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Mike Mendez non si può certo dire un regista conosciuto al grande pubblico, ma è un regista con le palle, questo sì. La sua carriera conta almeno un film wow, uno di quelli che ti fa scorticare le mani dall’entusiamo, quel The convent che iniziava con l’ingresso in chiesa di  una ragazza (Oakley Stevenson, la ex del regista) fucile a pompa in mano, occhiali scuri e musica anni 50 di sottofondo, e che continuava con suore demoniache sbavanti slimer verde in un’orgia di splatter e umorismo nero. Una cosa che, magari, se non sei cresciuto a pane e Kevin S. Tenney, cullato dal suo immenso La notte dei demoni, non puoi capire, ma, anche non capendolo, è l’adrenalina che sale, è la figaggine dell’insieme che tocca il vertice Armata delle tenebre, quindi il massimo del top cool consentito. Anche il suo Gravedancers non è male ed è quasi un mezzo miracolo perchè di solito vale l’assioma “Dominic Purcell nel cast, merda di sicuro”, ma stavolta, pur essendoci Dominic Purcell, il gigante pelato di Prison break, il Drake di Blade Trinity, il disastro non avviene, pur essendo il film non un capolavoro ma un’onesta pellicola spaventella di fantasmi (con sempre Oakley Stevenson fighissima a fare capolino).

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Capolavoro

E’ in questo periodo che il buon Mike dev’essere caduto in depressione e, vuoi i problemi di coppia con Oakley, vuoi che i suoi film non sono propriamente dei campioni di incassi, viene fagocitato dalla tv e dal cinema più basso, quello che gioca a fare Hollywood con i soldi del Monopoli. Questi vampiri moderni che già avevano azzannato e prosciugato il bravissimo Sheldon Wilson,uno che da un capolavoro come Shallow ground ha girato solo merde televisive come Mega Cyclone, Snowmageddon, Shark killer e Scarecrow, ora ci provano con Mike nostro. Eccolo allora al soldo della Epic Pictures, già artefice del peggior lavoro di Darren Lynn Bousman 11-11-11, con Big Ass Spider, e poi del canale Syfi, quello che vive di asylumate come Sharknado, con Lavalantula, che non è un film sulla bella lavanderina ma su dei ragni che vomitano lava.

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Mike Mendez se la cava meglio del previsto e riesce a portare a casa, almeno con Big Ass spider, un film spassoso.

Merito dei dialoghi brillanti e della simpatia di Greg Grunberg, amico di J. J. Abrams e uno degli Heroes più carismatici dell’altalenante serie tv, l’agente Parkman, capace di leggere il pensiero altrui.

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Big ass spider ha una marcia in più rispetto a tutti i film sui ragnoni giganti che infestano le serate di Sky Max: in primis ha ritmo da vendere, una regia potente e tanto divertimento. Nella prima parte si respira aria sincera da drive in, un po’ alla Bert I. Gordon, con le tarantole giganti a fare danni in città. Non dimentichiamo che Mendez qua e là ci infila qualche elemento scorretto come un fotografo dilaniato dalle zampone dell’insetto gigante o un barbone con il viso liquefatto dalla bava all’acido della creatura. Purtroppo gli effetti speciali sono quello che sono e nella seconda parte si percepisce un’aria di miserabilità indecente con riprese velocissime e forzatamente dillettantesche per mascherare il budget bassissimo. Però che meraviglia l’intro con Greg Grunberg che si sveglia sulle note dolcissime di Where Is my Mind mentre la città è impazzita e il ragno gigante sta scalando, tipo King Kong, un palazzo. Non dimentichiamo poi il genio suicida di chiamare un film Ragno culone e pretendere di essere preso sul serio. Per la cronaca quel culone lo faranno esplodere a colpi di bazooka.

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Il film mantiene con grazia quella dimensione di umorismo che non scade mai nella parodia demenziale anche davanti a situazioni assurde, e la malassortita coppia Greg Grunberg/Ruben Pla, il disinfestatore e la guardia di sorveglianza ispanica, sono pronti, almeno sulla carta, a tornare in Scarrafone culone sulle note di La cucaracha. Film che ovviamente non si farà mai.

Il resto del cast, da Ray Wise, ex papà di Laura Palmer, alle bonissime Alexis Kendra e Clare Kramer, non lasciano il segno, con performance stanche e di maniera, e personaggi presentati e poi abbandonati senza molta logica.

Sia ben chiaro siamo davanti ad un film che risica un 6 sulla pagella, ma per lo meno è ben confezionato e non annoia.

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Peggio però Mendez farà con Lavalantula, prodotto dalla Syfi sulla falsariga del successo Sharknado. Se nel film dell’Asylum il genio era di unire due elementi eterogenei come squali con tornadi, qui si fa lo stesso con tarantole e vulcani. Lo scenario d’altronde è sempre la Los Angeles di Big Ass Spider, questa volta in piena eruzione di un vulcano, dal quale fuoriescono ragnoni incazzati che vomitano lava. Per ampliare l’effetto puttanata quale ideona butta fuori la Syfi? Resuscitare il cast di scuola di polizia per combattere la minaccia aracnoide. Giuro. Il cast di Scuola di polizia o almeno gli attori rimasti in vita o con bollette troppo care da pagare.

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Tremate ragnoni!

Ecco allora in pista, Steve Guttemberg, l’ex Carey Mahoney, Marion Ramsey e la sua fastidiosa vocina, la tettutissima Leslie Easterbrook, e naturalmente Michael Winslow con l’immancabile scena d’imitazione di un’arma da fuoco. In mezzo a questo aggiungiamoci una regia mai così distratta di Mendez, effetti speciali più brutti di Big Ass spider che già erano oltre il brutto, battute autoreferenziali su Scuola di polizia che non fanno mai ridere, scene di inseguimento da comiche anni 30 e, dulcis in fundo di questa merda, l’apparizione senza senso di Ian Ziering da Sharknado che afferma “Sono già impegnato con gli squali, scusate”. Sono già impegnato con gli squali? Ma vaffanculo, Ian.

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Momento epico

Sembra che Steve Guttenberg abbia accettato con gioia l’idea di fare questo Lavalantula, rilasciando dichiarazioni come “Il mio film del rilancio” che ben fanno intendere la sua fragile situazione mentale. Tempo fa i paparazzi l’avevano ripreso che faceva jogging a Central Park senza le mutande e i pantaloncini, in grave stato confusionale. Leggenda racconta che l’Asylum avesse proposto proprio a lui il ruolo di protagonista in Sharknado e che lui l’avesse rifiutato. Non gli deve essere sembrato vero accettare Lavalantula! L’occasione di una vita!

Lavalantula purtroppo è un film fastidioso, noioso e, Dio sia ringraziato, ce lo siamo, per ora risparmiati in Italia. Siamo sicuri però che tra uno Sharknado 4 e un Mega squalo contro Atlantic Rim, apparirà, prima o poi, nei peggiori palinsesti di Sky tv.

Questo però non toglie che Mendez sia un regista di alto valore e speriamo che il prossimo Don’t Kill It con Dolph Lundgren che prende a fucilate i demoni dell’inferno lo risveglino dal torpore dei ragni culoni e delle tarantole che assediano la Scuola di polizia.

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Poi Mike davvero ci sono altre donne oltre a Oakley, la vita continua, basta farsi male.

Andrea Lanza

Lavalantula - 2015

Che faccio, Mike? L’imitazione di un fucile?