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Di Ash vs Evil dead ne ha parlato ampiamente il nostro Ash Manuel Leale qualche giorno fa, ma ci tenevo a farvi sapere settimanalmente come prosegue la serie più ganza dell’universo, quella che, dopo anni e anni di attesa, ha riportato sul (piccolo) schermo l’amato Ash(ley) della serie Evil dead.

Sabato in America è andata in onda la seconda puntata, con la durata purtroppo ridotta a 30 minuti, rispetto ai 45 del pilot girato con inaspettata grazia dal suo creatore Sam Raimi.

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Ritroviamo più o meno gli stessi elementi che ci hanno appassionato nel precedente episodio: senilità vestita da figacionaggine, esagerazione e battute ad effetto, low budget camuffato da luna park adrenalinico e, naturalmente, loro, i demoni kandariani.

A girare stavolta è Michael J. Basset, un buon regista purtroppo mai esploso con un film degno del suo talento. Eppure di occasioni, più della via lastricata del diavolo, Michael ne ha avute, ma ha saputo sprecarle con l’abilità di uno studente dotato ma svogliato.

Prendiamo per esempio il suo Salomon Kane: racconto stracazzuto di Robert E. Howard, colui che ha dato le origini a Conan il Barbaro e ad un universo immaginifico dai pochi paragoni. Si può fallire? Se non ti chiami Marcus Nispel no, ma ecco che arriva Michael nostro e gira un film che preso a spizzichi e bocconi ti fa dire wow, d’altronde Basset sa girare e bene. C’è tutto quello che potrebbe colpire l’immaginario di un adolescente, tette a parte: demoni, specchi riflettenti altre realtà, combattimenti all’arma bianca, un eroe senza macchia dal passato tenebroso e horror come un fumetto di quelli strafighi, alla Lanciostory. Che abbiamo invece? Un fantasy che non è né carne né pesce, che non appassiona mai e a tratti risulta noioso, il corrispondente di una commedia di Oscar Wilde garbata e intelligente quando invece senti il cazzo duro e vuoi solo una troia da scopare. D’altronde si parla di barbari, di epoche scure, non di pranzi eleganti alla ristorante Michelin. Il Van Helsing della serie B è bocciato.

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Sembra figo eh? Non avete visto il film allora

Va beh dici, Deathwatch era caruccio, noioso ma caruccio, e Wilderness, pur se scritto da una scimmia ubriaca, aveva grandi momenti splatter, quindi con il secondo film di Silent Hill deve per forza andare bene. No? No.

Il primo Silent Hill era girato da un Christopher Gans in forma smagliante, uno dei migliori film tratti dai videogames di sempre, capace di catturare sia l’appassionato della serie originale Konami che lo spettatore di horror non proprio incline alla playstation. Ma ecco che arriva Basset e gira un disastro a tratti invendibile, volgare e ridondante nel giostrare le atmosfere della città silente, incapace di creare una storia appassionante pur se echeggiante l’ottimo terzo capitolo del videogioco, una cosa incredibile, capace di affossare in un attimo anche il ricordo del film di Gans.

Preso a sequenze Silent hill revelations sembra gagliardo, ma poi si vede il film...

Preso a sequenze Silent hill revelations sembra gagliardo… Sembra…

Quindi con Bait, la seconda puntata di Ash vs Evil dead, ci siamo aspettati il peggio, soprattutto dopo l’antipasto succoso servito da Sam Raimi nel pilot della settimana scorsa. Invece, cazzo, fortunatamente abbiamo sbagliato.

Si inizia con uno scontro tra Ash, il compare Pablo e un demone kandariano nascosto in auto, il suo ex capo del reparto ferramenta, una lotta a folle velocità su una strada, girata molto bene e adrenalinica. Il sangue scorre copioso e iperrealista, una cosa che ti lascia basito e ringrazi la Starz di non avere soldi ma lasciare comunque una libertà cinematografica incredibile ai suoi autori, sia si tratti di Spartacus che di Black Sails. Fanculo le fighette, vero Ash?

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Ma la cosa più bella avviene dopo, quando i nostri eroi sono invitati a cena a casa della bella Kelly, dove si festeggia il ritorno della mamma di lei, forse un altro demone. Ecco che qui si celebra il più commovente e sentito omaggio al primo Evil dead, quello serio, dove si ripete in chiave farsesca, lo stesso spirito sadico del precursore. Via quindi di armi da taglio conficcate, di voci gutturali, di demoni truffaldini, con il make up diverso e minimale che non può non ricordare quello analogo di Teresa Tilly che urla “la mia bella pelle!“. In pochi minuti i mostri di Kandar si riappropriano delle loro origini, contaminandole certo con echi di Evil dead 2, ma mantenendo un certo rigore nello spirito.

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Peccato che Ash vs Evil dead generi assuefazione e che trenta minuti siano un nonnulla. Però diamo dato atto ad una serie capace di attuare un miracolo: concedere l’occasione di una vita Michael J. Basset, quella di non sembrare il deficiente della new have horror, il cretinetto dai calzoni corti che Lucky Mckee e Neil Marshall prendono a scappellotti e smutandano nell’ipotetica High School dei registi di genere.

Ash vs Evil dead al suo secondo episodio comunque è già mito. Speriamo solo che il gioco tenga fino alla fine. Ma, tra parentesi, Army of darkness che fine ha fatto nella continuity?

Andrea Lanza

Grazie al Necronomicon riuscirò a girare un film decente!

Grazie al Necronomicon riuscirò a girare un film decente!

Alla Prossima settimana!