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Fra il tempo in cui l’oceano inghiottì l’Atlantide e il sorgere dei figli di Aryas, vi fu un’era aldilà di ogni immaginazione. L’era in cui vissero…i gemelli David e Peter Paul.

Molti, fra quelli che hanno già spento qualche decina di candeline sulla torta, si ricorderanno dei Barbarian Brothers, una coppia di bodybuilders del Connecticut divenuti famosi negli anni ’80 per il loro fisico massiccio e per una manciata di film, la maggior parte commedie. La loro irruente simpatia, e soprattutto la naturale predisposizione ad essere quanto più buzzurri possibile, li rese prede irresistibili della storica e mitica Cannon, casa di produzione americana famosa per film a basso e medio budget. All’epoca gestita dai lungimiranti Menahem Golan e Yoran Globus, la Cannon riusciva a vedere oro dove tanti altri vedevano letame e questo portò non solo alla creazione di perle come Revenge of the Ninja, The Delta Force, American Ninja e Cobra, ma anche alla produzione di un curioso film, un sword and sorcery caratterizzato da comicità dozzinale, muscoli e tanta cafonaggine: The Barbarians & Co.

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In un mondo fantasy non meglio identificato, la tribù girovaga dei Ragnik percorre in lungo e in largo il regno, unici depositari di un potere che ha regalato loro il dono della felicità. Tra saltimbanchi, nani e giocolieri, ci sono anche due piccoli gemelli, Kutchek e Gore, adottati dalla regina Canari, la custode del potere e guida della tribù. Il loro viaggio prosegue senza limiti o vincoli, fino a quando il malvagio Kadar li attacca, rapendo la regina e trasformando in schiavi i gemelli. Ma divenuti adulti, la loro rivalsa non si farà attendere.4619470_l3

Raccontare in questo modo Barbarians & Co. potrebbe fuorviare lo spettatore sul reale valore di questa pellicola, se di valore si può parlare, e causare un fraintendimento. Qui c’è solo parvenza di normalità e di già visto, perché in realtà questo film è un grezzo vademecum di barbarica demenza, un potpourri di cialtroneria e, contestualizzato negli anni d’uscita, una perla grossa quanto i bicipiti dei gemelli Paul, nel panorama dei B-Movie. Era il 1987, e nell’anno in cui Bertolucci arriva nelle sale con L’Ultimo Imperatore, la Cannon sfodera la risposta a Conan e all’insuccesso di Yado (Red Sonja), affidando la regia all’italianissimo genio di Ruggero Deodato. Dopotutto erano gli scoppiettanti eighties, e si sa che in quel periodo la specialità cinematografica italiana era replicare film di successo con un budget di molto inferiore. Un’arte, in tutto e per tutto, e guardando la direzione intrapresa dal cinema nostrano negli ultimi anni, un’arte da rimpiangere. Ma questa è un’altra storia.

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Deodato viene caricato a bordo a giochi già iniziati, ma si rende subito conto di quali sono i punti di forza che può sfruttare, a partire dal budget statunitense, superiore a quello cui è abituato. Dopo L’Inferno in Diretta (1985) si trova nuovamente a lavorare con Richard Lynch e Michael Berryman, volti noti con esperienza da vendere e con alle spalle film come Scarecrow, The sword and the sorcerer, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Le colline hanno gli occhi, ma soprattutto intuisce immediatamente come sfruttare la goliardia di David e Peter Paul, lasciandoli praticamente a briglia sciolta. I gemelli sentono il profumo di libertà e si scatenano come un manipolo di rugbisti ubriachi, mandando a quel paese decenni di Actor’s Studio con una selva di suoni gutturali e rozzezza allo stato brado. Non cercate recitazione nella performance dei due, troverete solo la pura espressione di loro stessi, in una manciata di scene così stupide da essere d’irrinunciabile visione: che stiano trombando l’harem del nemico o abbaiando con una testa di licantropo mozzata in mano, i Barbarians creano un casino assurdo, utilizzando gli stilemi del Genere come pretesto per divertirsi. Persino la presenza di una giovanissima e splendida Eva LaRue, al suo esordio e ancora lontana dalla fama di CSI: Miami, passa quasi in secondo piano. Tutto il resto è un contorno costruito con più qualità di quanto non si direbbe a una prima visione. Una qualità mediocre, certo, non stiamo comunque parlando di una produzione Fox e De Laurentiis con John Milius al timone, ma costumi e scenografie fanno il loro lavoro, creando abbastanza atmosfera da godersi maggiormente la demenza puerile dei gemelli. Peccato solo per qualche creatura eccessivamente posticcia ma, come disse un famoso scribacchino cinquecentesco, sarà così la vostra fantasia a vestire di sfarzo i nostri re, a menarli dall’uno all’altro luogo, saltellando sul tempo, e riducendo a un volger di clessidra gli eventi occorsi lungo diversi anni.

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Sospensione dell’incredulità, e per citare Shakespeare parlando di questo film ce ne vuole davvero molta.

Siate grezzi, siate beceri. Barbarians & Co ve lo permette.

Manuel “Ash” Leale

http://www.youtube.com/watch?v=6aV1Sj2AC0Q

 The barbarians & Co.

Anno: 1987

Regia: Ruggero Deodato

Interpreti: Peter Paul, David Paul, Richard Lynch, Eva LaRue, Virginia Bryant, Sheeba Alahani, Michael Berryman, Franco Pistoni, Raffaella Baracchi, Pasquale Bellazecca, Luigi Bellazecca, Wilma Marzilli, Giovanni Cianfriglia, Angelo Ragusa, Nanni Bernini

Durata: 90 min, DVD STORM

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