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Negli anni ’90 la grafica digitalizzata andava un casino e gli amanti dei ‘VS Fighting’ games, a riguardo, ne sanno qualcosa… Se nel contesto dei picchiaduro ad incontri questo genere grafico trova la sua più alta consacrazione – nonchè la sua forma più completa e pulita – nella prima trilogia classica di “Mortal Kombat” (Midway, 1992 – 1995), risulta alquanto impossibile dimenticare piccole atrocità del calibro di “Pit Fighter”(Atari Games, 1990), “Survival Arts” (Sammy, 1993), “Blood Warrior” (Kaneko, 1993), “Way of the Warrior” (Naughty Dog, 1994), “Tattoo Assassins” (Data East, 1994), “Kasumi Ninja” (Hand Made Software, 1994)… Produzioni talmente ridicole che viene normale chiedersi se programmatori e designers impegnati in tali progetti fossero nel pieno delle loro facoltà mentali oppure completamente strafatti, in vena di sprofondare nel ridicolo e con la voglia di farsi deridere dalla intera comunità dei videogiocatori. Ma è così, lo sappiamo: sotto un aspetto squisitamente videoludico, gli anni ’90 sono stati anni belli, pieni di colpi di scena e dai gusti estetici spesso discutibili: per l’appunto, in aggiunta alle ciofeche poc’anzi elencate, chi si sarebbe mai immaginato che venissero prodotti addirittura degli “Street Fighter” realizzati con grafica digitalizzata sullo stile dell’inarrivabile “Mortal Kombat”? Eresia!

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Ebbene, tutto ciò avvenne nell’anno 1995…

In seguito all’uscita del film cinematografico “Street Fighter – Sfida Finale”, che ovviamente noi tutti abbiamo amato visceralmente (se ancora non lo avete fatto, vi rimando alla lettura della mia recensione del film), vengono prodotti degli adattamenti dello stesso sotto forma di picchia picchia ad incontri, sia per il mercato arcade, sia per il mercato domestico, e che vantano l’utilizzo della grafica fotorealistica di cui parlavo prima. Signori, ecco a voi i giochi tratti del film, a sua volta tratto del gioco (ehm… va beh, ci siamo capiti): “Street Fighter: The Movie”.

Molti pensano erroneamente che le versioni casalinghe di “Street Fighter: The Movie”, realizzate per le neonate console a 32 bit Sega Saturn e Sony PlayStation, siano un porting della versione da sala. Beh, sbagliato. Le diversità esistenti sono infatti molte. Ma andiamo con ordine e vediamo di analizzare le differenze che intercorrono tra la versione arcade e la versione domestica del titolo, i loro pro (pochi) e i loro contro (ahimè, tanti).

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La versione arcade, sviluppata dalla software house americana Incredible Technologies e distribuita da Capcom, aveva poco a che spartire con quella casalinga per Saturn e PlayStation e, inoltre, differiva in vari modi dai precedenti episodi di “Street Fighter” usciti fino ad allora. Oltre a fregiarsi della grafica fotorealistica – con l’utilizzo di immagini digitalizzate degli attori protagonisti del film che ‘posano’ apposta per il videogame – propone un sistema di gioco che enfatizza la messa in atto di combo aeree dal particolare effetto ‘rimbalzante’… Il gameplay include poi “counter throw”, “throw escape”, “interrupt moves” (eseguibili dopo avere bloccato un attacco avversario) e le “comeback moves”, ovvero mosse speciali utilizzabili quando la barra dell’energia del lottatore è al livello “Danger”. Direttamente dal mitico “Super Street Fighter II Turbo” uscito l’anno prima, troviamo la barra delle ‘Super Combo’ (Super Combo Gauge), fondamentale per l’esecuzione, appunto, delle ‘Super Combo’. In aggiunta alla propria ‘Super Combo’ (alcuni personaggi ne possiedono almeno due), il lottatore può eseguire anche una “regeneration move” quando la propria ‘Super Combo Gauge’ è piena, in modo da poter ripristinare una porzione di energia vitale.

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Ok, siamo d’accordo, su carta questo parrebbe entusiasmante, peccato che in pratica tutto appaia molto grezzo e confuso. A peggiorare le cose ci si mette pure una realizzazione tecnica decisamente dozzinale: sotto l’aspetto grafico e sonoro “Street Fighter: The Movie” si presenta infatti alquanto scrauso. Benchè i fondali, ispirati agli ambienti visti nel film, mantengono una certa decenza generale, e benchè i lottatori appaiano tutto sommato grossi, abbastanza dettagliati e ben digitalizzati, il risultato finale dell’operazione grafica profuma davvero di ridicolo, con animazioni goffe e sequenze d’azione davvero risibili. Non che il comparto audio sia da meno! Musiche ed effetti sonori mediocri ci infastidiscono e ci urtano nel corso dei noiosi e difficili match di lotta.

Le battaglie, infatti, sono all’insegna di un gameplay rigido, legnoso, irritante, e il più delle volte ci ritroveremo, con nostro sommo stupore, a spaccare di sberle il nostro avversario semplicemente abbandonando qualsiasi tipo di strategia di lotta, limitandoci a schiacciare a vanvera i tasti della pulsantiera di comando. Sì, avete capito, non ci siamo affatto.

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Riguardo invece il bestiario dei fighters selezionabili, il roster propone una scelta tra quattordici dei principali personaggi/attori tratti dal film, con l’esclusione di Dee Jay, T. Hawk, Blanka e Dhalsim. Tra di loro si nota la presenza di Kenya Sawada (personaggio originale del film, la ‘spalla’ giapponese di Guile all’interno delle forze armate delle Nazioni Alleate), Blade (in pratica un soldato standard delle truppe di Bison) e Akuma, stranamente presente nel roster come regolare lottatore anche se nel film di lui non c’è neanche l’ombra. Alcuni dei personaggi ‘storici’ presenti nel gioco hanno nuove ed esclusive mosse speciali create apposta per l’occasione, in aggiunta alle mosse classiche già conosciute. Ma niente, anche sotto questo aspetto il risultato è comunque discutibile e maldestro!

Prima di passare oltre, chiudiamo in bellezza con la versione arcade accennando alle modalità di gioco proposte. Oltre alla normale modalità ‘Single player’ (consistente in una serie di quattordici frustranti match che terminano nella sfida finale contro Bison) e alla modalità ‘VS’ per due giocatori, il gioco include una segreta modalità ‘Tag Team’. In un ‘Tag Team’ match, il giocatore sceglie due lottatori e combatte contro gli alti team in sfide a round singolo, passando al secondo lottatore solo dopo che il primo è stato sconfitto…

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Et voilà, quello che c’era dire sulla versione arcade di “Street Fighter: The Movie” è stato detto. Diamo ora una occhiata a cosa ci propone la versione domestica del gioco. Questa, realizzata per i nuovi mostri a 32 bit Sega Saturn e Sony PlyStation e conosciuta in Giappone con il nome di “Street Fighter: Real Battle on Film”, viene sviluppata direttamente da Capcom (la quale si occupa anche della distribuzione su territorio giapponese) e distribuita in Europa e America da Acclaim. Il risultato di questa operazione è un titolo più vicino al feeling della serie classica, con evidenti diversità rispetto alla versione arcade… diversità che appaiono lampanti in fase di gameplay. Benchè anche questa versione (che risulta praticamente identica su entrambe le console) possa ‘vantarsi’ della grafica digitalizzata, il gioco si basa infatti sull’engine di “Super Street Fighter II Turbo”… e questa, anche se solo in apprenza, potrebbe addirittura apparire come una buona cosa.

In aggiunta alle normali mosse speciali e alle ‘Super Combo’, la versione domestica di “Street Fighter: The Movie” aggiunge le ‘Super Special Moves’, ovvero versioni potenziate delle normali mosse speciali. Le ‘Super Special’ richiedono che la ‘Super Combo Gauge’ sia almeno carica per metà e possono essere performate eseguendo lo stesso comando di una regolare mossa speciale, ma premendo due pulsanti di attacco anziché uno. Quando la ‘Super Combo Gauge’ è piena è possibile eseguire un numero illimitato di ‘Super Special’ fino a quando non verrà eseguita una ‘Super Combo’. Il roster di selezione propone lo stesso numero di personaggi della versione da bar (quattordici), ma con alcune significative differenze al suo interno: vengono reintegrati Dee Jay e Blanka (dio che pena… forse i personaggi più trash e orribili presenti nel gioco…), rimane Sawada (anche se con un set di mosse speciali diverso), viene omesso Blade e Akuma viene archiviato come personaggio segreto.

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Ben quattro sono le modalità di gioco proposte nella versione domestica: una modalità arcade chiamata ‘Street Battle’, dove possiamo indossare i panni di uno dei vari buzzurri digitalizzati e affrontare una serie di sfide contro i lottatori controllati dal computer fino ad arrivare allo scontro con i tre sub-boss Zangief, Dee Jay, Sagat e infine alla sfida contro il Generale Bison; il classico “Vs. Mode” per le battaglie tra due giocatori; il “Trial Mode”, in cui il giocatore lotta contro un avversario scelto dal computer al fine di ottenere un alto punteggio o un tempo record; infine la modalità più interessante chiamata ‘Movie Battle’, in pratica una modalità storia che segue la trama del film. Qui prendiamo il controllo di Gian-Claudio “Guile” Van Damme, impegnato nella missione di infiltraggio nel covo di Bison a Shadaloo City. Dopo ogni match è possibile scegliere tra differenti diramazioni di percorso, fino al raggiungimento del match finale contro il perfido dittatore.

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Sotto l’aspetto tecnico, la grafica offre sprites caratterizzati da una definizione inferiore rispetto alla versione arcade, con animazioni scialbe e senza spessore. Anche i backgrounds di gioco, sempre ispirati alle varie ambientazioni del film, restano di qualità basilare e trascurabile, caratterizzati da animazioni striminzite e fatte pure male. Per lo meno il sonoro è più fresco, piacevole e fedele allo stile degli episodi orginali. A riguardo, diversamente della versione arcade che utilizza le voci del cast del film, per le versioni domestiche viene reintegrato il doppiaggio giapponese e ora tutto quanto suona ‘quasi’ come dovrebbe. Benchè, come detto, venga usato come base il motore dell’eccleso “Super Street Fighter II Turbo”, e nonostante si possa percepire un certo miglioramento rispetto alla versione arcade, il tutto si staziona ancora nella mediocrità, con una giocabilità senza dubbio meno tecnica delle precedenti incarnazioni, minata da una realizzazione scadente. Onestamente, il risultato finale fa ridere… o piangere, in base alla personale sensibilità del videogiocatore. A conti fatti, questi episodi digitalizzati sono un insulto ad un franchise importante e di qualità come quello di “Street Fighter”: una pagina buia e oscura, una parentesi trash, un insulto agli immortali episodi in grafica bitmap.

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In conclusione: se titoli come “Mortal Kombat II” e “Mortal Kombat 3” appaiono tutt’ora impressionanti e godibilissimi, lo stesso non si può dire per queste incarnazioni digitalizzate di “Street Fighter”: titoli che già nel ’95 apparivano mediocri, vent’anni dopo non possono far altro che apparire ancora più stupidi e ridicoli.

Daniele “Danji Hiiragi” Bernalda