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Come avvoltoi, noi recensori, arriviamo a rimembrar le umane gesta delle stelle defunte. In codesta pellicola poi dovremmo rammentare di rammentare un bel po’ di gente. Da Salvatore Samperi, a Turi Ferro, passando per Alessandro Momo e finendo con Laura Antonelli.  I divi del cinema sono tutti giovani e belli, per sempre. La loro bellezza brilla e riflette sulle nostre vite da provinciali, alla periferia di Mediaset. Con quell’erotismo casalingo, bambole gonfiabili di carne, roba da consumare in fretta, roba alla Drive In. Chissà che l’italiano medio abbia mai compreso la differenza fra Erotismo e pornografia. Chissà se gli fosse mai interessato veramente qualcosa, sarebbe da indagare.

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Potremmo dire che il cinema abbia effettivamente aiutato a liberare da frustrazioni, repressioni, bigottismi pleonastici, il popolo italico. Pensandola così, ecco, Laura Antonelli è stata una rivoluzionaria. L’unica rivoluzione possibile, perché alla fine ne giova anche la borghesia, che si vede autorizzata a sospirar indecenze e poi tornare all’ovile e alla normalità.

Eppure Malizia è una pellicola che tanto ha dato e contribuito all’immaginario erotico italico, alla liberazione di libido, seppure con un linguaggio ora di una certa raffinatezza tecnica, ora molto sodo e diretto, seppure ormai datatissimo e legato a quel periodo. Ora è un film all’acqua di rose, ma per questo ancor più godibile. Perché ci sforziamo di comprendere il legame tra i personaggi, quella naturalezza tra Laura Antonelli e il bravo Alessandro Momo. In bilico tra primi vagiti della nascita nefasta della commedia scollacciata, e una sottilissima impalpabile malinconia adolescenziale. L’età d’oro della scoperta del Femminile, dell’altra, delle pulsioni erotiche, del sesso .

20150622_100811_malizia5Ma il film è anche un acido attacco alla famiglia di stampo conservatore borghese, con questa donna contesa da padre e figli, ritratto al vetriolo di una certa efficacia. Peccato che di tutto questo oggi sia rimasto solo un inno sempre più fiacco e logoro a presunte libertà individuali, che di fatto manifestano una incapacità di relazionarsi con gli altri. Trombare e amare di più, sopratutto amare di più. Ecco cosa si dovrebbe fare.

Però se pensiamo a quel periodo, ecco: era giusto. Lotta di classe e generazionale passata attraverso le pulsioni erotiche, un discorso ridondante e naif al massimo, come tutta l’opera di codesto regista. Di cui rammentiamo la visione di Nene, Un anguilla da trecento milioni, scandalo, pellicole comunque degne di nota.

Insomma seppure invecchiato e datato, seppure della brillante luce della libertà sessuale si è passato al neon a luci intermittenti della solitudine dei single in cerca perenne di divertimento, io mi sento di dire che codesta pellicola sia da vedere. Sempre e comunque. Perché vi è tutto un pezzo di storia italica da non scordare e per via di Laura Antonelli. Sensuale ma non volgare, femminile, forse l’ultima volta che una donna seduce essendo e rimanendo donna, non un semplice corpo nudo sotto la doccia.

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Tutti noi sappiamo della triste fine di Laura Antonelli. Vittima dello star system e non solo, non mi pare il caso di andar oltre.

Ricordiamola così, in questo film.

Davide Viganò

http://www.youtube.com/watch?v=QfA7KtEkaIE  Malizia Anno: 1973 Regia: Salvatore Samperi Interpreti: Laura Antonelli, Turi Ferro, Alessandro Momo, Tina Aumont, Pino Caruso, Angela Luce Durata: 100 min. image.axd Malizia malizia_laura_antonelli_salvatore_samperi_010_jpg_xhrs