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Con gli anni, forse perché invecchiati, siamo diventati dei divoratori bulemici di serie tv. Nel tubo catodico (o nella sua reincarnazione a 50 pollici ultra piatta) abbiamo trovato tutto quello che il cinema ci stava negando. E’ un problema di quantità, molte volte, più che di qualità, di accendere la televisione e trovare la tua dose quotidiana di zombi o sozzerie, di intrighi e mazzate all’arma bianca, senza paura che, tra un seguito o l’altro del tuo film preferito, passino anni e i tuoi capelli ingrigiscano nell’attesa. Le tv hanno compiuto persino il miracolo di ridare linfa vitale a generi ormai dimenticati o comunque non più oggetto di interesse vivo da parte di Hollywood: ecco che è arrivato Spartacus con tutta la sua dose di coatteria alla 300 e, subito dopo, Black sails e i suoi pirati sanguinari, declinazione moderna del cappa e spada dei nostri nonni. Ma anche generi più popolari hanno fatto man bassa di share: l’horror con American horror story e la sua deliziosa froceria, Walking dead insieme a mille serie tv sui morti viventi, ma anche il mocku (The river), l’action (Banshee), il dramma (Empire), il biker movie (Son of anarchy), il carcerario (Prison Break e Oz), senza dimenticare i capolavori dei capolavori ovvero I Soprano, Breaking bad e Mad men, che rientrano a volte in uno o cento generi.

Che cazzo dici, Paulie, una serie su Scream???

Che cazzo dici, Paulie, una serie su Scream???

Capita da sempre che in tv sbarchino , come ultima spiaggia per otarie morenti, alcune pellicole nell’incarnazione di prequel, finti o veri sequel o spin off. In attesa, molte volte, di un seguito ufficiale o perché semplicemente al cinema si è fatto flop. E’ successo con Il pianeta delle scimmie, con Terminator e il suo Sarah Connor cronicles, con Voglia di vincere, in maniera trasversale  con Poltergeist e Venerdì 13, e tra poco potremmo ritrovare Ash di Evil dead in una serie tutta sua. Molte volte il gioco riesce bene, soprattutto in questo nuovo millennio, anche perché i ritmi televisivi in tv sono sempre più vicini al cinema, ma altre ti capita di sbadigliare come davanti ai vecchi Manimal, incarnazione di una televisione lontana mille anni luce. E’ allora che si palesa la fallibilità di pellicole che solo su grande schermo avevano il senso d’essere.

Scream la serie tv??? Siate maledetti voi tutti!!!

Scream la serie tv??? Siate maledetti voi tutti!!!

Scream per tutti noi ragazzacci che negli anni 90 andavamo al Liceo, è stato uno dei film più importanti della nostra adolescenza, al pari del Cruel intenction di Roger Kumble, dei porno di Jenna Jameson o dei Dylan Dog letti sotto il banco in noiose lezioni di matematica.

Scream era un modo di fare horror in maniera moderna guardando al passato. Di slasher ormai non se ne facevano (quasi) più e riproporre un genere morto, su uno schermo gigante, con il dolby migliore a far risaltare le urla degli attori, era vera goduria sparata su pellicola.

Scream ti catturava perché arrivava dove gli horror per ragazzini non osavano mai: non c’era un quaterback a prendere a calci in culo i mostri, era dalla parte dei perdenti, degli emarginati, gli stessi fan del cinema horror che pagavano per vederlo (e vedersi). Sapere chi uccideva nel primo Venerdì 13 ora non era più un’occasione per essere smutantandato dai bulli in cortile o diventare sberleffo della fighetta di turno, ma un vanto, una qualità intellettuale che ti permetteva di sopravvivere al killer di turno.

Scream, quello bello

Scream, quello bello

Craven, da una parte, porta all’interno di Scream il suo universo orrorifico e gira una specie di remake di Nightmare on elm street senza Krueger, ma è solo grazie a Williamson che il miracolo si palesa. Ecco che il vecchio modo di fare cinema del maestro Wes si piega davanti a Dawson’s creek e agli adolescenti problematici degli anni 90, non annullandosi, si badi bene, ma accrescendosi e diventando, come dopo un parto, un figlio di entrambi. Come lo si guardi Scream porta la firma di Craven e di Williamson, indissolubile, un ibrido che proprio nella eterogeneità dei suoi fattori acquista forza, qualcosa che non si sarebbe ripetuto mai più, né con i cloni slasher alla So cosa hai fatto né con l’unica terribile regia di Williamson né con i seguiti a venire della serie. Scream 4 a parte.

Scream 2 era un film delizioso, ma fondamentalmente inutile, e Scream 3, senza più la sceneggiatura di Williamson, un disastro senza ba né ma, girato per di più da un Wes Craven ormai rintronato dall’insuccesso di La musica nel cuore, la sua speranza sfumata di essere un autore al di fuori del cinema horror.

Il discorso Scream 4 invece è diverso perché alla fine abbiamo un film, l’ultimo della serie, ottimo ma disgraziato al botteghino. La serie ormai è ferma da tempo, i fan sono cresciuti e gli adolescenti, che da sempre ne sono i primi fruitori, neanche sanno cos’è Scream. Williamson stavolta è troppo vecchio e i suoi ragazzini, che entrano dalle finestre e sospirano per amore, desueti, roba da museo giurassico. Peccato perché  la regia è brillante e la storia tocca toni altissimi di genio, al pari del primo Scream.

Quando Mtv annuncia la produzione di Scream la serie tv, è forte di almeno un altro adattamento, Teen Wolf, che, pur tra alti e bassi, aveva molte qualità. Scream 4 poi era stato un buon apripista per affrontare il genere nell’era di internet, degli iphone e dei selfie usa e getta. Sbagliare era impossibile o quasi.

Le prime notizie scoraggianti arrivano quando si scopre che Wes Craven è stato estromesso dal progetto: non girerà neanche il pilot e sarà presente solo come produttore esecutivo, che poi è come dire tutto e niente.

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Leggasi: scelte dubbie in fase produttiva

Da qualche parte sul web nasce la leggenda che Craven il pilot l’abbia effettivamente girato, ma che la rete l’abbia trovato sotto lo standard qualitativo che si aspettava. Perciò via Wes dai giochi, un po’ come quando i tuoi figli chiamano papà uno sconosciuto e tu devi stare zitto.

Non paghi poi, i responsabili della serie annunciano che la maschera di Ghostface sarà cambiata: non più l’urlo di Munch, ma una banale maschera chirurgica che ricorda più o meno quella ufficiale. Un po’ come quando Michael Bay ha deciso che, per amore della verosimiglianza, Freddy Krueger dovesse cambiare make up perché un ustionato non poteva avere il trucco di Robert Englund. Ecco l’aderenza al reale è la chiave che molte volte uccide l’irrealtà del cinema horror. In un attimo l’intuizione di Kevin Williamson viene spazzata: vittima e carnefice uniti dall’urlo, l’ultimo prima della dipartita. Ora l’assassino di Scream con la sua maschera chirurgica è indistinguibile da un Michael Myers qualsiasi.

Poi arriva la prima puntata di Scream la serie tv.

Buum.

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Il pilot, scritto purtroppo da Kevin Williamson, è una cosa di incredibile piattezza: non un momento dove ci si emozioni o ci si terrorizzi, neanche il tentativo di scimmiottare il film di Craven nei suoi momenti migliori. No, Scream la serie tv, già dal suo primo episodio, è un disastro, un prodotto pessimo come messa in scena, disgustoso nelle scelte artistiche e inetto nella sua costruzione della suspence. Ogni tanto poi parte una musichetta pop a cazzum di cane con tanto di titolo della canzone da scaricare.

In più, in un modo di fare cinema in tv completamente imbecille, fatto di hashtag e frasette modaiole, di idioti che muoiono senza che te ne accorgi, l’incubo avverato di Brett Easton Ellis, ci sono loro, i non attori. Un gruppo di disastrati che dovrebbero recitare e non lo fanno, si limitano a ripetere le battute e muovere al massimo le tette sotto magliette attillate.

In Scream la serie tv i personaggi muoiono a raffica, ma i compagni, gli amici, le madri se ne dimenticano tre secondi dopo, il tempo di un pianto e via, ultima stella a sinistra, sto bene con questa faccia buffa? Se morisse, per esempio, mio padre non avrei la forza di fare battute cool tipo “Ora ci sono io” alla mia fidanzata che due secondi fa mi accusava di cose immonde. Sta puttana. Ma qui no, nel mondo di Scream la serie tv, le persone sono colpevoli un secondo prima e quello dopo no, con la scusa più cretina del mondo tipo “la signora che ti accusava è cieca, non lo sapevo”. Scuuuuuuuuuuusa? I rapporti interpersonali non esistono, i sentimenti sono emozioni da buttare su tweeter, si vuole uscire al ballo di fine anno dopo che hai visto trucidare con una motosega gigante il tuo ragazzo. Chi sono i veri mostri? L’assassino dalla maschera chirurgica o questa carne da macello pensante?

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I non attori

In questa serie poi si perde lo spirito degli Scream di Craven, non più uno slasher moderno, ma un torture porn senza molto sangue, con il killer che diventa negli ultimi episodi un emulo della serie di Saw. E quindi via di trappole elaborate, di giochetti che finiscono con lo sbudellamento di un tuo caro, con la cretineria che per costruire simili trappole ci vuole tempo e forza, soprattutto se tu killer, alla luce della soluzione finale, non potevi  fare logicamente quelle cose.

Il prossimo anno Scream tornerà in tv con la nuova serie. Noi saremo qui a parlarne, spero bene, perché la speranza è l’ultima a morire, ma leggere nella puntata di fine stagione “Dedicato alla memoria di Wes Craven” fa un po’ stringere il cuore.

Che Dio vi perdoni, stolti.

Andrea Lanza