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Il Presagio di Richard Donner è uno di quei film che hanno reso importante mio cammino cinefilo. Amore al primo fotogramma. senza dubbio.
Se devo dirla tutta, nel mio immaginario, Il Presagio batte L’Esorcista come film sul Maligno, pur adorando il film di Friedkin/Blatty. Sarà la storia del bambino puro con il DNA di Belzebù, una cosa che, nella testa di un ragazzino, può risultare come “Ehi potrei essere anche io il figlio di Satana!”. Perchè, diciamolo, essere la puttana di Satana fa cagare, vedi Reagan che vomita bile verde, ma essere il figlio di Satana è un po’ come essere Superman, solo un po’ più cattivo.

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Solo un po’ più cattivo

I seguiti de Il Presagio oscillavano tra il mediocre (il secondo) e il pessimo (il terzo), ma erano comunque vedibili in quegli anni in cui anche I ragazzi del cimitero ti sembrava bello, soprattutto perchè, anche nel disastro, il personaggio di Damien Thorn, che fosse un cadetto o il Presidente degli Stati Uniti D’America, era sempre figo. Insalvabile invece il remake di John Moore, uno che aveva appena alzato la patta dei pantaloni dopo avere stuprato un bel gioco come Max Payne, e si apprestava a farsi un giro anche con il figlio del diavolo. Il remake de Il Presagio era come una di quelle lattine che trovi al supermercato di mojito analcolico, lo bevi, magari gli ingredienti sono gli stessi che userebbe un barista, ma cazzo fa più schifo del tuo alito il mattino dopo la pasta aglio, olio e peperoncino. E non solo perchè manca l’alcol, qui si parla di anima, una cosa più complessa.

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A John Moore non piace la fregna

Lo sceneggiatore David Seltzer ci aveva anche provato, nel 2005, a portare su piccolo schermo una storia di Demoni e presagi, ma la tv allora forse non era avanti come ora, e la miniserie Rivelations di sei episodi, con Bill Pullman mattatore, si era persa nella noia.
Ultimamente poi è stata creata una nuova serie tv su Damien Thorn che funge da seguito del primo film di Donner così da fare tabula rasa del secondo, terzo e pure quarto film con una pestifera bambina anticristo. Sulla miniserie (sempre 6 episodi) su Damien mi astengo dal giudizio, in attesa di vederla, ma mi dicono, speriamo, che sia molto bella e vicino, come spirito, all’originale di Donner.

 

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In questa serie io non ci sono

Eppure non è la prima volta che qualcuno prova a trasporre su piccolo schermo Il presagio. Ci avevano già provato, nel 1995, in un pilot morto senza mai vedere la luce di una serie tv.

Tutti i cultori di cinema, soprattutto chi adora Tarantino, sanno cos’è un pilot. In Pulp fiction, Uma Thurman parla di Volpe forza cinque, una serie strafiga a base di donne a karate che purtroppo non si è sviluppata oltre la punta pilot. Il pilot, in parole povere, è quella puntata prova, la prima, che si gira per vendere il prodotto alle reti. Se piace si da’ il via alla serie completa, se non piace resta solo quella puntata. Di solito le reti approvano anche la merda, ma non sempre. Esempi di pilot mai diventate serie tv ce ne sono a bizzeffe come quello di Zombieland o di Fargo fatto nel 2003, o ancora l’idea di fare una Justice League senza Superman e Batman. Tutte teste mozzate, idee non capite, a volte assurde, a volte troppo avanti coi tempi, tra questi, gli esclusi, c’era anche The omen.

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Cinque sfigati, la Justice league

Nel 1995 la serie più cool in voga era senza dubbio X-files, quindi allo sceneggiatore John Leekley gli dovette sembrare strafiga l’idea di fare un simil X-files da The Omen. Leekey poi dev’essere un anarchico perchè non era la prima volta che cercava di resuscitare un brand morto con dubbie scelte narrative. Suo Knight Rider 2010 che passò alla storia per essere un brutto Supercar, ambientato nel futuro prossimo, che si fregiava di non avere nel cast il Michael Knight di David Hasselhoff. Anche in questo caso The Omen non aveva Damien e con Il presagio c’entrava come il pecorino sugli spaghetti allo scoglio.

Quindi se voi avete dei soldi da buttare e volete, che so, fare una nuova miniserie su Hulk, chiamate chiunque, il vostro barbiere, il vostro giardiniere, ma non usate John Leekley come sceneggiatore perchè inforcherebbe i suoi occhiali da divo di Hollywood e vi direbbe sornione: “Ehi man, ma se la serie la facessimo senza Hulk?”.

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Un film su Damien senza Damien. Geniale.

Così succede in The Omen, con tanto di benedizione come produttore esecutivo di sua maestà Richard Donner: di Damien non si parla e il plot è una variante soprannaturale di X- files.

A girare il prodotto un sempre bistrattato Jack Sholder, uno anche bravo, ma che, oltre a L’Alieno, viene sempre rcordato per essere il regista del Nightmare più odiato, il 2, che comunque a noi di Malastrana vhs piace molto. Nel 1995 la sua stella non brilava molto, tra serie tv fallimentari e prodotti mediocri, e presto avrebbe visto l’apogeo di miserabilità con Wishmaster 2 e la regia salvatutto di Supernova di Walter Hill, fino ad abbandonare la carriera cinenatografica nel 2004, come un vecchio cowboy stanco.

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Il presagio della fine di Jack Sholder a pochi minuti dall’inizio del pilot

In The Omen, Sholder è comunque scatenato, forse credeva nel progetto o forse gli gustava di girare una serie tv che pescasse a pieni mani dal suo L’alieno con il demonio che passava di bocca in bocca come una sorta di virus. Quindi le inquadrature di The Omen, quasi tutte le scene d’azione, la parte tecnica, in parole povere, è eccellente. Siamo senza dubbio in un prodotto sopra la media, al quale possiamo perdonare alcune ingenuità come la sequenza d’inseguimento durante la parata di San Patrizio con le comparse visibilmente non a loro agio e una bambina che assiste ad un accoltellamento e poi bellamente riprende a sorridere.

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Ehi, bambina, lo vuoi il virus nello zuchero filato?

Il cast è molto buono con il tris di protagonisti, Chelsea Field (la bellissima moglie di Bruce Willis in L’ultimo Boyscout), Brett Cullen (Lost e Person of interest) e Will Sandler (Die Hard 2), perfetti e molto capaci. Oltretutto tutti e tre questi attori vivranno post The Omen una brillante carriera, magari non da star, ma di fiorenti comparse tv, a volte protagonisti di solidi B movie, in quella hall of fame fatta dalle facce che riconosci senza ricordarti il nome o il ruolo. Nelle seconde file poi troviamo la fighissima Julie Carmen, la Regina di Ammazzavampiri 2, nel breve ruolo della sorella della Field, Rita.

Cosa non funziona in The Omen allora?

In primis la storia che vede tre persone eterogenee, un medico, un’infermiera e un reporter, unirsi per fronteggiare la minaccia del Maligno che passa, come detto, da un corpo ad un altro, e cerca di portare il mondo all’Apocalisse. In questa puntata il Satanasso, tra voci gutturali e pessima computer grafica ante litteram, cercherà di rubare un virus mortale, non riuscendoci ma giurando vendetta ai tre malcapitati.

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Momento originale dove Chelsea Field parla come la Reagan de L’esorcista

La sceneggiatura poi vive momenti di incredibile imbecillità dove ci vogliono fare credere che, per studiare un virus letalissimo, gli scienziati più all’avanguardia dell’esercito usino lo scantinato di un ospedale, sorvegliato da tipo tre soldati addormentati. Il problema però sta all’apice del problema, quello che avrebbe dovuto fare alzare dalla sedia Richard Donner e dire “Cazzo Jack, cazzo John, ma che stiamo facendo? Chiamare The Omen, l’X- files del Maligno non è propriamente un’idea geniale”. Eppure Richard sta zitto perchè era nell’aria, già dal suo primo film su Damien, che i seguiti sarebbero dovuti essere una cosa scollegata. Sta zitto perchè tanto pensa “Cazzo me ne frega, tanto il produttore esecutivo vale come il due di picche ad Hollywood”.

E così The Omen giustamente muore. Viene trasmesso l’8 Settembre 1995 in tv e lì dimenticato.

Alla fine nei suoi 45 minuti di durata non annoia mai, ma è davvero fatto per fare incazzare i fan, una cosa così vicina al suicidio che fa quasi commuovere nella sua ingenuità e nella speranza impossibile di essere un cult. Non è successo ad una fighissima serie su donne e karate, come poteva succedere a Il presagio senza Damien? Siamo seri, John Leekley, dai.

Andrea Lanza

Il pilot in inglese:

The omen

Regia: Jack Sholder     

Sceneggiatura: John Leekley

Interpreti: Brett Cullen , Chelsea Field, William Sadler , Norman Lloyd , Julie Carmen, Steven Williams

Musica: J. Peter Robinson    

Durata: 46 min.