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Il Martyrs che oggi purtroppo recensiamo non è quello francese di Pascal Laugier, ma il suo remake diretto dai fratelli Goetz, Kevin e Michael, due signori nessuno.

Quando Martyrs, l’originale, uscì era il 2008 e Pascal Laugier era reduce da un signor film, Saint Ange, un horror d’atmosfera che da una parte citava il Fulci de L’aldilà, recuperando anche l’attrice feticce Katriona Maccoll, dall’altra provava ad addentrarsi nei terreni esoterici di Silent Hill, da lì a poco trasposto al cinema dal suo produttore Christopher Gans. Saint Ange era un film comunque difficile: lento, cupo e senza una sola parvenza di speranza. Difficile piacesse al grande pubblico e così fu presto dimenticato.

martyrs-poster.jpgMartyrs invece era più mainstream, non per quello che diceva, ma per quello che superficialmente metteva in scena: la violenza ad una donna per interminabili minuti. Erano gli anni di Hostel e di Saw, la gente voleva torture porn sempre più violenti e Martyrs era l’Hellraiser del genere, non così estremo come sarebbe stato A Serbian film, ma comunque un vero pugno allo stomaco. La mano di Laugier era nei dettagli però, come il diavolo, nella regia elegante, nel senso unico di spaesamento che lo spettatore percepiva quasi fosse la protagonista, in torture mai inflitte con sadismo ma ancora più orribilmente per inseguire una causa, e in quel finale, furbetto forse, ma terribilmente efficace. Martyrs era l’orrore messo in scena, la Santa Inquisizione che non si è fermata alla caccia alle streghe, ma è rappresentata da una vecchia signora che potrebbe essere anche tua nonna. Quando la botola si chiude dietro Morjana Alaoui, sai anche tu che non ne uscirà viva e ti senti legato a quella sedia, impotente, nè più nè meno di lei.

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Serviva un remake americano a distanza di 8 anni? Ovvio che no visto che il primo film era perfetto ed esportabile così com’era, ma si sa che i cugini d’oltreoceano mal sopportano i sottotitoli tanto qunato il doppiaggio, quindi l’idea del rifare era, sulla carta, perfetta.

Personalmente non appartengo alla schiera della gente che si autoflagella i testicoli davanti ad un remake, ne esistono di buonissimi, anche in tempi recenti, e un remake, come nel caso di La cosa di John Carpenter o de L’alba dei morti viventi di Zack Snyder, è molte volte sviluppare in maniera diversa e originale uno spunto già trito e ritrito negli anni.

Certo, intelligenza vorrebbe che per rifare un film passasse un po’ di tempo, almeno per giustificarlo, ma dai tempi del terribile Nome in codice Nina che stuprava Nikita di Besson, eppure tra parentesi John Badham un tempo era bravo, sembra che il tempo giusto per remakizzare un film, sia ora, mentre è appena uscito al cinema!

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Meglio di Nikita, Nina

Tra i produttori di questo nuovo Martyrs c’è Jason Blum, l’uomo che ha macinato tanti successi miliardari del nuovo corso horror, da Insidious a La notte del giudizio, ma in questo caso, pur non avendo i dati degi incassi di questo film, siamo certi che l’operazione è stata, anche a livello economico, fallimentare.

Ma cos’ha di brutto questo Martyrs americano? Possibile che sia andato tutto così storto nel passaggio Francia/Usa?

Beh, cominciamo dai pregi, che pure ci sono, e all’inizio, se non parti col pregiudizio, pensi che il remake tanto male non è, inutile ma piacevole. All’inizio, ovvio.

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Ho parlato comunque di pregi, ma alla fine è solo uno, i fratelli Goetz non girano male, anzi. L’inizio dove si soffermano sull’infanzia delle due bambine ha del potenziale, certo oviamente cerca di essere ridondante come faresti con un bambino scemo che non capisce l’ovvio, come un tv movie di Mick Garris che cerca di rifare Shining, ma è, ripeto, girato bene. Alla fine, tirando le somme, tutto il film a livello visivo è molto buono, anche quando diventa scemo, ma, a discolpa loro, la sceneggiatura è di Mark L. Smith, uno che, è vero, ha scritto quella schifezza di Vacancy 2, ma anche il Revenant con Di Caprio, non proprio l’ultima stronzata in giro.

Se proprio vogliamo essere buoni poi, le due protagoniste non sono le inarrivabili Morjana Alaoui e Mylène Jampanoï, ma se la cavicchiano bene, senza sembrare troppo cagne. Graziose e sopra la media dell’horror di cassetta, questo è comunque abbastanza.

Le note dolenti sono il resto.

Immaginatevi che Blum e soci pensino di portare in America un horror hardcore come Martyrs e si caghino in mano. “Cazzo” pensano “Ormai però l’abbiamo annunciato”. Ecco che tracciano una bella linea rossa che azzera ogni cosa pericolosa o incomprensibile dell’originale.

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La linea rossa

Amore non corrisposto tra le due? EEEEEEEEHHHHH!!!

Rapporto lesbo tra le due? Linea rossa.

Suicidio di una delle protagoniste? Linea rossa.

Ragazze denutrite e segregate? Linea rossa.

Violenza ripetuta? Linea rossa.

Torturatori amorevoli? Linea rossa.

Scorticamento di una ragazza viva? Linea rossa.

Finale sospeso? Linea rossa.

E’ in quel momento che Mark L. Smith si alza e chiede “Signori, ma così abbiamo cancellato tre quarti di film? Cosa rimane?.
Nella sala qualcuno si accende un sigaro, è Sylvester Stallone, con ancora i tatuaggi di Expendables 3, e sussurra “Action. Per questo mi hanno chiamato”.

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Action, cazzo

Ecco allora che il film riempie i buchi della linea rossa con appunto l’action e con azioni velocissime che azzerano la lentezza del film di Laugier.

Martyrs remake butta alle ortiche ogni cosa buona del precedente film, è un vero gioco al massacro su come possa rendere brutte le cose che abbiamo amato. Pensate a quella sorta di spettro, reincarnazione delle paure della bellissima Mylène Jampanoï, alla devastazione del corpo, emaciato e mostruoso, che diviene, nella nuova carne, il frutto dell’aborto tra Samara e Gollum, tutto pieno di bu e spaventoni. Un disagio anche solo a vederlo.

In più, Martyrs cerca di ripetere l’ovvio: se non si era capito, nel film precedente, che il fantasma non esisteva se non nella testa della ragazza, qui devono spiegarti e rispiegarti il concetto. E’ fastidioso questo, come un amico che, dopo averti raccontato una barzelletta che non fa ridere, te le spiega cento volte.

Il peggio comunque avviene poco dopo, con, appunto, la svolta action.

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Allora di punto in bianco si decide di non uccidere più la sopravvissuta Lucie, di martirizzarla, e di lasciare viva sia l’amica Anna, quella che nel precedente film era il fulcro del martirio, che un nuovo personaggio, inutile, una bambina, che dovrebbe fare le veci della ragazza anoressica del vecchio film, quella col casco di metallo. Anna ha un breve dialogo con la vecchia aguzzina, motore dell’associazione di fanatici religiosi, dove le viene mostrato, visto che siamo in un film che si chiama Martyrs, che stanno crocifiggendo una ragazza per strapparle il segreto della vita e della morte. Cosa di più palese, per spiegare un martirio, di una ragazza crocefissa come Cristo e poi bruciata viva da pessimi effetti in digitale come tributo a Giovanna D’Arco? Segue un dialogo del tipo “Lucie ha gli occhi della tigre, tu no, ci sono martiri e vittime e tu sei una vittima”. Bum e Anna si trova in una fossa comune che la stanno seppellendo viva, ma agile come una gatta si infila in un passaggio segreto e aspetta il tempo giusto per uscire.

Se fossimo in un film anni 90, post Aliens scontro finale, mi spiegherei questa svolta macha reazionaria con la donna che spacca le palle ai maschi e mena come un fabbro, ma da un film del 2015 no. Oltretutto Anna era una mezza sega fino a tre secondi prima e ora sa karate, spezza bastoni in carotidi e spara come un cazzo di John Wayne in Ombre Rosse. Vi giuro, dovete vederla, la signorina passa da un film tratto da Jane Austen a Il giustiziere della notte 3, in un nano secondo.

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Action, cazzo

L’inutile bambina si salva, i carnefici non più molto amorevoli ma cattivi come in un film di Chuck Norris, sorriso ad ogni tortura, muoiono malissimo, salta fuori a random un’altra martire per poi sparire, e si arriva all’Ok Corrall, la resa dei conti.

Ora premetto che ho parlato pochissimo delle torture perchè quasi non ci sono, se il film di Pascal Laugier nella seconda parte era un lungo infierire sul corpo della giovane Anna, qui ci si limita a tre sbuffetti, e anche la terribile scena dello scorticamento, qui si riduce all’asportazione della pelle della schiena della ragazza.

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Dovrei scorticarti, ma ti faccio un grattino sulla schiena

Quando poi viene mostrata questa famigerata organizzazione, ti cadono le palle: 4 imbecilli che appena arriva la polizia scappano manco fossero in un rave.

Il finale poi è terribile e oltre ogni umana concezione, con la battuta alla Dolph Lundgren “Vai a scoprirlo da solo, puttana”, fucilata alla pancia della vecchia, che continuava a ripetere “Che ha detto? Che ha detto? Che ha detto?” riferito a Lucie ormai martirizzata e padrona dei segreti dell’Aldilà.

Lasciamo stare il prete che si suicida come nel finale del film di Laugier e il martirio che, senza ragione logica, ha colpito anche la novella Ramba, che muore nel nome di nostro signore Gesù, occhi al cielo e sguardo da Madonna.

Naturalmente i fratelli Goetz per ricordarci che non sono lesbiche ci appiccicano un sottofinale, nel passato, dove loro bambine dicono qualcosa come “Amiche per sempre”.

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Amiche forever and ever

Agghiacciante davvero, una cosa che non augureresti neanche al tuo peggior nemico, e che speriamo, in questa Italia, dove anche Gallows, ovvero la merda della merda, fa successo, non arrivi mai. Già la sento una vecchia critica dire davanti a Marzullo, alle tre di notte: “Mi dica perchè questo film non vale quanto l’originale di Lugier?”.

Va a scoprirlo da sola, puttana. Bum.

Andrea Lanza