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Se c’è una cosa che accomuna la maggior parte dei nati nei ’70 e negli ’80, questa è sicuramente Lupin The Third. Non discutete troppo, le avventure del ladro gentiluomo nipponico sono un punto fisso dell’infanzia di molti e anche se preferivate Goldrake o Lady Oscar, sono pronto a scommettere che Lupin è riuscito ugualmente a entrare nella vostra vita. Dopotutto non potrebbe essere altrimenti, se ancora oggi, dopo quarantotto anni dalla sua nascita, è presente in TV e su innumerevoli tipologie di merchandising, assurgendo a vera e propria icona della pop culture.

lupin 1 Creato dalla mente e dalle matite di Monkey Punch, al secolo Katō Kazuhiko, e ovviamente ispirato ai romanzi di Maurice Leblanc, Rupan Sansei (ルパン三世) debutta in una rivista della Futabasha, storica casa editrice giapponese, nel 1967. È sulle pagine di Weekly Manga Action che il personaggio ha modo di superare qualsiasi aspettativa del suo autore, riscuotendo un sorprendente successo e divenendo in pochi anni un cult. Da qui in avanti è un viaggio verticale tra fumetti, anime, videogiochi, un’ascesa che porterà il ladro gentiluomo a varcare i confini giapponesi approdando anche nel Bel Paese. Tra prevedibili censure, sigle immortali e continui passaggi televisivi, Lupin conquista lo Stivale e la naturale evoluzione di tanta fama planetaria è ovviamente un esordio in live action sul grande schermo. Nel 1974, infatti, la Toho produce Lupin III – La strana strategia psicocinetica, lungometraggio di ottantadue minuti che vede il ladro donnaiolo cercare di sfuggire contemporaneamente agli assassini di una famiglia mafiosa e all’inarrestabile Ispettore Zenigata. Decisamente dimenticabile, questa prima incursione nella Settima Arte lascia l’amaro in bocca e la strada rastrellata di rocambolesche avventure prosegue unicamente nel campo dell’animazione, dove fioriscono diversi lungometraggi degni di nota, come Il Castello di Cagliostro. lupin 2 Ma dopo innumerevoli OAV, film, special televisivi e crossover, era inevitabile che il richiamo del Cinema restasse inascoltato ancora a lungo e così, ad Agosto 2014, esce nelle sale giapponesi il secondo live action, intitolato semplicemente Lupin III. Niente sottotitoli per un film che punta alle origini, con una storia nuova e nuovi personaggi, nel difficile tentativo di trasporre più o meno fedelmente gli antieroi tanto amati dal pubblico. E come in tutti gli adattamenti ecco il vero punto cruciale: in quale modo trasportare un personaggio cartaceo o animato nella realtà? A meno che non si tratti di Uwe Boll, qualunque sceneggiatore assennato passerebbe notti insonni davanti a un tale quesito, perché il rischio di deludere i fan è altissimo e quello di creare un prodotto indecente è ancora più alto. Il Cinema è colmo di oscenità tratte da videogame e fumetti, quindi questo è diventato un Genere dove muoversi con i piedi di piombo. Ma le case di produzione, TBS, Kadokawa e Toho in primis, compiono una scelta per nulla scontata e affidano tutta l’operazione al regista che non ti aspetti: Kitamura Ryūhei. Nativo di Osaka, classe 1969, Kitamura è tanto amato in patria quanto visto con sospetto nel resto del mondo, in particolar modo negli States, dove ha diretto Midnight Meat Train e No One Lives, tutt’ora assurdamente considerati da certa critica l’ennesimo esempio della sua mancanza di talento. Assurdamente, ripeto, poiché per quanto sottovalutati sono film ricchi di personalità e tocchi di genio, particolari su cui tanti mestieranti presuntuosi possono solo sognare, chiusi in bagno con l’arma carica in pugno. Resta ugualmente una sorpresa la scelta del regista di Osaka, alla quale viene affiancato Yamamoto Mataichiro, lo sceneggiatore di Azumi e Azumi 2: Death or Love, ma fa ben sperare per la riuscita di un film per nulla semplice da gestire. E proprio qui, infatti, succede il fattaccio: Kitamura, per buona parte della pellicola, si dimentica di essere Kitamura, e tanti saluti alle buone premesse. lupin 3 Completamente rivisitata, la storia parte dalla formazione della storica banda e vede Lupin, Jigen e Fujiko appartenenti a una società segreta di ladri chiamata The Work e gestita da Thomas Dawson, figura quasi paterna per il giovane Lupin. Ma tutto crolla quando Michael Lee tradisce il gruppo e ruba una preziosa collana appartenuta a Cleopatra, scatenando una sequela di eventi e colpi di scena che collideranno nel chiassoso finale. Potrebbe all’apparenza sembrare una qualunque delle avventure scritte da Monkey Punch, ma questo Lupin III si fa carico di una pesante eredità, cercando di sdoganarla nella modernità di tante nuove produzioni nipponiche, che strizzano l’occhio al patinato cinema hollywoodiano. Purtroppo, però, qui non c’è Michael Bay, che per quanto possiate odiare tramuta in oro quasi ogni cosa che tocca, e quindi la prima mezz’ora di film, per non dire tutta la prima parte, fatica incredibilmente a decollare, nonostante i siparietti fra Oguri Shun (Lupin) e Kuroki Meisa (Fujiko) siano ben fatti e divertenti. Kitamura sembra non sentirsi a suo agio, in qualche modo frenato e ne risente il ritmo persino durante le scene d’azione. Dal regista di un cult come Versus è più che lecito aspettarsi ben altro. Combattimenti e sparatorie non ricalcano lo stile dell’anime, ma se questo non è necessariamente un difetto lo è invece la noia che scaturisce in alcuni frangenti. Eccessivamente allungato, almeno trenta minuti avrebbero potuto senza dubbio essere tagliati, il film si snoda in un’alternanza di partenze e rallentamenti, montagne russe con il freno a mano tirato, e solo nell’ultima parte a Kitamura viene in mente di essere un regista con gli attributi e il divertimento inizia davvero a scorrere. Peccato che tutta quanta la pellicola non sia come i circa sessanta minuti finali: veloci, scoppiettanti, divertenti, i personaggi diventano quello che i fan hanno imparato ad amare e sono finalmente riconoscibili nelle loro caratteristiche migliori. lupin 5 Senza infamia né lode, Lupin III può essere piacevole se visto con la dovuta consapevolezza e questo grazie anche a Oguri Shun, Asano Tadanobu e Ayano Go, ben calati nei rispettivi personaggi. Insomma, possiamo storcere il naso perché ancora una volta l’adattamento non è perfetto oppure possiamo sorvolare sui difetti e goderci almeno una seconda parte che vale la visione. Comprensiva di Fiat 500 gialla, il tocco di classe che strappa un sorriso nostalgico. A voi la scelta.

…Chi lo sa che faccia ha, chissà chi è, tutti sanno che si chiama Lupin…

Manuel “Ash” Leale

Lupin III (Rupan Sansei)

Anno: 2014

Regia: Kitamura Ryuhei

Interpreti: Oguri Shun, Tamayama Tetsuji, Ayano Go, Asano Tadanobu, Kuroki Meisa, Jerry Yan, Nick Tate, Nirut Sirichanya, Vithaya Pansringarm

Durata: 133 min. lupin 7 lupin 8