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Sì, noi di Malastrana andiamo contro tendenza. Si capisce.
Senza disdegnare i mezzi che l’attuale tecnologia ci fornisce, la VHS rimane il nostro supporto preferito e il VCR il nostro credo.
Oltretutto abbiamo un debole per quelli che la comun gentaglia definisce ‘film di merda’.
Perchè dico ciò? Semplice, perchè “Street Fighter – Sfida Finale” è unanimamente (o quasi) bocciato come film di merda. Ma come è possibile? E’ un film adorabile!
Si sappia: la mia sarà una recensione anarchica, schietta, dettata dal cuore e dalla passione.
Ok, questo sia chiaro fin da subito: io amo Van Damme. Un amore davvero profondo… un colpo di fulmine nato in una notte di mezza estate, dopo aver visto quel “Bloodsport – Senza esclusione di colpi” che noi tutti, uomini eroici e romantici, ben conosciamo.
Grazie a lui ho praticato karate per 5 anni e ho imparato a fare la spaccata tra le sedie: il proprio idolo va emulato bene, perdio!
Tuttavia penso che il karateka di Bruxelles sia stato l’eroe di molti pischelli che, come me, negli anni ’90 si ammazzavano di film d’azione e videogames, rigorosamente VS Fighting e Beat ‘em up.
Ma anche ora, dopo avere abbondantemente superato i trent’anni, la mia vita è condita di film d’azione e (retro)videogames.
E guarda caso ho un debole anche per “Street Fighter II”, il marchio dal quale il nostro bel film è stato tratto.
E’ quasi inutile dirlo, ma lo dico: nel periodo tra il ’94 e il ’97 la cartuccia di “Street Fighter II Special Champion Edition” per il mio fedele Sega Mega Drive era una specie di oracolo, un faro nelle notte verso cui fare rotta per trovare calore e conforto.
Il divertimento domestico era inesauribile e quando si usciva e si faceva una tappa in sala giochi, guarda caso buona parte delle monetine finivano ad ingrassare il cabinato del videogioco di casa Capcom.
E’ quindi possibile immaginare la felicità del sottoscritto nel leggere sulla mia rivista di videogames preferita che un tale chiamato Steven de Souza avrebbe schiaffato su celluloide quel fantastico gioco, e che nel ruolo dello spazzolone Guile c’era il mio eroe, il dio degli action movie a base di arti marziali, colui il cui nome suona mitico e virilissimo: Jean Claude Van Damme.
“Wow, ecchecazzo, sì!” Così dissi il giorno in cui la notizia mi si palesò davanti.

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E infine, il gran giorno arrivò: Varese, Cinema Arca, una sabato pomeriggio dell’Aprile 1995.
Quel giorno la sala era praticamente inondata di gente. E si parla di un vero cinema, non di quelle merde di multisala che ci sono ora, ahimè dominanti in questa triste ed infelice epoca. Ma va beh.
Che ci volete fare, erano begli anni: in quel periodo sui nostri teleschermi passavano regolarmente buzzurri del calibro di Jeff Speakman, Dolph Lundgren, Don ‘The Dragon’ Wilson, Brandon Lee… e il nostro Van Damme, ovviamente: tutti personaggi di poche parole che picchiavando sodo.
Erano amici di tutti noi.
Inoltre, nel biennio ’94 – ’95 ben tre pellicole furono tratte da videogames di successo, e guarda caso del genere VS Fighting: “Double Dragon”, con il nostro bravo Mark Dacascos e il ‘T-1000’ Robert Patrick, il qui presente “Street Fighter – Sfida Finale” e il bellissimo “Mortal Kombat”, uscito nelle sale sul finire di quell’anno ’95 (e anche qui, ricordo bene, la sala era fottutamente satura di gente).

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In “Street Fighter – Sfida Finale” non vi è una regia poderosa, una fotografia commovente… ne tantomeno una scenggiatura da strapparsi i capelli dalla testa.
No, il film è ovviamente un pretesto per dare un volto ai personaggi del famoso videogioco, con la messa in scena di un contesto di guerriglia tra il malvagio dittatore di turno con il suo seguito, e l’impavido eroe a stelle e strisce con tutti i suoi alleati. Mettiamoci poi una buona dose di botte, il solito messaggio a sfondo politico con bandiera a stelle strisce dominante sulla muscolosa spalla di Van Damme, e una sana dose di grezza ironia. Risultato: un film per tutti, per grandi e piccini.
Street Fighter – Sfida Finale” è un film se vogliamo molto semplice, che si presenta al mondo con la voglia di stupire, affascinare ed incuriosire. Una mossa intelligente e un po’ fortunata… e al botteghino ha avuto ragione: il motivo di tale successo è dovuto ovviamente al marchio “Street Fighter II”, poi certamente all’attore di punta, quel Van Damme all’epoca 34 enne e ancora grande superstar dei film d’azione, in grado di richiamare in sala un buon numero di appassionati.
Sarà poi per l’ultima interpretazione di Raoul Julia, morto poco dopo la fine delle riprese del film… insomma, tutta una somma di fattori azzeccati.

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Non aspettatevi però di vedere “Hadoken”, “Shoryuken”, o mosse speciali che sfidano la forza di gravità: no, niente di tutto questo, se non pallidi tentativi. Sotto questo aspetto aveva fatto qualcosa di più Wong Jing, dalle parti di Hong Kong, quando l’anno prima confezionò il divertente e a suo modo spettacolare “Future Cops”, pellicola goliardica e fumettosa, nella quale i più grandi divi del cinema hongkongese (attori del calibro di Andy Lau, Ekin Cheng, Jacky Cheung, Aarok Kwon, ecc… ) impersonavano i personaggi del videogame “Street Fighter II”, in una produzione così folle che solo il cinema della ex colonia britannica poteva produrre.

kylie-minogue-cammyE il cast dello “Street Fighter” firmato Steven de Souza invece? Belle scelte, altre no.
In breve, per nominare qualcuno di loro: si è detto Guile che fa Van Damme… scusate, volevo dire Van Damme che fa Guile. Ok, ci sta , perchè no. Azzeccatissimo. Zangief ok, un simpatico colosso tutto muscoli e niente cervello, dalla parte di Bison perchè crede che lui sia il buono… e per il quale lavora gratis. Ok anche per Vega, il ninja spagnolo. Gli insipidi Sagat e Dalshim sono rispettivamente uno un cotrabbandiere d’armi, l’altro uno scienziato costretto al volere di Bison allo scopo di dar vita al soldato perfetto, ovvero Blanka, sul quale mi rendo conto che è meglio stendere un velo pietoso. Forse il punto davvero più basso del film, con quella parruccaccia color arancio e il corpo pitturato di verde che affonda davvero nel ridicolo. Raul Julia è sufficientemente psicopatico nel ruolo del Generale Bison, e ci piace. I suoi deliri di onnipotenza lasciano il segno.
Tralasciando quella chiattona di Chun Li, noi maschietti allupati abbiamo apprezzato moltissimo la pop star Kyilie Minogue nel ruolo di Cammy… con quelle sue labbra, quel suo fisico e quelle sue treccine bionde…
Certo, poi vedi Ryu e Ken, i veri protagonisti del videogame, e ti chiedi “Perchè?”
Ma alla fine va bene così, sono due ragazzi dal cuore d’oro e combattono per la pace e per le cose belle, come noi giovani volevamo, e quando iniziano a picchiare gli sgherri di Sagat, beh, picchiano forte e finiamo per dire grazie a Byron Mann e Damian Chapa per avere dato il volto ai due eroi principali del videogame.

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Forse ora un film come “Street Fighter – Sfida Finale” non avrebbe senso, ma 20 anni fa lo aveva. Era il periodo giusto. Bisogna filtrarlo in una certa ottica: questa pellicola è un importante tassello dei suoi tempi. In anni cupi in cui tutto cambia e muta alla velocità della luce, il film di De Souza si erge come baluardo di un cinema cazzuto, di serie B, se così si può dire, tuttavia così ‘perfetto’ nella sua sfrontata ignoranza da riempire le sale cinematografiche e, a suo modo, divenire un successo.
A distanza di anni passati, fa nostalgia pensare al faccione di Van Damme che svettava sulle locandine che tapezzavano la città. Un Van Damme che, da lì a pochi anni, avrebbe tristemente iniziato la parabola discendente della sua carriera

Bison: “Tu mi hai reso un uomo molto felice.”
Guile: “Tra poco sarai un uomo morto.”

Così fu.

RIP Raoul Julia

Daniele “Danji Hiiragi” Bernalda

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Street Fighter – Sfida finale

Titolo originale: Street Fighter

Anno: 1994

Regia: Steven E. de Souza

Interpreti: Jean Claude Van Damme, Raul Julia, Ming-Na, Kylie Minogue, Simon Callow, Wes Studi, Andrew Bryniarski, Joe Bugner

Durata: 100 min.

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