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Ogni volta che penso a Jean-Claude Van Damme vengo assalito dalla malinconia. Gli anni del suo apice cinematografico erano, dopotutto, gli anni della mia adolescenza e non posso esimermi dal ricordarli con tenerezza, anche nei rimorsi e nei rimpianti. JCVD è in qualche modo paragonabile agli 883, all’A-Team e alle serate passate in sala giochi, quando ancora con questo nome si intendevano le stanze piene di cabinati e tavoli da biliardo. Impossibile non associarlo ai tentativi di approccio col gentil sesso, naturalmente falliti in modo misero, perché lui era lui e noi eravamo dei poveri sfigati. Per di più sovrappeso. Insomma, la sua leggenda ci ispirava e ci portava a fare figure ignobili, entrate di diritto nei manuali su come non sedurre una ragazza.

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Ma poi, ahimè, si cresce, e tante cose che ci sembravano cool iniziano a perdere fascino, l’aura mitica vacilla e rischia di dissolversi al vento della realtà. Van Damme, come tanti di noi, non ha passato indenne la prova del tempo, tra brutti trascorsi dovuti ad alcool, droghe e scelte discutibili a livello professionale. La spirale discendente della fama lo ha fagocitato, inflessibile come l’ispettore Harry Callaghan, e per diverso tempo il belga è scomparso dal circuito che vale, pur non fermandosi praticamente mai. Le eccezioni che contano sono poche, nella sua filmografia post 1995, sicuramente JCVD (2008), The Eagle Path/Full Love (2010/2014) e The Expendables 2 (2012). Tuttavia, a differenza di colleghi che pur trovandosi in produzioni becere fanno ancora i divi dei tempi che furono, Van Damme è conscio del suo passato e dei suoi sbagli, capace quindi di metterli in scena con un’umiltà che di certo non avremmo mai associato al suo nome.
Con queste premesse nasce Pound of Flesh, e Jean-Claude ci tiene a tal punto da promuoverlo in ogni modo possibile, con tanto di comparsata sacrificale da Conan O’Brien.

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Se siete tra quelli che hanno smesso di seguirlo ai tempi di Timecop, e ritenete ogni cosa fatta dopo solo un appannato simulacro della sua gloria ormai decaduta, ricredetevi. Il belga ha fatto tanti passi falsi, è vero, ma qualcosa è cambiato e quello che abbiamo davanti oggi è un professionista che si muove tra sensi di colpa, performance eccezionali e l’affetto di chi non lo ha mai abbandonato. Purtroppo, le performance sopra citate sono spesso sprecate, poiché le produzioni a cui principalmente partecipa non sono all’altezza di ciò che lui sa dare. Credo vi verrà spontaneo, a questo punto, pensare che Pound of flesh sia tra queste, ma non correte troppo, per quanto non l’abbia nominato tra le eccezioni, qui c’è qualcosa di più ed è manna dal cielo per Van Damme e la sua ricerca di personaggi all’inseguimento di redenzione. La storia di Deacon Lyle, infatti, ci racconta del suo viaggio per donare un rene alla nipote malata. Ex legione straniera ed esperto di rapimenti e salvataggi, Lyle cade però nella trappola del mercato nero e dopo essersi fatto sedurre da una donna si risveglia senza il rene da trapiantare. Raccontato così sembra quasi una farsa da leggenda metropolitana, o da canzone di Elio, ma la ricerca di Deacon, in compagnia del fratello, metterà a nudo l’uomo che, per l’ennesimo errore, rischia di bruciare l’unica possibilità di fare qualcosa di buono nella vita. Come può JCVD resistere a una storia in cui raccontare anche qualcosa di sé?
Intendiamoci, Pound of flesh è un DTV, con tutti le magagne che questo tipo di produzioni contiene, eppure con una caratterizzazione dei protagonisti sopra la media, dei combattimenti ben fatti e un Jean-Claude che non solo ci propone qualcosa di nuovo, ma si esibisce anche in una sorta di epic split come da tanto non faceva. Accanto a lui un John Ralston altrettanto importante e mai in secondo piano, nei panni del fratello, uomo profondamente credente e agli antipodi. Insieme danno una buonissima prova, convincente e davvero ben delineata.
Detto questo io vi saluto, vi ringrazio e arrivederci a presto.

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Eh magari…ma le cose buone si fermano qui, pur sempre di un DTV stiamo parlando. Se anche la sceneggiatura pare essere stata pensata e non raffazzonata dopo una dose di crack, i limiti ci sono e si vedono. Il resto del cast, a eccezione del compianto Darren Shahlavi, è da dimenticare, la regia del solito Ernie Barbarash ha qualche tocco di personalità in più rispetto all’abitudine, ma non basta a coprire le lacune e le superficialità di tutto il film. Vedere Van Damme che mena gente pestandola con una Bibbia ti fa tornare a credere in Dio, ma purtroppo non basta questo a fare di un film appena sopra la mediocrità un’opera sublime. Onore a lui, al suo spirito di sacrificio e all’ennesima ottima performance, peccato però per l’occasione mancata.

Pound of flesh si ferma alle ottime intenzioni, senza però andare più in là, ma l’unico motivo è da imputare a una produzione davvero non all’altezza. In mano a produttori seri e a un buon regista, ci saremmo leccati i baffi.

Manuel “Ash” Leale

Pound of flesh

Anno: 2015

Regia: Ernie Barbarash

Interpreti: Jean-Claude Van Damme, John Ralston, Aki Aleong, Charlotte Peters, Darren Shahlavi

Durata: 1h 44m

DVD/BRD: italia/import

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