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L’Asylum, quella meravigliosa gabbia di matti che sarà ricordata negli annali non per la qualità delle loro opere, ma per la loro miserabilità, dopo il successone interplanetario di Sharknado, tornadi con dentro squali, ha aperto le porte a una serie di shark movie bizzarri, a volte prodotti da loro, a volte imitati da altri, come l’incredibile Sharktopus vs Pteracuda, “una storia d’amore” come recita il delirante sottotitolo.

Una storia d’amore ispirata ad eventi veri…

L’Asylum dal conto suo non ha prodotto “storie d’amore” ma se l’è cavata benissimo con squali a tre teste, mega squali contro Robot titanici che neppure il Titan di Zagor si immaginava, Mecha squali e chi più ne ha più ne metta, tanto che si vocifera uno spin off tra Ice T vestito da squalo e Don Salvatore di Gomorra, sullo sfondo di una Scampia pericolosamente somigliante alla Ibiza postatomica di Atlantic Rim.

Over faij, Lanza?

Con Shark week diciamo che l’Asylum aggiusta il tiro, apparentemente: niente stronzate esagerate, niente parossismi assurdi e telefonati, siamo in campo horror torture porn, roba mica da ridere, una cosa che suona come Lo squalo incontra The saw. Quindi il plot vede un gruppo eterogeneo di sfortunati protagonisti svegliarsi su un’isola deserta, in balia del sadismo di un boss della droga, El tiburon, fissato, visto il suo nome, con gli squali. Il film appunto è una sequela di prove che i poveri sfortunati dovranno superare per sopravvivere e che sono sempre, con la variante della specie affrontata, una battaglia con un pescione, di volta in volta, più cattivo e feroce.

Il regista Christopher Ray, figlio del mitico Fred Olen Ray di tante zozzonerie anni 80 che amiamo, ha una regia abbastanza elegante e all’inizio sembra quasi crederci alla storia, riuscendo, pur nell’incapacità di girare una scena di lotta decente e non ridicola, a dare un minimo di suspense al film. Poi naturalmente tutto diventa un asylunata.

Sono Christopher Olen Ray e vi giuro che sono bravo! Ho pure il martello di Thor!

Quindi, via di terreni che crollano a comando, di squali uccisi a mani nude con i cazzotti o con legnettini che non farebbero il solletico neppure al mio pisello che per antonomasia è sensibile, di terreni minati pericolosissimi che bisogna stare attenti a dove metti i piedi, ma che poi basta correre e ti salvi, le stesse mine che non esplodono mai, neanche se le scuoti, ma che quando lo squalo ti attacca, boom, esplodi con lui.

Peccato perchè proprio Cristopher Ray aveva girato una versione femminile non male di Expendable, Le mercenarie, con il guizzo di metterci come villain proprio l’ex moglie di Stallone, Brigitte Nielsen. Sono sicuro che il ragazzo, lontano dall’Asylum, se mai lo farà, potrà fare qualcosa di buono, ma dovrebbe rivedere alcune sacrosante regole del B movie. Ovvero, se non hai budget, se il tuo film è cretino, se i tuoi attori fanno schifo al cazzo, mettici delle tette. Le tette non salvano il disastro, ma rendono tutto meno disgustoso, come un pompino dopo un pugno, come il cacio su dei terribili maccheroni, come un po’ di budello quando non sei zio Alfred. Per Christopher, anima pura, purtroppo le tette non esistono, esistono solo brutti squali in pessima computer grafica e la gigioneria di Patrick Bergin nel ruolo del Tiburon.

Patrick Bergin che fa il cattivo sornione

Patrick Bergin che fa il cattivo sornione

Ora io Patrick Bergin non lo vedo da un po’, ma lo ricordavo bravo, con i suoi baffoni da serial killer anni 90, preso ad infastidire una Julia Roberts ancora scopabile in A letto col nemico o a fregare la gente nella versione discount di Robin Hood senza Kevin Costner, un attore dignitoso, con carisma, ma è brutto constatare che, dopo 20 anni di oblio, sia diventato il peggior cagnaccio sulla terra.

Patrick Bergin in Shark week è col pilota automatico di gigioneria fuori controllo, strabuzza gli occhi, fa le facce, urla, poi all’improviso si quieta per bere sangue di squalo e urlare ancora più forte. Una cosa che neppure nei peggiori filmacci girati da Bruno Mattei, quando l’attore protagonista americano era in evidente botta di droga o di vinazza, potevi vedere e che, sapendo che hai davanti Patrick Bergin in mood Al Pacino di Bangladesh, ti crea un disagio infinito. Ecco che Shark week ti rende come una mamma davanti al figlio scemo che senti di dover uccidere ma non puoi.

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Il resto del cast è agghiacciante e l’Oscar della dilettante d’oro è meritato da Yancy Butler, ex ragazza strafiga di Van Damme in Senza tregua di John Woo, ex Sara Pezzini di Witchblade la sfigatissima serie tv, e ora sfattissima 46enne sul viale di un tramonto che non ha mai visto l’alba. Quando viene fatta esplodere, in una delle tante scene sceme ideate dai due sceneggiatori Liz Adams e H. Perry Horton, non può non scattare l’applauso dello spettatore sfiancato dai tanti piagnistei dell’attrice.

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Peccato perchè sulla carta il film poteva non essere male in questa bizzarra commistione shark movie/torture porn, ma, come detto, nella mani della produzione Asylum tutto viene buttato in un film incolore e anonimo, senza sangue o sesso, senza nessun elemento, e stavolta neanche l’assurdità di fondo di uno Sharknado, a salvare capra e cavoli. Non mi sento di dare la colpa al buon Christopher Ray che, alla fin fine, deve arrangiarsi con il budget che ha, lo script indecente e gli attori ululanti. Un paio di scene, sia dato atto, come il riuscito prologo, riesce a metterle a segno con stile.

Iniutile dire che fossi in voi sceglierei un altro weekend, non questo a base di squali. Questo è come una vacanza fai da te senza Alpitour. Aiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiaiai!

Andrea Lanza

 

Shark week

Regia: Christopher (Olen) Ray

Cast: Yancy Butler, Patrick Bergin, Joshua Michael Allen, Bart Baggett, Erin Coker, Frankie Cullen, Valerie K. Garcia, Billy Ray, Meredith Thomas

Durata: 90 min.

Anno: 2012

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