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Viaggiando e provando a superare le insidie dei demoni kandariani, Ash vs Evil Dead arriva alla puntata numero sei, The Killer of Killers. Se le somme si tirano a fine stagione, è indubbio che quanto visto finora non fa che confermare le idee iniziali, siano esse contrarie oppure a favore. Chi vede in questa serie un inutile spreco di tempo o una malriuscita operazione nostalgia, continuerà tranquillamente a pensarla tale. D’altro canto, chi ha imbracciato la motosega di plastica e tentato di baciare una sconosciuta, con tanto di frase a effetto, persevererà nella visione di un continuum atteso da tanti anni. Da che parte stia colui che scrive è cosa risaputa e quindi si potrebbe anche chiudere qui, andare a farsi spillare una pinta di rossa e attendere il prossimo episodio, mentre tentiamo rovinosamente di sedurre la cameriera al suono di “dammi un po’ di zucchero, baby”.

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Ma non sarei totalmente sincero con voi, perché la verità è che la mancanza di Sam Raimi alla regia un po’ si fa sentire. El Jefe, il primo episodio, scritto e diretto dal geniaccio di Royal Oak, è finora il più frizzante, inquietante, divertente e visivamente appagante fra tutti quelli trasmessi e dispiace che il regista si sia limitato a quello. Ciononostante non fraintendetemi, questa è una critica solo in parte poiché la serie si è mantenuta su livelli che soddisfano il palato e fanno bene al cuore. Ash vs Evil Dead, dopotutto, non è un serial come gli altri, non è solo sangue e frattaglie e nemmeno superficialità sorniona: è uno stato mentale. Muovendosi nei territori già battuti degli adattamenti televisivi, la creatura di Raimi e compagni rompe tuttavia l’aura patinata che circonda serial più blasonati e con la forza anarchica dell’irriverenza continua la sua marcia verso una seconda stagione già annunciata.

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Killer of killers non si discosta dal modus operandi dei precedenti episodi e questa volta alla regia abbiamo una sorpresa. Dietro alla macchina da presa, infatti, c’è Michael Hurst, vecchia conoscenza di chi ha qualche anno in più sulle spalle e nei ’90 amava seguire le gesta eroiche di Kevin Sorbo in Hercules, dove il buon Michael interpretava Iolao. Come sempre, tutto in famiglia per la Renaissance Pictures e non mi sorprenderebbe se in qualche puntata comparissero improvvisamente Renée O’Connor o Ted Raimi. Bei ricordi a parte, prosegue il viaggio di Ash, Pablo e Kelly, inseguiti da Ruby e Amanda, lungo le strade americane, in cerca di qualcuno o qualcosa che possa fermare l’apocalisse scatenata dal Necronomicon. Dopo aver liberato Kelly dalla possessione e aver cremato il Brujo, fanno sosta in un locale per rifocillarsi e qui vengono raggiunti da Amanda, che in un primo momento riesce ad arrestare Ash, salvo poi rendersi conto che non c’è nessun altro in grado di contrastare l’avanzata del male.

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L’episodio parte piano, crescendo d’intensità quando si arriva ai minuti finali, in uno scontro d’usuale e divertente crudezza, ben coreografato e interpretato. Considerando anche una Dana DeLorenzo scatenata, una gioia per gli occhi. I personaggi crescono e le peripezie incontrate ne sviluppano man mano la psicologia, anche se a scrivere così potrei fuorviare il lettore. Ash vs Evil Dead non è The Walking Dead, tutt’altro, se ne discosta volontariamente, magari spernacchiandolo pure e sarebbe sciocco aspettarsi l’introspezione di Kirkman e soci, laddove non c’è e, forse, non è neppure necessaria. Nel proseguo della storia i caratteri si forgiano ma se da una parte ci sono Pablo, Kelly e Amanda, in un mondo terribile che si dispiega davanti ai loro occhi scioccati, dall’altra c’è Ash, che di quel mondo è simbolo e mito. E lui non ha bisogno di introspezione o di sviluppo, dev’essere sempre uguale a sé stesso, l’identico presuntuoso cazzone che tanto amiamo.

Killer of killers è consegnato ai posteri, la serie continua e per quanto riguarda il sottoscritto continua anche bene. Certo, un altro episodio diretto da Raimi non dispiacerebbe, ma bando alle lamentele, qua si gioca con la leggenda. E quando il gioco si fa duro, i duri imbracciano il boomstick. Quindi sturatevi le orecchie, idioti primitivi, Ash vs Evil Dead non è da giudicare, è da amare.

Manuel “Ash” Leale