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Psichedelica,
nostalgica,
delirante,
introspettiva,
rivelatrice.

Questi sono solo alcuni degli ingredienti che ribollono nel pentolone di sangue e frattaglie ben cucinate che è la puntata quattro di di ASH VS EVIL DEAD.

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Al timone della regia troviamo un inedito David Frazee, che si occuperà di mettere in opera anche il prossimo episodio. Proprio la scelta di affidare ad ogni regista due puntate in seguito (fatta eccezione per la prima e l’ultima) ci può aiutare a capire meglio la natura di questa serie televisiva totalmente fuori dagli schemi. Il racconto all’interno di un telefilm può essere portato avanti in tre modi differenti:

1 – Puntate autoconclusive, come ad esempio i vecchi telefilm alla Supercar, A-Team.
2 – Puntate autoconclusive (detto “Il mostro della settimana”) accompagnate da una sottotrama che si snoda durante la stagione (detta Mitologia), come succede in X-Files (da cui nascono questi termini) e nella maggior parte delle serie che oggi vengono prodotte.
3 – Una unica storia divisa in più puntate che intrattiene lo spettatore come in un vero e proprio romanzo televisivo a puntate. Di questa ultima categoria possiamo elencare Il Trono di Spade e The Walking Dead.

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ASH VS EVIL DEAD appartiene con fierezza alla terza famiglia, una serie completamente mitologica, ma con le dovute distinzioni. Perché diversamente da altri prodotti con la stessa vocazione narrativa, molto più attenti a modellare le sceneggiature all’interno dello spazio televisivo e delle regole della serialità, il cucciolo catodico della STARZ ha un approccio decisamente più naif. Pettinato nel dettaglio con la motosega, anarchico e insofferente ad una certa fighetteria. Semplice, sverminato di intellettualismi parassitari, ma non privo di ambizione. Quella di Raimi non è un facile adattamento televisivo di un Film, vedi Fargo, Bates Motel, che vanno a riscrivere da zero una storia, quella di Raimi è piuttosto un seguito della Casa 2. Certo, preso a martellate per farcelo entrare nello scaffale, mozzato qua e la per renderlo presentaile, ma avrebbero potuto benissimo intitolarlo Evil Dead 3, o Army of Darkness 2 (anche se non abbiamo ancora capito se L’armata delle Tenebre è inserito nella continuità oppure incatenato al palo di qualche diritto non ceduto).

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Non la chiamerei serie, piuttosto film a puntate. Una lunga pellicola distribuita su dieci appuntamenti. Il pregio, o il difetto, della sua palingenesi è proprio questo: l’ambizione di portare sul piccolo schermo un seguito, una nuova avventura, forse un epilogo, a quasi trent’anni di distanza dalla Casa 2. Chi afferma che ASH VS EVIL DEAD non gli piace, non sta dicendo che non gli piace l’adattamento televisivo, piuttosto che non gradisce come è invecchiato ASH.
ASH sei invecchiato di merda
ASH sei il mio modello di pensionato
Data la natura particolare del film a puntate, altre possibili critiche non ne vedo. Sarebbe come proporre un taglio di capelli emo a Telly Savalas.

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Ma come detto all’inizio, e senza rivelare troppo, questo quarto segmento è stato:

Psichedelico, perché attraverso uno sciamano ASH si immergerà in un lisergico viaggio iniziatico.

Nostalgico, perché se lo scontro con il Necronomicon è stato uno di quei momenti spartiacque in cui c’è un prima e c’è un dopo, il cuore di un uomo non dimentica, riuscendo anche senza l’ausilio di una DeLorean ad azzerare il tempo.

Delirante, dove in un trip sintonizzato sugli anni ’80 la lucertola di ASH diventa il suo spirito guida, il suo animale totem parlante, la voce ancestrale della salvezza.

Introspettivo, poiché le risposte sono dentro di noi, e certe volte ruggiscono come ruggisce la fame metallica della motosega.

Rivelatrice, perché cazzo, è tutta la vita che mi chiedo ma cosa diavolo è quella roba che lo insegue nei boschi? E per la prima volta ASH si volta a guardare IL MALE PURO e noi ci voltiamo con LUI!
Succedono anche altre cose, ma qualcosa succede sempre.
Ad ogni modo, ASH sei il mio modello di pensionato.

Luigi Pellini