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Certi film nascono sotto stelle folli e a dir poco bizzarre. Prendete, ad esempio, codesta pellicola: Tobe Hooper e Steven Spielberg, nella stessa pellicola? Strano, ma vero. Non penso esistano due registi più diversi rispetto a questi due. Cantore dell’America macabra, selvaggia, disturbante, popolata da assassini, torturatori. Il cinema di Hooper è malsano. Spielberg invece è il cantore di un’America saldamente borghese, se vogliamo semplificare al massimo, ma con un ben preciso codice d’onore. L’eroe non è mai un vincente, ma un uomo qualsiasi che per un discorso etico e spesso comunitario, decide di sfidare “il male”. Non è buonismo, ma una visione precisa della vita, dove l’umanità è fondamentale, come i rapporti affettivi. Entrambi fanno onestamente cinema.

poltergeist

Sicché lo scontro/incontro tra questi due uomini di cinema non poteva che dar la luce a un simil capolavoro.  Decisamente più spielberghiano, che Hooperiano, ma questa questione è già stata sviluppata in numerosi altri post. Non mi va di tornarci. Alla fine chi l’abbia veramente diretto non è così importante come l’effetto che codesta opera ha sul cinema fantastico e non solo da trenta e passa anni.

Una famiglia americana come tante. Lui è un po’ pirla e lo comprendi subito: legge un libro su Reagan. Simbolo dell’America che sta rimontando sulla strada del capitale, delle sicurezze del conservatorismo, abbandonando in fretta e furia il caos devastante,furioso,l’impegno politico degli anni precedenti. New Hollywood addio. La televisione non è più solo un elettrodomestico, ma “una di famiglia”, anzi una che forma cittadini e famiglie.  Tanto che par normale, a costoro, addormentarsi con la tv accesa. E lasciarla andar liberamente anche quando ormai non ci sono più immagini.

La piccola Caroline, però, in tv ci vede i suoi amichetti. Ci parla, con il candore delle bimbe . Solo che quelle presenze, quegli amici, hanno intenzioni per nulla amichevoli.

Poltergeist (1)

Il film è ben strutturato: ci presenta i protagonisti attraverso lunghe sequenze e scene di vita famigliare. Non ci presentano gente troppo buona o troppo incasinata, la bravura di Spielberg è questa: metter in scena la normalità. Che esiste e non è nemmeno una cosa brutta e cattiva. Sono la maggioranza della gente che non brilla, ma sa amare i propri cari, onesti lavoratori, gente semplice.

L’orrore si manifesta con irruenza attraverso un albero che tenta di ingoiare il figlio, e che rapisce la piccola Caroline. Da quel momento i genitori faranno di tutto per riprendersi la figliola. Aiutati da un gruppo di studiosi e da una mitica medium, indimenticabile Zelda Rubenstein. Forse questa parte centrale è quella che trovo più debole, perlomeno vista con gli occhi di  uno spettatore di oggi. Tantissimo vento nei capelli, lampi, urla, ma poco stremizi. Poco spavento. Nondimeno serve per ribadire il concetto di famiglia in pericolo e l’amore dei genitori per i figli, amore che ti porta a sfidare qualsiasi cosa.

Una famiglia che deve far i conti con la trasformazione sociale, con un’idea di capitalismo selvaggio e rampante che costruisce case sui cimiteri, fregandosene del rispetto per i morti e per la morte. Una famiglia dove c’è affetto, ma par sempre che possa spezzarsi. Poltergeist è l’ennesimo potente, solido, meraviglioso, inno al potere dei sentimenti e dell’amore, che Spielberg mette regolarmente in scena da decenni, trovano estimatori e detrattori in egual misura.

Si, forse potremmo vederlo in questo modo: una storia d’amore famigliare, nel tempo del crollo delle grandi idee collettiviste, sociali, di altri stili di vita. Poltergeist ci invita a tornare a casa e cazzo pure a difenderla, perché la nostra unica casa sono quelle persone che vivono con noi: i figli e il coniuge.

Ma ora vorrete sapere cosa rimane di una pellicola, per quanto leggendaria, dopo così tanto tempo, non è vero?

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Rimangono quegli assalti di furia “horror”: lo studioso che si strappa la faccia, gli scheletri che escono dalla fottuta piscina, fottute pareti, fottuto pavimento, il clown farabutto, il corpicino di Caroline tozzo e anche comico sospeso nell’aire prima di esser inghiottita dallo sgabuzzino, le sedie che cambiano di posizione, e sopratutto un bellissimo, meraviglioso, labrador!

Poi non possiamo sottacere dei limiti che il tempo ha posto al film. In particolare nelle scene con gli studiosi ( luci e ventilatori a palla, boh…Ma forse è solo una mia idea che siano cose superate) forse qualche lungaggine che a me piace, ma sai: nell’epoca degli eiaculatori precoci, anche il film deve esser veloce, svelto, giungere a un orgasmo sbarazzino ed effimero. Cioè, ti sto spiegando il cinema secondo Micheal Bay e Soci.

Qui invece troviamo una cosa bella e fondamentale, troppo spesso dimenticata: la sceneggiatura è il film. I personaggi la sua anima e il suo cuore. Anche quando scrivi un horror devi saper creare dei personaggi credibili, seppur legati a un genere. Facile vedendo questo film immedesimarsi nei genitori, pensare a quanto soffriremmo se qualcuno o qualcosa facesse del male ai nostri bimbi. Personaggi e storia che devono render interessanti anche i personaggi secondari. Come avveniva nel vecchio modo di intender cinema. Prima dei personaggi con la battuta fica sempre e comunque, caricature degli stereotipi di genere, prima di super eroi e supercazzole marvelliane e così via.

Io amo il vecchio modo di intendere il cinema e Poltergeist, seppure con alcuni evidenti limiti, rimane una pellicola sempre molto suggestiva e appagante.

Davide Viganò

Poltergeist – demoniache presenze

Titolo originale: Poltergeist

Anno: 1982

Regia: Tobe Hooper

Interpreti: JoBeth Williams, Craig T. Nelson, Heather O’Rourke, Beatrice Straight, Oliver Robins, Zelda Rubinstein, Michael McManus, Virginia Kiser, Martin Casella, Richard Lawson

Durata: 100 min.

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