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La mummia di Terence Fisher è senza dubbio uno dei migliori Hammer del periodo d’oro, ma anche uno dei remake più riusciti della storia del cinema, non tanto però de La mummia di Karl Freund con Boris Karloff, quanto del suo seguito low budget, The Mummy’s Hand del 1940. Sicuramente più suggestiva per la gotica Hammer doveva essere l’idea di mettere in scena una mummia sanguinaria piuttosto che la reincarnazione vivente e parlante di essa. Comunque remake o meno, La mummia del 1959, per chi scrive, e potete pure lapidarmi, è l’unica Mummia della storia del cinema che riesce ad appassionarmi e scaldarmi con i suoi colori accesissimi, un prodotto che sublima il modello comunque eccellente, un’eccezione che ha soltanto memoria per il cinefilo in La cosa di John Carpenter nel suo scontro con il bianco e nero di Hawks e Nyby.

yvonne furneaux cushing1Certo Peter Cushing con i suoi 46 anni nella parte del giovanotto protagonista era incredibile, ma gli omicidi dall’atmosfera quasi fiabesca, la regia di Terence Fisher, gli occhi della bellissima Yvonne Furneaux quando guardano, badate bene, rapiti la mummia Christopher Lee, sono da scorticarsi le mani dagli applausi. In più La mummia era uno di quei film che ti potevano fare innamorare da bambino quando, nell’Estate di una vita fa, potevi vederlo in prima serata con mamma e papà. Sulla carta questa magia doveva generare seguiti per lo meno decenti, d’altronde dal fascino non nasce bruttezza, anche se i diamanti di De Andrè ci mettevano in guardia. Di solito anche se il capostipite è il migliore della serie, i capitoli a venire, pur se stanchi, hanno comunque un motivo d’interesse. Pensiamo all’Ammazzavampiri di Tom Holland e al suo pregevole ma inutile seguito di Tommy Lee Wallace, o ancora ai tanti Venerdì 13 o Non aprite quella porta. Certo per fare un signor numero 2 devi chiamarti James Cameron , oppure arrivare quando una saga è morta per far vedere quanto lungo ce l’hai, un po’ alla Wes Craven, ma sono casi isolati, purtroppo. Così è e così va anche bene, ma una cosa così mediocre come i figli de La mumma si ha solo con cosacce come L’ululato 2 o Cimitero vivente 2, il peggio del peggio con un patrimonio genetico di prim’ordine.

the-mummys-curse-1944In più Il mistero della mummia (1964) e Il sudario della mummia (1967) non sono mica girati da anonimi shooter, ma da registi che hanno nel passato almeno un’opera di tutto riguardo, Michael Carreras e John Gilling. Cominciamo con il primo sequel, appunto quello diretto dal produttore Carreras, che aveva già dimostrato di sapercela fare dietro la macchina da presa con un bellissimo Il maniaco, ma che qui purtroppo risulta stanco e annoiato tanto quanto questo mediocre (quasi) numero 2. Via Chris Lee, via Peter Cushing, sostituiti da anonimi caratteristi da B movie. Certo, sia dato atto, che la protagonista Jeanne Roland è bella assai, ma non regge il confronto con la stupenda Furneaux, così come le sue frivolezze sentimentali sono imparagonabili alla passione, quasi ultraterrena, della precedente eroina per la mummia Kharis. Però Carreras riesce a piazzarli due momenti riusciti, soprattutto nell’omicidio, bellissimo, da una rampa di scale, del cinico impresario Alexander King (Fred Clark), o nel finale inaspettatamente tragico. Peccato che in mezzo ci sia un’ora dove non succede nulla, dei dialoghi deliranti, una sceneggiatura sconnessa e un trucco non proprio esaltante del mostro vivente. Alla fine però quello che salva dal disastro Il mistero della mummia sono dei colori da fumetto pop e un certo ritmo anche nella placida calma.The.Curse.of.The.Mummy's.Tomb.1964.DVDRip.xvid.CG.avi_snapshot_00.31.34_[2011.09.05_21.47.15] Peggio invece si ha con Il sudario della mummia che vantava però delle copertine strafighe con mummie giganti in procinto di stritolare avvenenti biondone. John Gilling era stato un grande, suoi i bellissimi La lunga notte dell’orrore e La morte arriva strisciando (ma non solo), qui però è al minimo sindacale, con una regia che definire disastrosa è un complimento. Mai un guizzo nelle riprese, mai un’inquadratura che abbia il lepre fulciano, quello che fa risaltare il genio nell’immondizia, siamo nella peggiore delle opere mediocri, quelle piatte e senza motivo d’esistere. Si parte con un incipit di agghiacciante pochezza, in un Egitto di cartapesta dove si combatte una guerra tra due o tre comparse, dove i fendenti delle spade sono più finti della già tragica ambientazione.

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Il resto è un intreccio che scimmiotta i precedenti di Fisher e Carreras, ma senza avere nè il genio del primo nè la scioltezza spettacolare del secondo. In più la mummia, il piatto forte della vicenda, indossa una tuta! Cazzo sì, una tuta, non bende, una cosa così incredibile che bisogna vederla per crederci. Cioè il truccatore gli ha fatto dei guanti con le bende, ma il resto è una tuta, anzi sembra di vedere una mummia con dei mutandoni, una mummia con il pannolone! Si vede chiaramente che il budget è sotto le scarpe stavolta, ma Il sudario della mummia è un film che vive momenti di tragica ironia involontaria, di colpi di scena indecenti ed altri che vedono il mostro vivente prendere i panni di un ninja, attaccando le vittime velocemente da dietro un angolo cieco. Difficile salvare qualcosa in questo pasticcio, forse l’omicidio del segretario miope o i momenti con la strega sdentata, ma sarebbe solo una tragica caccia al tesoro in un deserto arido e senza vita. Come il precedente Il mistero della mummia poi, anche questo Il sudario mette in scena il suo villain a mezz’ora dalla fine, cosa imperdonabile in un film che dovrebbe avere proprio nel suo mostro il punto di forza. Per un altro film sul tema, giustamente la Hammer rifletterà per ben 5 anni, e, con il notevole Exorcismus – Cleo, la dea dell’amore, deciderà comunque di non usare nessuna mummia vivente. Così riposò Kharis nei secoli dei secoli senza mai più tornare per colpa di un gruppo di figli sgangherati e coi mutandoni. Peccato.

Andrea Lanza

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I mutandoni, cazzo!