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Certo, ambientare una storia distopica nel deserto australiano è quasi una presa in giro: quel posto non sembra restituito all’anarchia selvaggia di un futuro dove il caos ha vinto ma è un’oasi di spietata naturalezza di suo, dove ci si potrebbe ridurre mentalmente come i protagonisti del film anche senza l’Apocalisse a far da sfondo. Tolto questo particolare che infila The Rover nello stesso genere ormai prevedibile e autocompiaciuto del mondo fottuto e senza speranza di The Road o Interceptor, bisogna ammettere che il film funziona bene e date le premesse la cosa non è così scontata. In entrambe le pellicole citate sopra i protagonisti, nonostante vivano in contesti tremendi, fanno di tutto per soddisfare dei bisogni comprensibili anche per lo spettatore affondato in una poltrona di un cinema multisala con superdolby stereo e occhialetti 3D: proteggere il proprio figlioletto dalle grinfie di pazzi cannibali (The Road); vendicare moglie e figlio massacrati da una carovana di centauri bastardi e senza scrupoli (Interceptor). Nel caso del film di Michôd si trascorrono i primi venti minuti a sghignazzare sull’inverosimiglianza di un soggetto tanto strambo. Dei rapinatori in fuga si azzuffano nel momento sbagliato ed escono fuori strada con l’auto. Scendono e salgono sulla prima vettura disponibile che trovano, dato che la loro sembra impantanata sopra un bivacco di grossi tubi di plastica. Il proprietario della seconda macchina (Guy Pearce) è nei paraggi e si fa rodere il culo, emerge da un torpore zombesco molto intonato all’ambiente afoso e piatto e dopo aver fatto ripartire caparbiamente il mezzo lasciato lì dai rapinatori, li insegue per costringerli a restituirgli la sua auto.

GUY PEARCE AND ROBERT PATTINSON, STILL BY MATT NETTHEIM

I tizi se lo ritrovano alle spalle e dopo un breve balletto a otto ruote che ricorda fugacemente la sintassi iniziale di Interceptor (fatta di ruote e strada e sguardi psicotici e altre ruote e altra strada) ecco che si fermano e gli puntano addosso le pistole. Lui non pare tanto spaventato, rivuole la sua macchina e propone uno scambio con la loro.

I rapinatori non ci pensano e lo tramortiscono, lasciandolo in mezzo al nulla con la vettura sbagliata.

Quando il tipo si riprende guarda l’orizzonte e invece di fregarsene e accontentarsi dell’auto lasciatagli dai rapinatori, parte all’inseguimento e questa è la storia del film.

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A parte qualche schizzato che lava la propria macchina tutti i fine settimana e non permette alla fidanzata di salirci con le scarpe, nessuno spettatore di questo mondo può capire il bisogno che muove il protagonista incontro all’inferno di derelitti, pistoleri, pederasti e soldati nevrastenici per riavere una stupida, sporca e ammaccata auto di merda. In fondo nemmeno i rapinatori ci riescono e invece di restituirgli il mezzo e riprendersi il proprio (tanto che differenza fa?) proseguono sul mezzo che gli hanno requisito. Il pregio di The Rover sta proprio qui però: nella capacità di farci entrare in un contesto privo di morale ed empatia e mostrarci che i più messi male siamo noi, non l’uomo che rivuole la sua macchina a tutti i costi come si trattasse del recupero di un figlio rapito. Tutti i personaggi che ruotano attorno a lui, spettatori anch’essi di questa spedizione assurda, non capiscono come mai lui si dia tanto da fare. L’uomo spiegherà un po’ per volta quale trauma, quale peccato commesso gli ha insegnato che al mondo non si può vivere senza pagare il prezzo per le proprie decisioni e soprattutto senza rispondere delle responsabilità che hanno comunque, anche se uccidi qualcuno e nessuno viene a cercarti per fartela pagare.

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E la cosa incredibile è che il protagonista stesso sembra il più disumano di tutti quanti: uccide chiunque (persino un nanetto tatuato adorabile) senza pensarci due volte, maltratta le donne e non ha pietà per il ragazzo ferito che recupera dalla strada (Robert Pattinson): lo usa per raggiungere il suo scopo, visto che è il fratello di uno dei rapinatori, lasciato indietro perché creduto morto dagli altri. Le poche volte che apre bocca è per dichiarare cose atroci, senza scampo sul mondo e le persone ma è tutto un inganno, mentre gli altri sprofondano in un’esistenza tagliata fuori da ogni valore morale, lui è l’unico che combatte fino alla morte per ripristinarne un po’.

Inoltre, nel bagagliaio dell’auto che gli hanno portato via, c’è qualcosa che gli preme molto riavere, ma non rivelo di che si tratta, ok.

L’aspetto meno convincente di The Rover è che si basa su una sceneggiatura perfettina e che si nota sempre, troppo scolara, con i colpi di scena al punto giusto, gli ingredienti necessari dosati in modo davvero scrupoloso, il macGuffin, le didascalie fastidiose mimetizzate per finta dietro a un covone di silenzio sospeso. Si avverte la paura che il film taciturno che si è scelto di fare non dica comunque tutto quello che deve dire in modo chiaro e preciso al pubblico di fagocitatori di mais soffiato e bibite zuccherose.

E poi c’è il solito difetto imperdonabile che impedisce al cinema di oggi, quando vorrebbe recuperare un po’ della poesia decadente dei film americani degli anni 70, di riuscire a farlo: la monocromia. The Rover è assolutamente grigio, dall’inizio alla fine e tutti sappiamo che la vita, anche in contesti estremi è fatta comunque di sogni e risa: persino nei campi di sterminio c’erano canti e barzellette. Gli uomini sono questo, animali affamati e profondamente codardi nelle situazioni più viziate dal benessere e insolitamente sodali e generosi in quelle estreme e disperate.

Altro problema, ma solo fino a un certo punto, è Robert Pattinson. Per quasi tutto il film assistiamo agli sforzi del giovane vampirello luminoso di Twilight che cerca con tutto se stesso di farci credere che lui sia davvero la reincarnazione del Billy Bibit di Brad Durof in un Nido del cuculo all’aria aperta (ma finisce per ricordare più che altro il Simple Jack stilleriano di Trophic Thunder!), poi però, nel finale ci ritroviamo a soffrire con lui e ammettere di averlo sottovalutato. Questo dimostra che Bobby si impegna molto e alla fine riesce, ha talento: sopravviverà al vampirismo liceale grazie agli ultimi minuti di The Rover, potete scommetterci il volante.

Francesco Ceccamea

The Rover

Regia:David Michôd

Interpreti:Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy, Nash Edgerton, Anthony Hayes

Durata 103 min. – USA, Australia 2014

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