Tag

, , , , , ,

Quando Poltergeist uscì nelle sale, il quattro giugno 1982, segnò l’inizio di un successo che poco spesso si associa a film horror. Da un budget di circa dieci milioni di dollari, il film riuscì a guadagnarne più di settantaquattro, conquistando tre Saturn Award, un BAFTA e tre nomination ai premi Oscar del 1983. Un successo quasi annunciato, visto che alle spalle c’erano i nomi di Steven Spielberg, Tobe Hooper e George Lucas, con la sua ILM, successo che venne sostenuto in piccola parte anche dalla famosa “Poltergeist Curse”, la maledizione che si narra abbia ucciso più di un partecipante alle pellicole della trilogia. In questo caso, fortunatamente, niente complotti governativi, rettiliani o alieni in generale, ma solo le belle e sane demoniache presenze, quelle vecchio stile. Peccato non avere sempre un Ash Williams a portata di mano.

polt 5

Ma se in effetti qualche decesso c’è stato, liberi di credere che sia dovuto a spiriti maligni o semplicemente al caso, l’unica maledizione riscontrabile in Poltergeist 2 – L’altra dimensione sono le sciocchezze infilate a forza in una trama di per sé abbastanza funzionale, nella sua linearità. Spariti Hooper e compagnia bella, in cabina di regia troviamo Brian Gibson, regista di Tina – What’s love got to do with it e Still Crazy, mentre la squadra di sceneggiatori si mantiene con Mark Victor e Michael Grais, già all’attivo nel primo capitolo. È comunque fondamentalmente inutile fare troppi paragoni con il precedente episodio, perché inevitabilmente siamo molto lontani dalla bellezza e dalla forza di una pellicola scritta con buone idee in testa. Qui l’operazione commerciale è annusabile lontano chilometri e purtroppo lo si nota fin dall’inizio.

polt 2

Dopo le vicissitudini subite a Cuesta Verde, la famiglia Freeling si trasferisce a casa di Jess, la madre di Diane. Nonostante i problemi finanziari e l’assoluto divieto di televisori in casa, la vita sembra essere tornata alla normalità. Almeno fino a quando la medium Tangina, con un gruppo di ricercatori, scopre una caverna sotterranea sotto la vecchia casa scomparsa dei Freeling e capisce che il pericolo non è scongiurato. La sinistra figura del reverendo Kane spunta infatti dal nulla per condurre nuovamente il male nelle vite di Steve e Diane, cercando il modo di impossessarsi della piccola Carol Anne.

Ecco, una trama così, istintivamente, può ispirare sentimenti contrapposti, che vanno da “mmm” a “ho il cervello che mi cola dalle orecchie”. Mi rendo conto che una frase simile è altamente poco professionale, ma è anche altamente inutile usare paroloni per descrivere qualcosa che poteva anche non esistere e nessuno se ne sarebbe accorto. Tuttavia, è altresì vero che Poltergeist 2 non è affatto un sequel da buttare, anzi, è un film con pregi da non sottovalutare. Confusi? È più che comprensibile, visto che il film ha lo straordinario potere di suscitare piacere e nervosismo alternati in modo quasi ritmico. Parte distruggendo le fondamenta sulle quali si basava il primo capitolo, ma subito introduce un personaggio tanto stereotipato quanto interessante; sbaglia semplici reazioni umani, ma crea un antagonista favoloso; termina in un finale così noioso che quasi ti ricredi sui passatempi degli anziani alle sei della mattina, ma al contempo ti vomita davanti una scena dall’impatto notevole.

polt 3

Se in principio la casa dei Freeling sorgeva sulle spoglie di un antico cimitero, infatti, ora si scopre una caverna più profonda, colma dei cadaveri di una setta religiosa suicida. La soluzione per il ritorno dei Poltergeist è un cimitero sotto a un cimitero, una coincidenza che profuma meravigliosamente di forzatura. Elementi come questo infastidiscono la visione e spesso non è facile sorvolare: effetti speciali non sempre all’altezza, trovate ridicole più che spaventose, una morale politically correct tipica degli eighties. Tuttavia gli autori, come se consapevolmente volessero in qualche modo farsi perdonare, inseriscono pure spunti, situazioni e personaggi degni di nota: dal verme della tequila all’indiano Taylor (Will Sampson), ma soprattutto il reverendo Henry Kane, interpretato da un inquietante e maligno Julian Beck, famoso esponente dell’espressionismo astratto newyorkese. Artista poliedrico, poeta, pittore e fondatore del Living Theatre, avanguardia artistica figlia del ready-made di Marcel Duchamp, Beck non stona in una pellicola che di certo artistica non è, ma anzi ne solleva le sorti, grazie all’interpretazione perfetta di un demone fanatico, affascinante nella sua insana cantilena e nel suo sguardo sgranato e trasudante follia. Sue le scene migliori e il punto più alto del film, il confronto con Craig T. Nelson.

Poltergeist 2 – L’altra dimensione va guardato con occhio poco critico e scevro da troppi paragoni con il Poltergeist di Hooper. Semplicemente non può reggerne il confronto, sebbene cerchi di portarne avanti in modo dignitoso storia ed eredità. Se ci riesce o no è soggetto al gusto personale, ma sarebbe ingiusto non dire che qui ci sono pizzichi di buon horror che vale la pena vivere.

Manuel “Ash” Leale

Poltergeist 2 – L’altra dimensione (Poltergeist 2 – The other side)

Anno: 1986

Regia: Brian Gibson

Interpreti: Craig T. Nelson, JoBeth Williams, Heather O’Rourke, Oliver Robins, Will Sampson, Julian Beck, Zelda Rubinstein, Geraldine Fitzgerald

Durata: 91 minuti polt 1