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Il 2016 è un anno importante per tutti gli appassionati di videogames: grazie a sistemi come la Playstation VR su Ps4 potremmo vivere in prima persona l’esperienza ludica, diventando padroni del mondo virtuale. Girarsi, abbassarsi,muoversi saranno percepiti dal nostro cervello come veri movimenti in una realtà arricchita e mai così fantasticamente vivida.

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Anni fa questo sembrava una storia di fantascienza e il cinema ha attinto a piene mani da queste suggestioni con pellicole come Il tagliaerbe, Brainscan o l’Arcade di Albert Pyun. Di solito in questi film valeva la regola di Nightmare on elm street, trasportata però nel cyberspazio: se muori nel virtuale, muori davvero. Come dire che ci trovavamo in un mondo affascinante, ma anche pericoloso, forse perchè impossibile da raggiungere. D’altronde luoghi leggendari coe l’Edorado sono, nella fantasia, portatori di tragedie,e il segreto della vita eterna è relegato a scienziati pazzi che incontrano prima o poi la morte. E’l’hubrys che ci porta vicino al sole e scioglie le nostre ali insieme ai nostri sogni impossibili ma eccitanti.

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Quei mondi fatti di pixel, cavalcati anche da serie tv come Automan o Max Hedrum, non erano senza dubbio alla portata dell’uomo, almeno quello degli anni 80. A creare caschi che arricchissero la realtà e ci facessero entrare nel vivo dell’azione, ci avevano provato case come la Nintendo, nel 1995, con il mitico Virtual boy, ma, più che farti calare nel videogioco di turno, con le uniche tonalità di rosso e nero, ti regalava solo un forte mal di testa. Non il massimo della libidine, per dirla alla Jerry Calà, e anche un grande flop.

Tutti gli appassionati del survival horror hanno provato il recente Resident Evil 7 della Capcom, pensato proprio per la realtà virtule, un piatto goloso di terrore e ansia come non si percepiva da anni, angosciante ora senza Playstation VR e sicuramente ancora più terrorizzante dopo, indossando il casco del virtuale, faccia a faccia con l’orrore. Sempre se ne abbiamo il coraggio.

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Nel 2011 però sbarcò sulle console della concorrenza, l’Xbox 360 e il suo Kinect, un gioco che aveva in se’ già i semi di questa virtualità in un modo mai percepito fino a quel momento.

Rise of nightmares era sviluppato dalla SEGA, e in particolar modo dagli stessi autori di House of dead, e riusciva come mai nessun gioco prima (e dopo) a capire e comprendere le potenzialità del Kinect.

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D’altronde per questo sistema abbiamo avuto giochi su binari, allenamenti sportivi, battute di caccia in emulazione del fratello fortunato della Wii Nintendo, ma è proprio l’essenza da survival horror a cambiare le carte in tavole e a mostrare un gioco come Cristo comanda. Ripeto: un gioco, non uno scherzo.

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In Rise of nightmares si spara e ci si spaventa, si vive una storia surreale e terrorizzante fatta di fantocci viventi, zombi cannibali e mostruosità edipiche. Rise of nightmares è una vera esperienza di terrore, con la grafica che fa il suo sporco lavoro anche a distanza di 5 anni, con la capacità di immergerti, quasi sporcandoti, nel terrore più gelido.

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Esiste ancora la quarta parete, è vero, il televisore, ma la sensazione di muoversi senza pad e di girarsi in quel mondo virtuale con assoluta libertà,  è qualcosa di davvero irripetibile.

Ogni schema diventa un’esperienza da superare, i pugni che tiri al vuoto fanno male ai mostri, è puro cinema che ti succhia dentro il suo schermo e non ti accorgi che sei fuori perchè stai vivendo il tuo incubo dall’interno.

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Il problema di Rise of nightmares è uno solo, quello più invalicabile, che lo rende un titolo ostico proprio nel suo pionierismo. Il Kinect non è infallibile, anzi, e capita più le volte che cammini contro i muri tipo ubriaco o che, nello stare in bilico su delle casse, precipiti inghiottito dal mare. Ecco che la frustrazione prende il sopravvento e la tentazione di spegnere tutto è grande. Peccato perchè proprio la sua anarchia, il volersi liberare delle catene del pad, dei binari imposti, è lì a cozzare con un sistema non infallibile, il Kinect.

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Pensiamo a Rise of nightmares cosa sarebbe stato ora, benedetto da un Oculus rift, da una realtà virtuale che dovrebbe essere perfetta, quale dimensione di terrore potrebbe portarci tra prigioni maledette, zingare vendicative e quel finale, quasi alla Wizard of gore, che sconvolge nella sua geniale e paurosa assurdità.

Non lo sapremo mai, ma tanto di cappello ad un gioco dimenticato e che, armati di pazienza e coraggio,  possiamo riscoprire malgrado il maledetto Kinect.

Andrea Lanza