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Marilyn Curtis (Tracy Baldwin) si ritrova sola di notte a dover cambiare la gomma della propria auto in una strada solitaria, e viene aggredita. Cinque settimane dopo, sua sorella Sandra (Tamara Hext), rimasta sconvolta dalla scomparsa di Marilyn e datasi al bere, viene aiutata da un poliziotto amichevole, Nick Berkley (Tom Campitelli). Rinfrancata, Sandra gli chiede di indagare sulla scomparsa della sorella e lui accetta, prendendosi una settimana di ferie per farlo. Dapprima i due cercano indizi a casa di Marilyn, dove un fattorino consegna loro un pacchetto contenente un amuleto. Scopriranno che ha poteri notevoli e scopriranno anche qualcosa di importante sul passato di Marilyn.

Lucio Fulci ha fatto tante belle cose nella sua carriera, certo anche tante brutture, ma ogni suo lavoro, capolavoro o mano, aveva sempre il lepre, quel guizzo che lo rendeva appunto “fulciano”.

Lo dico con tutto l’affetto del mondo perché Lucio Fulci è stata la mia nave scuola, il mio grande amore cinefilo, il primo e quindi il più meraviglioso.
Credo che senza Fulci non avrei mai scoperto i vari Jess Franco, Jean Rollin, non mi sarei mai addentrato nell’universo transgender di David Decoteau o amato alla follia le sparatorie sgarruppate di Albert Pyun, non avrei forse mai pianto per una sposa turca o maledetto Tom Cruise e Nicole Kidman come fossi dentro le Chungking Express.
Tutto iniziò appunto con Paura nella città dei morti viventi e quel ritmo assente, ma ipnotico, quelle musiche potentissime, quello splatter estremo e quel senso di terrore unico in un prodotto tutto sommato derivato.
Vidi Paura su una vecchia VHS Avo e da lì, indeciso se stessi assistendo ad una cazzata o no, prosegui con il più facile ma altrettanto splendido Quella villa al cimitero, il mio amore infimo Zombi 3 e via di film comprati, noleggiati, smerciati dagli spacciatori di registrazioni tv di tutta Italia, in quella formula un film 20000 lire, due 35000 sulla stessa videocassetta. Con la qualità già bassa a metà anni 90.

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Perché vi parlo di Fulci in una recensione di un film americano di metà anni 80 diretto da un oriundo regista alla sua prima e unica prova dietro la macchina da presa?
Beh facilissimo perché Il diavolo abita in Texas è dedicato alla memoria di Lucio.
Memoria???? Si chiederà qualcuno più attento, aggiungendo, caro K. Lanza, ti sei rimbecillito, hai appena detto che è un film di metà anni 80, come fa ad essere dedicato alla memoria di un regista ben lontano dall’essere anche solo moribondo in quegli anni???
Io di risposta tiro fuori la mia frusta, rubata sul set di I cacciatori del Cobra d’oro, perché a Malastrana vhs fa più figo avere un oggetto di scena di un film di Anthony M. Dawson che di Steven Spielberg, e colpisco sulle chiappette tutti voi saputelli gne gne di stocazzo.

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Il diavolo abita in Texas è stato sì filmato nel 1987 col titolo Through the Fire, ma è stato distribuito a fine anni 90 negli USA col più incisivo Gates of hell 2: the Awakening, diretto diretto in vhs.
E visto che noi in Italia non facevano uscire bellezze come Pumpinkhead o Basket Case, ma cosacce come Neon maniacs o Il ritorno degli zombi, ecco che Il diavolo abita in Texas, tanto per agganciarsi al Texas di Non aprite quella porta, ha fatto capolino tra i nostri scaffali da videoteca.
Ad editarlo, senza molti sforzi, la nostra storica Image video, un’etichetta famosa per i suoi titoli horror scarsi, la sua qualità video indegna e i doppiaggi da emorroidi letali.
Anche qui il livello qualitativo è basso, sia della resa su sopporto magnetico sia proprio del film proposto.

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Gates of hell 2, inutile dirlo, non ha nulla da spartire con Lucio Fulci e il suo Paura nella città dei morti viventi, famoso in America appunto come Gates of hell.
La trama cerca di coniugare il tema del satanismo con il filone thriller poliziesco sfarfallando di tanto in tanto nell’irrazionale lovecraftiano, fallendo comunque miseramente ogni strada imboccata.
Colpa è dell’incapacità del suo regista, della pochezza della trama e di un ritmo che, se in Fulci era trasognato, qui è solo noia allo stato puro.
Il regista Marcum cerca di omaggiate Paura con delle luci molto violente, un po’ alla Suspiria o Inferno dei poveri, e nell’inserire a forza uno zombastro assassino nella trama.
Anche gli omicidi che potrebbero calcare nel sangue e nelle frattaglie, in onore del padre del gore italico, risultano castrati e mancanti della minima tensione, senza neppure l’elemento bizzarro che potevano avere gli assassinii all’interno di Paura nella città dei morti viventi.

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Il finale è sicuramente la parte migliore, anche perché possiamo finalmente goderci un po’ di sano irrazionale, con musiche potenti alla Fabio Frizzi e un assedio di zombi putrefatti e cattivi, ma la goduria finisce presto davanti a un make up malfatto dei mostri e una virata action alla Stallone delle Filippine che lascia basiti.
Per non parlare poi dell’umorismo becero, dei non attori coinvolti e dei costumi da comparsa di Gardaland dei cattivi, i Satanisti meno carismatici della storia del cinema mondiale.
Trovare un punto di divertimento malastrano è arduo, forse impossibile.
Per i puristi c’è da sottolineare che la pellicola nella vhs italiana è più lunga rispetto alla copia USA e ha alcuni nudi non presenti, soprattutto all’inizio quando Tamara Hex chiama Tom Campitelli in dolce compagnia.
Poca roba, s’intende.

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C’è poi da segnalare che col titolo Through the Fire fu distribuito in Inghilterra.
A noi non resta che sconsigliare la visione e consigliarvi una volta di più quella di Paura nella città dei morti viventi o al massimo di un altro Gates of hell, Le porte dell’inferno, di Umberto Lenzi, film brutto da morire, con templari assassini, ma divertente davvero se amate le peggio cose.
Qui da amare c’è ben poco nel lavoro di Gary Marcum o G.D. Marcum, come si è firmato qui.

Andrea K. Lanza

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Il diavolo abita nel Texas

Titolo originale: Through the Fire

Anno: 1988

Regia: G.D. Marcum (Gary Marcum)

Interpreti: Tamara Hext, Tom Campitelli, Randy Strickland, Billie Carroll, Dan Shackleford, John S. Davies, Wendy Wade, Terry Wegner, Martin Smith, Lourdes Regala, Dan Robbins

Durata: 90 min.

Vhs: Image Home Video