Che belli gli anni dove il nome Stephen King eccitava il nostro Stand by me personale di giovani appassionati di horror.
Personalmente a 14 anni leggevo, anzi divoravo, i romanzi del Re, e, ancora di più, mi emozionavo quando andavo a riscoprire i lloro adattamenti cinematografici.
Erano gli anni di capolavori come Christine, Carrie, Fenomeni paranormali di origine incontrollata, La zona morta, Cujo, Le notti di Salem, e di registi come Tobe Hooper prima del rincoglionimento, di John Carpenter e di meno conosciuti autori come Lewis Teague che però cazzo con che energia trasportavano King su pellicola.

Il Re che benedice le sue opere

Il Re che benedice le sue opere

Di film tratti dalla penna dello scrittore del Maine ce n’erano a bizzeffe, alcuni ai limiti della truffa, come La creatura del cimitero, che di King aveva davvero poco, ma fa nulla perchè, sembra una frase messa così a cazzo di cane, ma era l’atmosfera kinghiana a contare anche quando di King apparentemente c’era solo il nome.
Prendiamo il già citato Christine, senza scomodare lo Shining di Kubrick, come caso eclatante di ottimo film nato da un ottimo romanzo, eppure l’horror di Carpenter è una specie di La cosa, con le fattezze superficiali dell’opera letteraria, ma diversa, sicuramente narrativamente più banale, ma comunque ottima, vuoi per Carpenter che gira come un Dio del cinema,vuoi appunto per l’anima di King che aleggia anche nei vuoti, nella struttura stuprata, negi sviluppi narrativi che sono alternative da dimensione parallela del suo romanzo.
D’altronde non è proprio novità del giorno che King apprezzasse le miniserie tratte dalle sue opere, perchè più propense a tagliare di meno e ad essere più fedeli.

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A me comunque, ragazzino di 14 anni, piacevano pure quelle, anche quando, cresciuto, vedevo immondizie come i Tommyknockers o The Langoliers perchè era come ritrovarsi davanti alla tv con un vecchio amico che mai ti aveva tradito prima e che comunque perdonavi anche nei suoi scivoloni, non scindendo lo scrittore dai film tratti dalle sue opere.
Cimitero vivente era uno dei suoi adattamenti migliori: girato con estro da una regista che veniva dal mondo dei videoclip (quel capolavoro di Like a prayer di Madonna), recitato da attori convincenti (con King a ritagliarsi un cameo inutile ma simpatico nei panni di un prete) e soprattutto con idee e messa in scena da orgasmo sotto le coperte, pieno di scorrettezze che gli valsero il VM18, compreso un tenero bambino di tre anni, tutto Oh oh nella prima parte, che massacra gente come il peggior figlio di puttana sputato dall’inferno. Mary Lambert lascia da parte tutti quegli estetismi frivoli da videoclip anni 80 con luci sparate e musiche a palla, per concentrarsi, grazie a Dio, sull’orrore più grande per un genitore, quello del lutto di un figlio, perchè quando Gage Creed muore e il padre piange sulla strada, è qualcosa di così straziante che non puoi condannarlo quando scatenerà casini dopo casini per amore.

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Come dicevamo Cimitero vivente, anzi Pet sematary, era un film perfetto, invecchiato anche benino a riguardarlo ora, ma all’epoca, soprattutto come impatto, una bomba, che venne premiata anche al botteghino: budget di 17 milioni, incasso di circa 57.
Quindi come non potere mettere in cantiere un Pet SEmatary 2, un cimitero vivente 2, e, visto che il cast precedente era stato quasi tutto massacrato, buttare giù una nuova storia dagli stessi argomenti? Naturalmente stessa regista stracazzuta al timone e,senza Stephen King alla sceneggiatura, un nuovo autore capace di creare un seguito all’altezza del precedente.
Almeno sulla carta.

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Perchè Cimitero vivente 2 incarna ogni peggiore incubo, ogni più funesta previsione poteva essere ipotizzata pensando ad un seguiito di Pet Sematary.
In primis la sceneggiatura è qualcosa di imbarazzante, un guazzabugio di idee kinghiane che ne sono la parodoia più svilente: quello che di buono c’era in Cimitero vivente qui viene urlato, ripetuto con registro grottesco, con personaggi poco interessanti e che fanno cose stupide senza senso. Colpa di Richard Outten, uno che, prima di questo film, aveva nel curiculum un avventuroso con Eric Stoltz, Cuor di Leone, e un cartone animato abbastanza bruttino, Piccolo Nemo – Avventure nel mondo dei sogni, scritto con Chris Columbus, e che nel futuro sarà l’artefice di uno dei film più brutti con The rock, Viaggio nell’isola misteriosa.

La Lambert mentre non dirige

La Lambert dal canto suo non salva visivamente quello che narrativamente è un disastro, anzi, se è possibile, peggiora il tutto buttando in caciara tutto il suo repertorio videoclipparo in un horror d’atmosfera.
Ecco che gli stacchi musicali con canzoni pop rock sparate ad alto voume regnano sovrani, ecco che le luci violente e i fog sono padroni incontrastati dei momenti horor più concitati, quasi fossimo in un eterno video dei Duran Duran.
La Lambert sembra incapace di girare qualcosa di buono, è distratta, sciatta, dando l’idea che il primo Cimitero vivente sia stato una questione di fortuna, forse grazie alla stessa atmosfera kinghiana che benediceva i prodotti più infami nati da King.

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Certo è che nessun film firmato dalla Lambert, oltre a Pet Sematary, va oltre il mediocre, sia l’erotico Siesta che l’horror Urban legend 3 che l’asylumata Mega Python vs. Gatoroid. Per parafrasare il defunto Morando Morandini, Mary Lambert “non fa film, li commette”.
Anche il cast di attori è imbarazzante, dallo svogliato Edward Furlong, fresco fresco dal successone di Terminator 2 di Cameron, e destinato all’oblio delle stelle cadenti, al gigionesco e fastidioso Clancy Brown, tutto faccette e battuttacce da over acting, nei panni di uno dei peggiori zombi mai portati sullo schermo.

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Salvare qualcosa in Cimitero vivente 2 vuol dire avere pelo sullo stomaco, forse, ma dico forse, le incursioni del cane demoniaco, ma sono pochissime cose. Il resto è un film senza capo nè coda, dove Furlong fa il pazzo nel finale senza un vero perchè, dove i risibili collegamenti col primo film si perdono in una storiella raccontata davanti ad un falò, dove lo splatter rallegra un poco l’azione, di una noia mortale, dove niente è davvero interessante o di un certo pathos, a comiciare dall’idea del lutto che dovrebbe essere il motore della vicenda.
Il film, costato 8 milioni ne incassò più o meno 17, segnando la fine della saga, qua e là ravvivata dalle notizie, taciute subito, di un possibile remake del primo film.
Di certo, peggio di Pet sematary 2 non si potrà fare.

Andrea Lanza

Cimitero vivente 2

Titolo originale: Pet Sematary 2

Anno: 1992

Regia: Mary Lambert

Interpreti: Anthony Edwards, Edward Furlong, Clancy Brown, Jared Rushton

Durata: 98 min.