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Difficile, se non addirittura ingrato, è il compito di recensire un film come Detective Stone. Questo perché spesso il ricordo che si ha di un opera è interamente figlio dell’epoca e dell’età in cui la si vede per la prima volta. Split Second, titolo originale della pellicola di Tony Maylam, è del 1992 e rivederlo oggi ha un certo sentore di masochismo. Non tanto per la trama a tratti sconclusionata, quanto invece per i palesi difetti, già all’epoca evidenti come il sole, che la giovane età desiderosa di azione serrata e violenta aveva prontamente e inconsciamente snobbato.

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Il sottobosco di produzioni action era florido in quegli anni, ma questo portava inevitabilmente una conseguente marea di prodotti perlopiù indecenti. E se per caso ci fossero dubbi riguardo la veridicità di questa affermazione, basti pensare all’Undefeatable di Godfrey Ho, datato 1993, una pellicola la cui visione causa voglia irrefrenabile di farsi una doccia. Dopo certo cinema ci si sente sporchi dentro.

Detective Stone è il tentativo di creare un connubio tra Arma Letale e Predator senza avere un soldo per farlo realmente, un frastornante mix di cliché a buon mercato con una sceneggiatura scritta probabilmente sotto acidi. Eppure non è mai caduto nel dimenticatoio, un barlume qualsiasi della sua visione resta impresso nella memoria e chiunque l’abbia visto ne conserva un ricordo. Magari nascosto, magari sepolto, ma citate Stone e una lampadina si accenderà, illuminando l’angolo buio della mente dove si annidano quelle cose che entrano senza chiedere il permesso e da lì non se ne vanno più. D’altronde, un film così come potrebbe cadere nell’oblio? Violenza senza alcuna pietà, splatter come non esistesse un domani, armi a profusione, esoterismo spiccio, le tette di Kim Cattral e, soprattutto, un Rutger Hauer che prima ti appende al muro e dopo ti chiede cosa c’è che non va. Impossibile non diventare un cult, nonostante i difetti e i limiti, che lasciano sempre sul filo del rasoio il gradimento dello spettatore. Gary Scott Thompson, che sarà sceneggiatore del primo capitolo di Fast and Furious, si perde però nella sua stessa immaginazione, dando vita ad una trama contorta, fatta di momenti in cui non è ben chiaro se è la storia ad essersi arenata nelle secche della fantasia di David Lynch o è il nostro cervello che si è preso una vacanza a base di crack. In questo caso la linearità, con le premesse espresse poco sopra, avrebbe indubbiamente giovato, considerando anche il fatto che la regia di Tony Maylam è quanto di più anonimo si possa vedere. Non c’è autorialità, non ci sono spunti personali, tutto è asettico, neanche il regista si fosse preso una pausa caffè lunga tutte le riprese. Ma forse è proprio questo il marchio di fabbrica di Maylam, da The Riddle of the Sands a The Burning e Phoenix Blue, la mediocrità, e dire di più è come sparare sulla croce rossa armati di atomica. Sinceramente sarebbe stato meglio se un film del genere fosse finito tra le mani di un regista differente, uno come Albert Pyun, il cui stile viene pure in qualche modo richiamato alla mente dall’ambientazione e dalla storia.

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Storia che non si allontana dalle dinamiche di un qualsiasi buddy cop movie, condita però di incredibili colpi di scena esoterici e fantascientifici, cose che neanche Fox Mulder infarcito di cocaina si sarebbe immaginato. Tra un buco di trama e l’altro, il plot racconta infatti di Harley Stone, poliziotto grezzo e duro, sull’orlo di una crisi di nervi a causa di un misterioso serial killer che, tra le altre vittime, ha ucciso anche il suo amico e collega. A Stone viene affidato un nuovo compagno, il preciso e intellettuale Durkin, e insieme scoprono la natura mostruosa del killer, il suo legame con l’esoterismo e il sanguigno collegamento con lo stesso Stone.

Il personaggio di Hauer è stereotipato come molti degli eroi della precedente decade, ma ciononostante tiene il passo, si distingue in modo personale e grazie all’interpretazione dell’attore olandese non sfigura, anzi, diventa un buon badass. Con lui gli altri personaggi, seppure abbozzati e senza troppi fronzoli, fanno il loro lavoro, muovendosi in una Londra del futuro costantemente allagata, scenario che incredibilmente risulta povero e accattivante allo stesso tempo.

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Detective Stone è il contorto incubo di chi ha tante, confuse idee, e contemporaneamente pochi mezzi per metterle in pratica, creando così un film senza infamia né lode. Una delle tante pellicole che per molti restano nella Terra di Mezzo delle occasioni sprecate. Una cosa giusta solo in parte, perché se è vero che Stone non sarà mai all’altezza di Arma non Convenzionale o delle pellicole a cui in parte sembra ispirarsi, è altrettanto vero che resta un cult, forse proprio per il suo essere B-movie e, di conseguenza, per il suo essere imperfetto.

Manuel “Ash” Leale

Detective Stone

Regia: Tony Maylam

Interpreti: Rutger Hauer, Kim Cattrall, Neil Duncan, Michael J. Pollard, Alun Armstrong.

Titolo originale Split Second

Durata 85 min. – USA 1991.

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