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Senza ombra di dubbio questo film, sulla carta, è una bomba atomica. Mischiare Kung fu con Vietnam è già una botta di genio, roba da mascelle sganasciate alla mode Yorick di Amleto, poi se in più tu regista decidi di scegliere come protagonista la Tisa Farrow di Zombi 2 e L’ultimo cacciatore, beh hai il mio voto nel caso mai ti candidassi come presidente, stai certo.

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Tisa Farrow nella sua carriera ha interpretato pochi film, ma quei pochi, almeno quelli fatti in Italia, sono film non solo importanti, ma seminali per la storia del nostro cinema di genere. I film girati con Fulci, De Martino, Massaccesi e Margheriti sono pezzi del nostro cuore, cult movie che hanno reso grandissimo il nostro (almeno il mio) amore per il cinema in senso totale. Quindi quando vedo Tisa Farrow, tassisara e attrice per caso, sorella della più famosa Mia, io penso al cinema e non posso fare altro che volerle bene.

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Il mio scopo è la vendetta di William Fruet arriva lo stesso anno di Zombi 2, ma sembra anticipatire, per messa in scena e senso di grande spettacolo al risparmio, la stagione dei nostri Vietnam movie che proprio l’anno dopo, con Margheriti e appunto L’ultimo cacciatore, inizieranno ad essere prodotti.

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La regia di Fruet è rozza ma efficace, e questo è probabilmente, a livello spettacolare, il suo miglior film, contando che viene dall’orribile Un violento Week end di terrore ed è proiettato verso un altrettanto nauseabondo Killer party.
Tra i suoi film più decenti, anche se non riuscitissimi, è bene però citare il divertente biscia movie Spasms dal cast stellare e il violento Trapped con un gruppo di fighetti da college pronti a combattere contro uno zoticone arrabbiato e assassino, sorta di risposta teen ad Un tranquillo week end di paura.

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Fruet non è un grande regista, ma qui è comunque in stato di grazia e le scene d’azioni sono nervosamente efficaci con almeno una scena di inseguimento memorabile, quela tra Don Stroud e Jong Soo Park, iniziata a colpi da arma da fuoco e finita a calci alla Bruce Lee.

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La cosa comunque assurda è che Don Stroud sembra molto più abile a combattere rispetto a Jong Soo Park, che nella vita non girerà più un film da co-protagonista, ma che era un vero maestro di arti marziali anzi uno 12 Maestri Fondatori del Taekwondo. Probabilmente però non era nato per fare l’attore e la sua recitazione granitica, accompagnata da un certo imbarazzo nel recitare, hanno inficiato anche le sue performances marziali. Peccato perchè il suo personaggio, un killer vietcong mosso da vendetta verso lo squadrone americano che l’aveva abbandonato e con il quale collaborava, è pieno, almeno sulla sceneggiatura, di sfumature che mal si abbinano al faccione senza espressioni dell’attore coreano.

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Di certo Il mio scopo è la vendetta non è uno di quei film che guardi per la recitazione dei suoi interpreti perchè di brutte e svogliate interpretazioni ne è pieno, a cominciare dalla lodata Tisa Farrow in coma da Valium fino al protagonista Perry King ancora lontano dal successo tv di Riptide.
La parte del leone la fa sicuramente il grandissimo George Kennedy, uno che potrebbe fare un cammeo di dieci secondi e salvare un film orribile, qui nel ruolo minore di un commissario.

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Il mio scopo è la vendetta è comunque divertentissimo con sparatorie selvagge tra la folla che sembra davvero spaventata (e forse lo era), coltellate a poliziotti come uno slasher, assati negli ospedali e l’inedita cornice delle cascate del Niagara a fare da sfondo ad un action sicuramente anomalo.

La città che ospita le famose cascate poi è una specie di pacchiana Las Vegas più piccola, con i marchi visibili di un castello del conte Dracula, di una casa di Frankestein e di un museo delle cere, e dona quel tocco di bizzarria, come scenario, alla pellicola.

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Fa sorridere invece la ricostruzione della guerra in Vietnam con quattro piante riprese a notte e un laghetto, la stessa ambientazione, questa volta di giorno, che scopriamo essere un boschetto vicino alle cascate.

Eppure Il mio scopo è la vendetta non è un film privo di animo e in alcuni punti, incredibilmente, arriva a commuovere. La scena straziante dove Perry King va a trovare l’amico ferito Don Stroud è di quelle che lasciano il segno: immobilizzato, con la schiena a pezzi per via del combattimento con Jong Soo Park, Stroud chiede di essere ucciso. “Che cosa posso fare qui ora? Guardare il soffitto per sempre”.

C’è anche una palese presa di posizione contro la guerra quando il protagonista ricorda alla sua fidanzata il perchè hanno deciso di abbandonare Jong Soo Park in mezzo alla giungla, in un dialogo che ricorda e anticipa quello finale di Rambo.
“Non ci hanno inseganto a fermarci, a spegnere l’interruttore. Forse avremmo dovuto salvarlo e non lasciarlo lì, ma non era uno di noi, era un vietnamita. Le cose laggiù andavano così, e nessuno pensava a cosa era giusto o sbagliato, eravamo tutti così confusi. E poi perchè avremmo dovuto salvarlo? Ci sbattevano giù, in mezzo alla giugla, e ci facevano fare quello che volevamo. Ed è sempre quello che abbiamo fatto e nessuno ci ha mai detto niente, nessuno ci ha fatto mai domande. La nostra filosofia era una: scova e distruggi. E sai una cosa: mi piaceva, mi entusiasmava, quella era la mia vita ideale e mi dispiace che sia finita”.

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Il mio scopo è la vendetta uscì da noi in vhs Ricordi con una buona resa video, in America è facile trovarlo in dvd abbinato ad un altro action thriller con John Saxon, Il guanto, perla da noi abbastanza introvabile.

Se vi capita, visto che circola in uno smagliante mux, non perdetelo.

Andrea Lanza

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Il mio scopo è la vendetta
Titolo originale: Search and Destroy
Regia: William Fruet
Interpreti: George Kennedy, Don Stroud, Perry King, Jong Soo Park
Durata 94 min. – Canada 1981 – VHS: RICORDI HOME VIDEO