo è proprio il nuovo epilogo ad essere uno dei punti forti della pellicola con passaggi segreti e bambole umane, un passo dal confine con l’horror senza mai varcarne i limiti, deliziosamente terrorizzante e blochiano nella sua follia inaspettata e deflagrante.

the-psychopath-movie-poster-1966-1020391418 Psycopath però vive un vero stato di grazia di regia con invenzioni visive di grande impatto (la casa delle bambole di cera fa il suo effetto nel 2014 come nel 1966), impreziosito anche da una colonna sonora a cura di Elisabeth Lutyens che anticipa i Goblin e l’uso di essi nel cinema thriller. Quindi a suo modo La bambola di cera, vituperato e non amato molto, anticipa il cinema giallo a venire, soprattutto quello italiano di Argento ed emuli. Se il cast, con Patrick Wymark e la bellissima Judy Huxtable su tutti, è eccellente, i dialoghi, ironici ed intelligenti, sono un valore aggiunto per un thriller da riscoprire con gusto. 

Andrea Lanza

La bambola di cera

Titolo originale: The psychopath

Anno: 1967

Regia: Freddie Francis

Interpreti: Patrick Wymark, Margaret Johnston, Alexander Knox, John Standing

Durata: 90 min.

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