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Inizia tutto con un bel paio di tette a Blue Bay, Florida

I seguiti video dei film di successo sono una vera incognita. Non ci si capacita perché da un film di un certo culto deve nascere una mezza schifezza con attori cani e budget ai limiti dell’accettabile. Certo, si sa, i seguiti, anche quelli ufficialmente usciti al cinema, non hanno mai peccato in eccessiva bellezza. Se si tolgono dai giochi quei pochi esempi che fanno comunque eccezione, i vari Aliens, Terminator 2 Il giorno del giudizio, Die hard 3, Mad max Interceptor 2, Arma letale 2, film eccellenti con o senza il numero 1 di fianco, il resto sono purtroppo solo copie sbiadite degli originali. Ma i seguiti per il mercato home video sono un’altra roba, un diverso terreno da gioco, per dirla alla Tarantino, perché fingono d’essere ancora cinema senza esserlo davvero. Li riconosci perché non escono nelle sale, passano al massimo in seconda serata su Italia uno, sono i seguiti fuori tempo massimo di successini dell’epoca, i film che non hanno davvero mai sbancato ma che posseggono comunque un buon passaparola, un progetto che tu, produttore che guardi solo al vile denaro, non sovvenzioneresti mai per milioni, ma per qualche centinaio di dollari sì. Ecco allora che nel 1998 esce il (bel) film di Joel schumacher 8 mm e dopo ben 7 anni, nel 2005, un seguito brutto come la morte, 8mm 2 – Inferno di velluto, che nulla ha a che vedere naturalmente con il primo capitolo. Per farvi capire: in 8mm 2 siamo più dalle parti di un brutto porno soft girato da Joe D’Amato. E gli snuff? Gli omicidi? E Nicolas Cage? Non pervenuti a questo giro. Ma non solo, di esempi ne siamo pieni, dai seguiti scamuffi di Cruel intentions di Roger Kumble a quelli del Vampires di John Carpenter, alla saga dei Tremors e a quella di Dal tramonto all’alba, tutti sequel che non hanno mai beneficiato di un’uscita al cinema, prodotti della qualità appena maggiore di un pilot per la televisione, il corrispettivo di un mockbuster dell’Asylum con il beneplacito però degli autori degli originali.

Cioè, cazzo, fammi capire esiste anche un 2 del nostro film?

Cioè, cazzo, fammi capire esiste anche un 2 del nostro film?

Noi di Malastrana vhs abbiamo voluto addentrarci in questo inesplorato mondo, un po’ per cercare di trovare qualcosa di buono in prodotti nati per essere presto dimenticati, un po’ per fare luce su quali siano i finti sequel ai quali stare davvero alla larga. Perché non dimentichiamolo, molte volte si trova del buono anche rimescolando la merda, soprattutto se hai cacato diamanti.

Iniziamo quindi oggi il nostro viaggio con Sex crimes e proseguiremo di volta in volta a proporvi nuove forme di dolore cinefilo, neanche fossimo cenobiti barkeriani.

Succhiami la fava, John Carpenter!

Succhiami la fava, John Carpenter!

Sex crimes è stato tutto sommato un buon prodotto: girato da un John McNaughton ancora alla ricerca di una dimensione (mai trovata) dopo Henry pioggia di sangue, si ricorda per una sequela di colpi di scena uno più assurdo dell’altro, per una scena di sesso a tre tra una bellissima Denise Richards, una non ancora inchiattita Neve Campbell e un impacciato Matt Dillon, e naturalmente per le paludi infestate dai coccodrilli a due passi dal mare tropicale. Il titolo originale era Wild things, cose selvagge, i nostri distributori italiani, oltre a calcare la mano sul tema del crimine sessuale (tutto l’intreccio parte da un presunto stupro di una ricca ragazza da parte del suo professore), hanno voluto aggiungere a mò di iperbole il sottotitolo “Giochi pericolosi”. All’epoca Sex crimes fece incazzare non poco gli spettatori paganti perché la distribuzione italiana (la Cecchi Gori) decise così a cazzum di sforbiciare al cinema la scena dell’orgia, un vizio che aveva già commesso con Cruel intentions e un bacio lesbo. Una strategia di marketing per poi vendere la vhs con scritto “contiene le scene censurate” che non ha bisogno di parole, solo bestemmie a Vittorio bello pacioccone. Sex crimes comunque, come già detto, anche a rivederlo, non era male, forte anche di un bel gruppo di attori (Bill Murray e Kevin Bacon su tutti), e la regia di John McNaughton che era un portento, così bella da far dimenticare la demenzialità della sceneggiatura.

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Ma Sex crimes era un film che non aveva bisogno di un seguito, anche perché, pure a pensarci, come fare a produrre un seguito di un film che alla fine uccideva tutto (o quasi) il cast? Al cinema certo la risposta sarebbe stata no, ma ecco allora che nel 2004 esce Sex crimes 2 – pronte a tutto, naturalmente diritto in home video. Perché, come detto, in home video non ci sono limiti.

A girare questo seguito non seguito è Jack Perez, un regista destinato all’Asylum con perle di inenarrabile bruttezza come 666: The Child, l’imitazione brutta di The Omen, e l’ennesimo film sui mostroni, Mega Shark vs. Giant Octopus, un film così orribile da costringere lo stesso Perez a firmarlo sotto pseudonimo (Ace Hannah). A dire il vero Sex crimes 2 non è neanche girato male, ma si percepisce la povertà dell’operazione, location e movimenti di macchina, pur essendo in assoluto il seguito migliore, a livello di idee, della pellicola originale. Per la prima e unica volta si cercherà di superare l’imitazione del plot di Wild things con stupro e parte forense, concentrandosi soprattutto sull’accumulo di colpi di scena sempre più esagerati fino a sfociare nella parodia demenziale. Stavolta però il divertimento, rispetto al primo film, viene a meno, causa anche un gruppetto di attori anonimo, a parte un convincente Isaiah Washington. In più né Susan WardLeila Arcieri, pur se bellissime, valgono Denise Richards e Neve Campbell.

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Peggio si va con Sex crimes 3 – Le cattive ragazze vogliono solo divertirsi, del 2005, diretto di malavoglia da Jay Lowi, autore di un non malvagio Giovani assassini nati (Tangled), e qui alla sua seconda (e ultima) regia nei lungometraggi. Il plot è ancora più assurdo, personaggi cretini, la direzione degli attori nulla. La storia parte nuovamente da un’accusa di stupro, stavolta nei confronti di un miliardario, una macchinazione atta solo a derubarlo dei suoi averi. La parte forte dovrebbero farlo le scene sexy ma, come nel film precedente, tutto sembra così finto e costruito che alzare il livello di erotismo, come il dardo di fuoco dello spettatore voyeur, è quasi impossibile. In più il film dura pochissimo, 75 min., e ha quasi 15 minuti in appendice di scene scartate dove mostrano l’incredibile (e cretino) piano articolato dagli autori della sceneggiatura, qualcosa che sulla carta doveva essere probabilmente geniale ed invece risulta il folle disegno di un dislessico senza fantasia.

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Sex crimes 4 – Il crimine è ancora più seducente è del 2010 ed è girato stavolta da Andy Hurst, sceneggiatore dei precedenti direct to video della serie. La sostanza non cambia: solito crimine sessuale, soliti omicidi, solito piano organizzato in maniera così machiavellica da essere incredibile. La regia è un po’ meglio del precedente, almeno si percepisce meno la povertà dell’operazione. Stavolta il sesso però non è a tre, ma a 4, con una terza donna che si unisce alla solita orgia, un’idea così mal realizzata da far pensare ad una parodia alla Scary movie. Siamo in una bassa operazione che però ha dalla sua un buon ritmo e la presenza di John Schneider, il mitico Bo Luke della serie tv Hazzard, che offre una buona prova attoriale. In più abbiamo la splendida Jullian Murray, carneade del cinema, di una bellezza però folgorante, tanto basta per apprezzare Sex crimes 4 e spararcelo in vena fino alla fine senza lamento.

Stiamo per fare un'orgia in quattro!!! Cheeeseeee!!

Stiamo per fare un’orgia in quattro!!! Cheeeseeee!!

Certo è che dal buon film di John McNaughton, pur con i suoi difetti, ci saremmo aspettati una fine e un proseguo meno da miserabili. Il problema è il nostro: bisogna imparare a pensare home video. Le regole del buon cinema valgono poco in questo territorio. Conta solo l’imitazione legittima e imbruttita del bello. Siete pronti ora a Cruel Intentions 2 e 3? Un no ha senso solo al cinema, naturalmente.

Andrea Lanza

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