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Ci risiamo.

Arriva l’Estate, per antonomasia e ovvie ragioni la stagione delle vacanze, del mare, del divertimento in spiaggia e dei teneri amori adolescenziali. Ma, soprattutto, la stagione dei film con protagonisti terribili mostri marini assetati di sangue e famelici di carne umana. In tanti anni di cinema ne abbiamo viste di cotte e di crude, ogni tipologia di creatura, reale o fantastica, ha attraversato la nostra strada di spettatori emozionandoci o, purtroppo il più delle volte, annoiandoci con avventurose e orrorifiche soluzioni. Guardandoci alle spalle possiamo annoverare piovre giganti, coccodrilli, piranha, barracuda, altri pesci di diverso tipo, mutazioni, incroci e, infine, il preferito di tutti, il re dei monster movie da quattro soldi, l’imperatore del trash ittiologico: lo squalo.

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Non provo nemmeno a enumerare i film con lui come protagonista, perché, specie negli ultimissimi anni, c’è stato un boom incredibile di shark movie più o meno beceri, roba da far accapponare la pelle nemmeno lo squalo ce lo trovassimo davvero di fronte in acqua. A due o tre teste, con i tentacoli, gigantesco, robotico, nella sabbia, persino fantasma. Ma come ti viene in mente un film con uno squalo fantasma?! È così folle da rasentare il genio. Insomma, l’amore per i selachimorpha pare inesauribile, come testimonia il successo degli ultimi cult di casa Asylum, i quattro Sharknado che tanta meschina felicità donano alle serate ignoranti degli inossidabili cultori di b-movie. Così, al centesimo titolo che prelude la lotta uomo vs uno dei predatori più perfetti del pianeta, scappa un sussulto, un passo indietro con sorriso imbarazzato. Un altro? Davvero?

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The Shallows arriva in questo clima di perplessità marina e scatena subito la risatina sarcastica del cinefilo navigato, così come lo sbuffo annoiato del fan di shark movies. L’unica cosa che pare interessante è Blake Lively e il suo corpo mozzafiato, stretto in un bikini per tutta la durata del film. Ecco, so cosa state pensando, perché tutto appare ora come un gigantesco cliché: bella ragazza svestita, squalo che attacca famelico come non ci fosse un domani, vittime ignare, le solite cose. Di nuovo.

Lo ammetto, è stato il mio identico pensiero e non ci fosse stata la Lively in costume per ottantasette minuti avrei snobbato tutto quanto, rimandando la visione a un altro momento. Lo farebbe chiunque leggendo una trama come questa: una surfista scova la spiaggia segreta dove la madre, recentemente scomparsa, praticava surf e resta intrappolata su di un piccolo scoglio assediata da un grande squalo bianco, che le impedisce di raggiungere la riva. Punto. Vi giuro, è tutto qua. Niente di più, niente di meno.

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E che il Dio Cinema mi fulmini, funziona maledettamente bene. Lasciamo da parte Jaws, così come Shark attack o simili, non siamo di fronte a un capolavoro, e nemmeno a un film di serie z, bensì a un lavoro onesto, senza troppe pretese se non quella di intrattenere. Cosa che The Shallows sa fare, grazie alla regia di Jaume Collet-Serra, attenta, sapiente, capace di trasportare lo spettare nel crescendo della vicenda, e grazie anche alla scrittura di Anthony Jaswinski, dal ritmo serrato, pragmatica, senza fronzoli. La narrazione di Paradise Beach – Dentro L’incubo, fantasioso titolo italiano con il quale il film approderà nella penisola in Agosto, è molto tesa, una corsa sulle montagne russe capace di funzionali picchi tensivi e adrenalinici, senza momenti vuoti o inutili, ma intelligentemente costruita per rendere appieno la situazione altalenante che vive la protagonista. A questo proposito, Blake Lively non delude, sebbene talvolta appaia forse un tantino esagerata nell’esternazione delle emozioni, risulta comunque credibile, perfettamente in grado di sostenere il peso dell’intera storia sulle spalle senza problemi. La sua battaglia contro un natura che sembra spietata non è dettata dalla vendetta o da qualche soluzione poco attendibile, ma dalla più realistica delle motivazioni: la fame da una parte e la sopravvivenza dall’altra. Un binomio mai slegato che permette una lettura diversa di tutta l’operazione. The shallows non ingigantisce nulla, non mette in scena bestie che bramano il sapore del sangue umano e neppure genitori il cui figlio è finito nello stomaco di uno squalo. La sua naturalezza è semplicità e questo è da considerarsi, in questo caso, un punto di forza.

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La preoccupazione di ritrovare nel film di Collet-Serra tutto ciò che ha reso stantii molti degli altri shark movies viene annullata dalla scorrevolezza e dall’onestà intellettuale del film. Indubbiamente deve qualcosa a Jaws, non è una sorpresa, ma dallo squalo splendidamente ricreato, e intelligentemente poco mostrato, fino al lavoro di tutto il cast, sia tecnico che artistico, The shallows dimostra una sua personalità. Nonché i dignitosi meriti di un film che non aspira alla leggenda, ma solo a divenire un piccolo piacere per spettatori disillusi.

Manuel “Ash” Leale

The Shallows
Anno: 2016
Durata: 87 min
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Anthony Jaswinski
Fotografia: Flavio Martínez Labiano
Montaggio: Joel Negron
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: Hugh Bateup
Interpreti: Blake Lively, Óscar Jaenada, Brett Cullen