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Poltergeist è un grande film, senza ombra di dubbio, almeno per chi scrive.
Al di là della questione sempre annosa sulla paternità del film (è di Tobe Hooper? E’ di Spielberg?), quello che si palesa davanti agli occhi è un film dell’orrore ben fatto, appagante e con momenti di puro terrore non proprio comuni, capace persino di amalgamare senza acidità lo splatter con le atmosfere tipiche della favola tedesca dei Grimm.
Da Poltergeist sono nati due sequel non all’altezza certamente, ma non così disdicevoli come sono ricordati nei secoli dei secoli.

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Il primo è Poltergeist 2: l’altra dimensione di Brian Gibson, seguito qualche anno dopo da Poltergeist 3: ci risiamo di Gary Sherman. Dei due quello che ne esce meglio è senza dubbio quello di Gibson, soprattutto per l’introduzione di un cattivo eccezionale, il reverendo Kane, interpretato con melliflua malignità dal grandissimo Julian Beck, un viso modellato a morte non dagli effetti speciali, ma da un cancro che da lì a poco si sarebbe portato via l’attore fondatore del Living Theatre. Bisogna dire però che Poltergeist 2, a parte questo e un gargantuelico verme della tequila creato da Giger, è poca cosa. Non funziona quasi nulla in un horror tendente (troppo) alla commedia, con innesti da buddy movie tra il capofamiglia Stephen e l’indiano Taylor, che precipita fragoroso verso la pagliacciata tra effetti speciali non così speciali e questa raccapricciante idea di famiglia unita, capace di vincere insieme contro le forze del male, manco fossimo in una sceneggiata di Ciro Ippolito
Eppure, chissà perché, se lo si vede da bambini , lo si ricorda sempre come un buon horror. Salvo poi, naturalmente, rivederlo.

La famiglia vince su tutto!!!!

La famiglia vince su tutto!!!!

Magia che non si ripete con il terzo film, odiatissimo da tutti.
Non che Poltergeist 3: ci risiamo (il titolo italiano è qualcosa di incredibile) sia un grande film, anzi, ma è un film che vive uno stato di grazia di grandissime invenzioni visive e una regia sopra la media di un prodotto derivativo di cassetta.
A suo svantaggio gioca l’assenza del tema di Jerry Goldsmith e il rifiuto di partecipare da parte dei due protagonisti storici della saga, Craig T. Nelson e JoBeth Williams, i genitori della piccola eroina Carol Anne.
Il motivo di queste lacune è da attribuirsi all’assottigliamento del budget prima delle riprese, il più basso di tutta la saga, che sembra essere sceso da 40 milioni a poco più di 10. Goldsmith tra l’altro scrisse interamente le musiche, ma, visto la miseria generale, non le cedette riutilizzandole in seguito per i temi di Haunting – Presenze di Jan de Bont. Due attori invece altrove molto dotati come Tom Skerritt e Nancy Allen, colpa anche di uno script confuso, sembrano spaesati e incapaci di conferire ai loro personaggi un minimo d’empatia.
Poi naturalmente c’è la piccola Heather O’ Rourke che non è proprio un bel vedere: gonfia, dall’aspetto non propriamente sano, muove alle lacrime solo perché da lì a poco sarebbe morta, a soli 12 anni, per complicazioni di una malattia intestinale, il morbo di Crohn.

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Il resto del cast, dalla quasi esordiente Lara Flynn Boyle (in Twin Peaks si chiamerà casualmente ancora Donna) alla tenera Zelda Rubinstein, sempre nei panni della sensitiva nana Tangina Barrons, sono incolori e tendenti molte volte all’overacting più spudorato.
Tra l’altro la Rubinstein ad un certo punto, causa la morte della madre, si troverà ad abbandonare il set e lasciare la produzione nella confusione più totale con un personaggio cardine che da metà film scompare per riapparire nel finale.
Vogliamo poi parlare del villain della vicenda, il redivivo Revendo Kane rispuntato senza molto senso da Poltergeist 2, e interpretato da un caratterista non molto carismatico truccato da semplice zombi amish?
Julian Beck che cantava scheletrico “Il signore è nel suo tempio al suo saluto noi ci inchiniam” faceva la sua porca scena, ma Nathan Davis che urla all’infinito “Carol Anne!” (nome ripetuto si dice 121 volte in tutta la pellicola) riesce solo ad infastidire.
In più ci chiediamo: ma perché in Poltergeist 2 il reverendo Kane non voleva andare verso la luce, quindi l’Aldilà, in quanto, parole di Taylor l’indiano, “vuole restare sulla terra perché non sa di essere morto“, mentre nel terzo film assurgere alla luce è il suo scopo ossessivo? E’ palese comunque che la serie Nightmare on Elm street sia stata una delle influenze più evidenti di Poltergeist 3, tanto che il gioco degli specchi, sulla carta, è una riproposizione a carte cambiate dell’universo onirico di Freddy Krueger. Peccato che il nuovo Kane non abbia né il carisma né la simpatia di un Robert Englund.

Un reverendo Kane più godereccio

Un reverendo Kane più godereccio

Altro elemento di demerito poi, a parte un’antipaticissima bambina tipo pel di carota, petulante e fortunatamente abbandonata quasi subito dallo script, è l’incredibile psicologo della scuola per giovani geni frequentata dalla nostra Carol Anne, il Dottor Seaton. Questo fenomeno della medicina moderna porta tesi così assurde sui poltergeist che quasi non ci si crede: tutto quello visto nel primo film non sarebbe altro che una prova dei poteri di persuasione della piccola Carol Anne sulla gente. “Ha fatto credere ad una intera cittadina” afferma pomposo davanti a dei colleghi psicologi “che c’erano dei fantasmi”. E come diavolo c’è riuscita? E le casa risucchiata nel nulla? Poi quando, davanti ai suoi occhi, una mano scheletrica, dentro uno specchio, rompe il vetro, lui urla forsennato verso gli altri dottori: “Avete visto? C’è riuscita ancora! Ha convinto me di stare vedendo un fantasma e spinto lei, dottoressa, a rompere il vetro con la tazza che ha in mano!”. Scusa??? Ehm????? Applausi generali con tanto di elogi: “Dottore lei è un genio”. Magie della sceneggiatura.

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Dicesi bambina rompicoglioni

La pellicola, tra l’altro, non incasserà moltissimo, solo 14 milioni contro i 122 e passa del primo film e i 44 del secondo, segnando la morte della saga.

Allora cosa ci può essere di buono in un film con così tanti difetti?
Come detto all’inizio, la regia di Gary Sherman che non dimentichiamo ha diretto uno degli horror più belli e innovativi degli anni 80, Morti e sepolti. Grazie a Sherman il film vive di invenzioni così meravigliose da essere sprecate in un horror di così basso profilo.
Si lavora in Poltergeist 3 molto sui doppi, in intuizioni riprese dall’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, e dal suo seguito (Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò).
Lucio Fulci inseguiva un’idea analoga nel suo Quando Alice ruppe lo specchio del 1988, un violentissimo psycho thriller dal budget miserabile, asserendo nelle varie interviste:”Se Alice rompesse lo specchio uscirebbero non solo i suoi sogni, ma anche i suoi incubi“.
Ecco, i fantasmi di Poltergeist 3 vivono dentro lo specchio, in un mondo speculare al nostro, ma freddo, glaciale perché non hanno possibilità di vedere la luce, quindi il calore di un Dio.

Non esistono i poltergeist

Non esistono i poltergeist

Non importa come e perché i poltergeist cerchino Carol Anne, ma quando arrivano è uno spettacolo visionario con riflessi che vivono una vita propria, corpi che si disgregano, doppi che si confondono con i vivi e ridono di noi, quarti di bue ghiacciati che si muovono e macchine furiose in cerca di vendetta.
Non solo gli specchi ma anche una pozzanghera diventa un pericolo soprattutto quando diventa nei suoi riflessi un tramite per l’altro mondo.
La parte del leone la fa anche lo scenario, davvero bellissimo e cronenberghiano, il John Hancock Center, un grattacielo di 100 piani (e 344 metri di altezza) che sorge nella città di Chicago (Illinois, USA). La sequenza dove vediamo la famiglia protagonista lamentarsi per il freddo (vivono all’ultimo piano) e vestirsi con sciarpe e cappelli invernali, salvo poi spogliarsi per il caldo arrivati al pian terreno, è vera. Si racconta infatti che gli abitanti del palazzo devono chiamare la portineria per sapere che tempo stia facendo in quel momento per regolarsi sul come abbigliarsi.
Se nel primo film il pericolo era la televisione e bastava alla fine fare a meno della tecnologia per sopravvivere, il terzo film non presenta alternative valide per combattere il pericolo: i fantasmi abitano dove noi viviamo, nelle nostre case, negli specchi che riflettono la nostra vanità e perché no i nostri piccoli o grandi peccati.

Una delle scene più belle dove il doppio di Lara Flynn Boyle e di Kipley Wentz, ovvero la cugina di Carol Anne e Scott il suo boy-friend Scott, si baciano e lui stacca divertito un lembo di pelle di lei, in origine, nello script, doveva essere un omaggio al primo Poltergeist con i due che si facevano a pezzi i volti mostrano degli scheletri ghignanti.
Molte idee sono rimaste tra l’altro solo nella sceneggiatura come per esempio i cani demoniaci che avrebbero dovuto incontrare i ragazzi in piscina o un demone di ghiaccio che attacca Bruce/Tom Skerritt.

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Il segreto più grande del film sta però nel veloce sciatto finale che vede Pam/Nancy Allen affrontare il reverendo Kane ed essere salvata da Tangina/Zelda Rubinstein che, sacrificandosi per i suoi amici, condurrà mano nella mano il villain verso la luce. In queste sequenze, dove spicca una bellissima decapitazione di Kane, notiamo la mancanza di Kipley Wentz e l’uso di un body double per Carol Anne, ripreso sempre di spalle. L’idea più plausibile è che la piccola Heather O’ Rourke sia morta prima delle riprese, ma in realtà leggiamo che le riprese di Poltergeist 3 finirono nel Giugno 1987 e le condizioni della piccola diva si aggravarono la notte del 31 gennaio 1988. Grazie al prezioso sito http://www.poltergeistiii.com il mistero ci viene parzialmente svelato in un susseguirsi di interviste che dicono una cosa e poi la smentiscono per i più svariati motivi. Salvo restante che la perdita di Heather fu un duro colpo per tutta la troupe, e sia Nancy Allen che Tom Skerritt non rilasciarono mai interviste sul film, il regista Gary Sherman ha sempre affermato che l’unico finale sia quello vulgato perché “girato in assenza di Heather a causa della sua dipartita”. E le date allora conosciute della fine delle riprese? Il nuovo girato sembra essere stato ultimato in fretta e furia il 14 marzo 1988, questo sì dopo la morte della piccola attrice, e sembra, dalle parole del nuovo compositore Joe Renzetti, per via agli scarsi effetti speciali del precedente girato.

Non mi ricordo molto del vecchio finale ma era di certo “insoddisfacente”, sotto lo standard qualitativo. Il reparto FX e make-up era ai minimi termini, i personaggi dovevano essere congelati, ma sembrava come se fossero appena sopravvissuti ad un’esplosione di un impianto di lavorazione di uova“.

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Altra probabile scelta di rigirarlo poteva essere la possibilità di vendere il film come PG e non come PG 13 quindi aumentando la possibilità che più pubblico lo vedesse. Sherman comunque negli anni è rimasto fedele alla sua linea, negando che ci fosse mai stato un finale diverso e spostando la fine delle riprese a dopo la morte di Heather O’ Rourke.

Dopo la morte della piccola nessuno aveva intenzione di finire il film che venne congelato, ma ad un certo punto i produttori mi hanno messo davanti alla realtà. O finisci il film Gary o lo finisce qualcun altro. E’ stato allora che ho deciso di ridurre le 17 pagine dell’epilogo in appena 3. Kipley Wentz non era presente al momento, impegnato in altri progetti, per cui feci a meno di lui, ma Poltergeist 3 non è propriamente un film che amo, porta dentro troppi ricordi dolorosi“.

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Eppure, come si vede qui sopra, però esistono le foto di scena di questo epilogo “non girato” dove è presente Kipley Wentz, il giovane Scott, e quindi non si tratta di materiale scartato. Lo stesso Wentz ha dichiarato in un’intervista:

“Ho interpretato Scott nel film. So quello che Gary ha dichiarato, ma non è vero. Ero a Los Angeles, quando hanno rigirato il finale, quindi potevano chiamarmi.Nessuno mi ha detto nulla finché non ho visto il nuovo epilogo alla première, ed è stato davvero un momento imbarazzante. Per la cronaca, avrei volentieri fatto le nuove riprese se qualcuno me l’avesse chiesto. E’ un po’ frustrante che, quasi 20 anni dopo, tutti sembrino pensare che io stato tagliato dal nuovo finale, per chissà quali ragioni. Vi posso giurare che il finale originale esisteva, anche se il film è stato bloccato per sette mesi dopo la morte di Heather. Il bello è che ho lavorato fianco a fianco con i ragazzi degli speciali effetti per rendere al massimo le mie scene finali, quelle con più effetti. Hanno preso un calco della mia testa per fare la ‘Scott congelato’ che era presente nel finale originale. Ho chiesto anche al produttore che fine avesse fatto il mio personaggio, e lui mi ha rassicurato dicendo: ‘Tornerà in Poltergeist IV’. “

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Cosa che naturalmente non si paleserà mai perché dopo Poltergeist 3 dovettero passare decenni prima di vedere il punto più basso della serie, uno scialbo remake della prima pellicola, questa sì davvero insalvabile e senza una regia degna di nota.

Sherman comunque tornerà in maniera subliminale, poco tempo dopo questo Poltergeist 3, sul tema, supervisionando la gradevole serie tv Poltergeist: The Legacy che nulla ha naturalmente a vedere con le vicissitudini della piccola Carol Anne.

C’è da dire però che, sebbene Poltergeist 3 non sia un bel film, è comunque un horror divertente, tra i più divertenti e folli scatenati seguiti che si ricordini. E’ in fondo lo spettacolo zozzo che guardavi di nascosto da bambino, le tette delle ragazze coccodè, il seguito non autorizzato prodotto da Massaccesi, lo sperma versato nel fazzoletto in attesa di momenti migliori, l’amico di 12 anni che mai più avrai.

Il tempo distrugge tutto, no?

Andrea Lanza

Poltergeist III: Ci risiamo

Anno: 1988

Regia: Gary Sherman

Interpreti: Tom Skerritt, Nancy Allen, Heather O’Rourke, Zelda Rubinstein, Lara Flynn Boyle

Durata: 90 min.

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